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Da portaborse a candidati in Parlamento. Ecco le carriere nel M5s

Piemonte, Veneto, Lazio e non solo. Così i grillini derogano ai loro "impegni etici"

12 Dicembre 2017 alle 06:09

Da portaborse a candidati in Parlamento. Ecco le carriere nel M5s

Fabio Massimo Castaldo con Luigi Di Maio e Vito Crimi (foto LaPresse)

Roma. Le buone intenzioni, va detto, c’erano tutte. Buone, se non altro, nella logica dell’unovaleuno. Era l’aprile del 2010 quando l’assemblea costituente piemontese del M5s stabilì, a Torino e dintorni, il divieto categorico: “Si vuole evitare – recitava la mozione approvata con gran clamore – che un collaboratore retribuito dei consiglieri usi il suo ruolo come ‘trampolino’ per altri incarichi istituzionali”. Poi la realtà impose le sue esigenze: bisognava “aprire il Parlamento come una scatola di tonno” e allora parve opportuno puntare su gente affidabile. E proprio in terra sabauda, dove i pionieri pentastellati avevano stabilito l’impedimento con tanta intransigenza, si inaugurò, con uguale precocità, la nuova linea. Così, alla vigilia delle politiche del 2013, ci si ricordò che quello approvato nel 2010 era solo un “impegno etico”. Che vuoi che sia. E fu una pacchia, per chi aveva lavorato al fianco degli uomini giusti. Di uno, specialmente: Davide Bono, grande capo dei grillini piemontesi e consigliere regionale. Furono ben due i suoi staffisti a finire in Parlamento: Ivan Della Valle e Laura Castelli. E visto che il precedente esisteva, ci volle poco perché quella dei portaborse candidati diventasse un’abitudine, nel Movimento.

 

Chiedere a Fabio Massimo Castaldo, per esempio: “consigliere giuridico” di Paola Taverna, eletto alle Europee del 2014 e oggi vicepresidente al Parlamento di Bruxelles. Esempi mirabili, che inevitabilmente ingenerano nei colleghi di categoria una certa ansia di emulazione – o, che poi è lo stesso, qualche capriccio: se lui sì, perché io no? Ed ecco che allora l’assalto alla diligenza, in vista delle elezioni del 2018, è già partito. Un manipolo di staffisti e portavoce si affanna in un lavorio di pubbliche relazioni, ma sempre stando nell’ombra: ché è meglio, per ora, non dare troppo nell’occhio.

 

A Roma Emanuele Menicocci, portaborse della senatrice Elena Fattori, è pronto a candidarsi. Lo seguirà, forse, anche Massimo Lazzari, amico ed ex assistente della deputata Carla Ruocco: uno che a gennaio 2015 prese parte alla spedizione grillina, un po’ squadrista, davanti al Nazareno per impedire al dissidente Walter Rizzetto, da poco fuggito dal M5s, di incontrare Matteo Renzi per le consultazioni quirinalesche.

 

In Veneto, in tanti osservano le mosse di Giorgio Burlini: quarantaquatrenne padovano, già “collaboratore personale” del senatore Giovanni Endrizzi, tentò la sorte alle Europee, e gli andò male. “Ora – dice chi lo conosce – ci riproverà”. Farà altrettanto, pare, Mario Lattanzio, cinquantunenne genovese che a giugno si candidò, senza successo, alle Comunali al fianco di Luca Pirondini. Di professione, scrive lui nel suo curriculum, è “regista”, ma in Liguria lo conoscono soprattutto come “il videomaker di Alice Salvatore”, capogruppo M5s in regione e vicinissima a Davide Casaleggio. Sebastiano Marchese è invece il compagno di Valeria Diana (in corsa con Giancarlo Cancelleri per le regionali siciliane) ma soprattutto collaboratore dell’influente senatrice Laura Bottici: anche lui, dopo il tentativo fallito alle comunali catanesi nel 2012, è pronto per la sfida di marzo. Alla quale dovrebbe partecipare, stando alle indiscrezioni, anche il napoletano Massimiliamo Gambardella, brillante ricercatore in Economia, trombato alle elezioni del 2013 e subito piazzato dal M5s come consulente in commissione Bilancio a Montecitorio. In questi cinque anni ha dato una grossa mano agli aspiranti statisti a cinque stelle nel tessere relazioni con accademici ed economisti. E ora, com’è giusto, spera sia arrivato il suo turno, in questa sfida a colpi di clic in cui tutti, apparentemente, sono uguali, ma alcuni più uguali degli altri.

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