I populisti della tv

Dai giustizialisti delle “Iene” alle piazze di Del Debbio, fino ai talk de La7, dove ogni sera si rievoca il rito purificatorio delle monetine lanciate contro Craxi. I vitalizi di Giletti come le tangenti di Mani pulite

I populisti della tv
Invece di considerarlo un’ideologia, una dottrina, una protesta o un termine ombrello che tiene insieme fenomeni molto diversi, dovremmo pensare al populismo come a un grande format. Una specie di algoritmo della tv italiana. Lo schema di fondo di un racconto del paese consolidatosi con i talk-show degli anni di Tangentopoli, rilanciato dai reality, impennatosi coi social e infine convertitosi in egemonia culturale con l’apparizione sulla scena politica del Movimento 5 stelle. Un inesauribile serbatoio di temi, figure, motivi che...

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  • CohleandHart

    11 Dicembre 2017 - 14:02

    la responsabilità del cav. in questa vicenda è palese e da molti anni. minuz fa un bell'excursus ma la cosa va avanti da 15 anni quindi silvione è responsabile dell'erosione della base - razionale e culturale - degli elettori. chiunque ne avesse letto anche solo i titoli lo avrebbe capito: "bersaglio mobile" (la7), la "gabbia", "piazza pulita" (più chiaro di cos' si muore), "quinta colonna", "L'arena", tutti inneggiano alla violenza di piazza. DA ANNI, bevenuti nel club di chi se ne era accorto. silvio ha lasciato la cultura in mano alla cultura della reazione e non della ragione, e all'80% di sinistra, così come l DC l'ha lasciò alla sinistra storica. chi è causa del suo mal... stessa cosa vale per i giornali del gruppo mondadori, garantisti ma a giorni alterni. se tutti fanno character assasination cioè reason assasination poi non lamentiamoci se l'esito è questo.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    11 Dicembre 2017 - 11:11

    Populismo,che bella parola:ovvero,quando alla calura estiva che emana fiacca con l'aria calda del deserto che arriva a Siracusa mettessimo un sombrero per ripararci;si è inventato e il Foglio è uno degli artefici,il " pensombrero",ovvero l'ombrello(ne) sotto il quale si crede di riparsi dalle malefatte(per i sombreristi)di questo"mondaccio cane"che ci circonda se laici o come,per i fedeli le veci di una confessione che ci libera dai peccati. E allora, le "critiche" alle critiche ai libri su Amazon (meglio scrivere cazzate che mandare a vaffa..tout le monde ovvero non leggere quasi nulla come gli italiani), ai talk televisivi (ma allora a tutti i giornali) e via andare. Nulla sulle implicazioni della tecnologia che ha, non solo come fino a ieri, sostituito l'uomo nella fatica (fisica e computazionale) ma si è posta (chi la gestisce) a oggettivare l'uomo: ciò implicando che il"campo"su cui disputare le partite non si misura in acri e trattori ma in big-data e competenze diverse da ieri.

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  • lucafum

    10 Dicembre 2017 - 23:11

    Come negli anni 60, alla disponibilità e quindi al largo utilizzo del petrolio come fonte energetica, promossa dalla seconda suerra mondiale, è successivamente divenuto evidente l'inquinamento ambientale, così oggi la rivoluzione tecnologica dell'informazione porta con sè l'intossicazione dello spirito, dalla sovraproduzione di parole maligne (si moltiplicano molto più facilmente delle altre, avete notato?).

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  • aldo.vanini

    10 Dicembre 2017 - 19:07

    In questa forma molto più complessa di dittatura del pensiero popolare, giocano mezzi di incredibile complessità, che si reggono grazie a ferree leggi imprenditoriali, tecnologiche, giuridiche. Ferree ma non semplici e lineari. Un groviglio di regole non sempre scritte, ma efficacissime nel loro entropico coordinamento, che le rende inattaccabili dal buon senso di chi ancora aspira a una società governata da un disegno coerente, magari contrastato da differenti e opposti disegni, ma sempre intrinsecamente coerenti..

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