Matteo Renzi ed Emmanuel Macron. Foto La Presse

Ponderato elogio del Renzi europeo

Redazione

Tra populisti ed europeisti tiepidi, il suo pensiero à la Macron è l’unica strada

Berlusconi è Berlusconi, un piede nel Ppe per interposto Antonio Tajani e un omaggio ad Angela Merkel, ma anche un orecchio sempre attento ai mal di pancia del popolo italiano, dell’imprenditore e della massaia. A #IdeeItalia, la kermesse programmatica di Mariastella Gelmini e Paolo Romani, la dialettica con l’Europa, compresi il tradizionale sospetto per “l’asse franco-tedesco” e i problemi della sovranità (Brunetta) erano di casa. Di Salvini, in chiave non diciamo europeista, ma nemmeno europea, non c’è neppure da parlare. Il suo sovranismo è un caso conclamato di miopia politica. I Cinque stelle che vogliono il referendum per uscire dall’euro stanno provando a dare alla propria visione intrinsecamente anti Europa una risciacquata à la Di Maio: fanno gite all’estero e scrivono lettere rassicuranti ai giornaloni che un tempo consideravano il male assoluto. Ma valgono quel che valgono. Così che, guardandosi intorno nella stanzetta della politica italiana, l’unica figura adulta, tra tanti che si baloccano, sembra essere Matteo Renzi.

 

E non da poco tempo, va detto. Ma alla Leopolda 8, ha messo a punto concetti e parole che sono uno spartiacque, per la visione italiana del proprio futuro nel quadro europeo, per il rapporto dialettico con gli altri partiti, e anche per il rapporto con i famosi “alleati”, sempre pieni di europeismo parolaio. “Noi siamo ontologicamente diversi dal M5s e dalla destra”, ha detto. “Noi siamo quelli dell’Europa, non quelli che vogliono uscire dall’euro o che propongono la doppia moneta”. E ancora: “E oggi il riferimento per la nostra idea di Europa è Macron. Se riuscirà a mettere insieme superamento dell’austerità, riforma della governance e lotta ai populismi”. L’europeismo del Pd di Matteo Renzi non è una novità, ovviamente. Ci sono stati, certo, anche i momenti di scontro (quando era al governo) le polemiche sugli zero virgola e sugli euro-burocrati. Ma la linea di pensiero, e possibilmente di marcia, è chiara. Soprattutto nel riferimento costante a Macron. Perché l’Unione europea deve essere rilanciata per il bene di tutti, ma deve essere anche riformata nelle sue istituzioni e nei meccanismi decisionali. E sconfiggere i populismi, che sono una forma regressiva anche nei risultati economici, come sappiamo, non è questione solo elettorale: è questione di idee. Macron ne ha, oltre ad avere oggi più fiato di Angela Merkel. Quindi non bisogna soltanto scopiazzarlo. Bisogna decidere, politicamente, che quella è la strada. E’ una strada in salita, Renzi lo sa. Ma sa che è l’unica percorribile.

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