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Il problema non è la legge elettorale, ma come votano gli italiani. Lezione dal 4 marzo

In molti danno la colpa al Rosatellum per la situazione di stallo che si è creata dopo le elezioni. YouTrend ha simulato cosa sarebbe successo con gli altri sistemi: la maggioranza non ci sarebbe comunque 

8 Marzo 2018 alle 16:56

Il problema non è la legge elettorale, ma come votano gli italiani. Lezione dal 4 marzo

Foto LaPresse

Succede sempre così, passano 24-48 ore dall'esito del voto, e chi tra chi ha perso inizia la caccia al capro espiatorio. I social network, le fake news, i cittadini che non “ci hanno capito”, il bel tempo, il maltempo, noi che non siamo “riusciti a spiegarci”. Le giustificazioni non mancano anche se, su tutte, quella più utilizzata è sicuramente: “È colpa delle legge elettorale”.

Sono anni che le forze politiche discutono della centralità del sistema elettorale. Di come una legge, piuttosto che un'altra, può garantire una maggioranza e, quindi, un governo. Il Rosatellum, ad esempio, era stato pensato (o meglio così l'hanno raccontato) come un argine alla vittoria dei populisti. Il modello perfetto per impedire una vittoria del M5s e portare l'Italia verso una nuova stagione di larghe intese. In effetti, come previsto, dalle urne non è uscita una maggioranza, ma i populisti, M5s in testa, hanno ottenuto un risultato straordinario.

 

Il perché lo spiega bene Salvatore Borghese su YouTrend: “Nessuna legge elettorale può prescindere dai risultati elettorali. Il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi non può intervenire sui voti espressi dagli elettori”. Può sembrare una banalità, ma purtroppo non sono in molti a pensarla così. Per sfatare il mito della “legge perfetta” YouTrend ha deciso di simulare, partendo dai risultati delle elezioni del 4 marzo, quello che sarebbe accaduto con i diversi sistemi elettorali.

 

Il risultato? In nessun caso si sarebbe riusciti a formare una maggioranza. Col sistema tedesco, ad esempio, la Camera, grazie allo sbarramento al 5 per cento che avrebbe ridotto la rappresentanza parlamentare ai soli 4 partiti principali, sarebbe così formata: Pd 138 seggi, M5s 250, Forza Italia 105, Lega 123. Esattamente la stessa situazione creata dal Rosatellum con un governo che potrebbe nascere solo da un accordo del M5s con un altro partito, o con un accordo di tutti gli altri contro il M5s.

 

Passiamo al sistema spagnolo (proporzionale che assegna i seggi su base provinciale): 136 Pd, 3 Svp, 1 +Europa, 266 M5s, 96 Forza Italia, 113 Lega, 3 FdI. Nessuna maggioranza. YouTrend ha anche simulato la formazione del Parlamento con il sistema greco (che prevede un “premio di governabilità” per la lista vincente): 19 LeU, 106 Pd, 290 M5s, 79 FI, 99 Lega e 25 FdI. Anche qui, solo un accordo post-voto potrebbe garantire la maggioranza.

 

Anche con un sistema maggioritario, la situazione comunque non cambierebbe. Con il modello inglese, ad esempio, il centrodestra otterrebbe la maggioranza del Senato (160 seggi), ma avrebbe bisogno di almeno 15 deputati per avere la maggioranza alla Camera dove si fermerebbe a 301.

Con il Mattarellum, il centrodestra avrebbe bisogno di 8 seggi al Senato e 25 alla Camera. Con il doppio turno alla francese il calcolo dei seggi è più complicato ma anche in questo caso, secondo YouTrend, non si produrrebbe una maggioranza chiara.

 

Per rimanere più vicini alla recente storia italiana il Porcellum, visti i premi di maggioranza regionali del Senato, produrrebbe a Palazzo Madama lo stesso stallo che si è verificato nel 2006 e nel 2013. L'Italicum anche, in virtù della bocciatura del ballottaggio da parte della Corte Costituzionale, non avrebbe prodotto un vincitore chiaro né il Consultellum (proporzionale con sbarramento al 3 per cento e premio di maggioranza alla lista che supera il 40 per cento, cioè nessuno dei partiti che si è presentato alle elezioni del 4 marzo).

 

Insomma, la morale è semplice. “Prendersela col sistema elettorale – scrive Borghese – è piuttosto privo di senso”.

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Commenti all'articolo

  • aznapocram@hotmail.it

    aznapocram

    09 Marzo 2018 - 00:12

    Ma come fa a non esserci una maggioranza col doppio turno? Macron aveva preso il 20 e rotti ma vincendo al secondo turno ha la maggioranza. O no?

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    • franco.malandra

      09 Marzo 2018 - 12:12

      Il ballottaggio funziona solo se fatto su base nazionale, cioè A contro B. I ballottaggi a livello di collegio e/o regionale (Senato per art 57) in un elettorato tripolare comportano confronti non omogenei, avremmo contemporaneamente A contro B, A contro C e B contro C con risultati imprevedibili. Per Macron il doppio turno era su base nazionale. Cordiali saluti Franco

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  • franco.malandra

    08 Marzo 2018 - 21:09

    Articolo perfetto da aggiungere che per art. 57 della costituzione qualsiasi premio di maggioranza deve essere su base regionale =propornializza il risultato. Sempre art 57 rende caotico eventuale ballottaggio su base regionale al senato =ipotizzabili fino a 20 ballottaggi tra loro disomogenei (CDX=5 S; CDX=CS; 5S=CS). Anche eventuale ballottaggio di collegio non avrebbe senso perchè avremmo sempre sfide incrociate come per il senato. Il Rosatellum è una buona legge elettorale perchè una coalizione con 40=43% può avere la maggioranza; le due soglie di sbarramento (3 e soprattutto 1%) riduce la proliferazione dei micropartiti. Per ultimo il Rosatellum sempre per art 57 potrebbe essere dichiarato incostituzionale perchè le soglie di sbarramento dovrebbero essere su base regionale e non nazionale. Cordiali saluti Franco

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  • Skybolt

    08 Marzo 2018 - 17:05

    Il problema è come votano gli italiani... si chiama democrazia, o mi sono perso qualcosa?

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    • perturbabile

      08 Marzo 2018 - 19:07

      Si chiama democrazia il metodo, si chiama immaturità politica (degli Italiani) il merito.

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    • g.rovere73

      08 Marzo 2018 - 19:07

      si.. ti sei perso il senso del ragionamento, forse se provi a leggere qualcosa oltre al titolo ci sono buone possibilità...

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