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Il Ppe tifa Berlusconi. E spera nel divorzio post-elettorale da Salvini

Il leader di Forza Italia accolto con entusiasmo dai vertici del Partito popolare europeo. Lamassoure al Foglio: “Ha già governato con la Lega”. Ma ammette che in Europa non molti pensano sia la soluzione migliore 

23 Gennaio 2018 alle 13:35

Il Ppe tifa Berlusconi. E spera nel divorzio post-elettorale da Salvini

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Baci, abbracci, grandi sorrisi e pacche sulle spalle. Il viaggio a Bruxelles di Silvio Berlusconi è stato un trionfo. Almeno ufficialmente. Persino Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue non sempre in sintonia con il Cav, ha parlato di un incontro “eccellente”. E al coro si sono uniti alcuni degli esponenti di spicco del Ppe. Dal capogruppo al Parlamento europeo Manfred Weber (“È una gran cosa che Silvio Berlusconi sia a Bruxelles: abbiamo le stesse idee, avere un'Europa forte e un'Italia forte. Non credo che ci sia alcun bisogno di riabilitazioni: Silvio Berlusconi è un grande europeo, un grande
statista italiano”) fino al segretario generale del Ppe, lo spagnolo Antonio Lopez: “Per noi l'Italia è importantissima, lo dico come europarlamentare spagnolo: la parte sud dell'Europa ha bisogno di avere più presenza nelle decisioni fondamentali che si stanno prendendo in Europa, a Bruxelles. Il nuovo governo e l'influenza del presidente Berlusconi sarà essenziale”.

 

Insomma, alle elezioni del prossimo 4 marzo il Ppe tifa centrodestra. Anche se sarebbe meglio dire tifa Berlusconi. Perché nonostante le dichiarazioni ufficiali, a Bruxelles e nel resto d'Europa, la possibilità che la Lega possa ottenere un voto in più di Forza Italia spaventa e non poco. Così per ora ci si “tura il naso” nella speranza che, dopo il voto, le strade del Cav. e di Matteo Salvini (non a caso mai citato nelle dichiarazioni degli esponenti del Ppe) si separino.

 

Lo spiega bene al Foglio Alain Lamassoure, ex ministro dei governi Chirac e Mitterand, eurodeputato e membro dell'ufficio di presidenza del gruppo del Ppe: “Berlusconi ha già governato con la Lega. Non vedo perché il Ppe dovrebbe fargli cambiare idea, in seguito, anche se nessuno, al di fuori dell'Italia, dovesse ritenerla la soluzione migliore”. Tradotto: il Ppe non cercherà di influenzare la formazione di un eventuale governo di centrodestra, che ovviamente è questione interna. Certo, l'impressione è che in pochi in Europa, saranno felici di questo.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    23 Gennaio 2018 - 17:05

    Gentile Redazione , quindi dopo le elezioni il Berlusca dovrebbe "divorziare" da Salvini . Però, siccome nubile, o celibe che sia, non può rimanere quale sarebbe il miglior partito, nel senso letterale del termine, con il quale convolare? Il PD ovviamente. Passato il tripudio nuziale Immagino la prole: equamente ripartita tra i prepotenti e i "moderati".

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Gennaio 2018 - 14:02

    La differenza politica, sociale, economica, tra Italia 1 e Italia 2. Nella prima si poteva far debito pubblico e la pace?? sociale, in qualche modo reggeva. Nella seconda ci siamo trovati sul groppone debiti e “costumi” consolidati, senza la possibilità di farne ancora. Povera politica, cioè poveri noi, tra l’incudine e il martello. Coi discorsi, promesse, utopie, confronti e battibecchi, tutti oppressi dal macigno ubiquitario e trasversale del “non voglio rimetterci nulla”, conveniamolo, è un bel casotto. Intanto cerchiamo di distrarci coi personalismi, coi nominalismi, con la caccia all'uomo, con la rissa tra ego ipertrofici, poi si vedrà.

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