Il tic italiano che trasforma la ricercatrice di successo in "precaria che ce l'ha fatta"

Il caso di Marica Branchesi, segnalata da Nature tra i 10 scienziati che nel mondo stanno lasciando un’impronta, celebrato dai giornali italiani

19 Dicembre 2017 alle 16:43

Il tic italiano che trasforma la ricercatrice di successo in "precaria che ce l'ha fatta"

Marica Branchesi

C’era da raccontare, e non sarebbe stato neppure un racconto banale, il successo di una giovane e brava ricercatrice italiana, Marica Branchesi, segnalata da Nature tra i 10 scienziati che nel mondo stanno lasciando un’impronta. Cosa vorremmo sapere di lei? Be’, intanto le ragioni della segnalazione, il campo cui si dedica. E poi magari come si è formata, dove ha studiato, che cosa la ha interessata. Per chiudere poi, come in quei brevi ed eleganti tratti biografici da grande accademia, con due righe su marito, figli e, se ci sono, cane e squadra del cuore. Ma come in un perfetto laboratorio di ricerca ecco che la reazione in vitro del giornalismo italiano ha subito mostrato in azione i tic, le fissazioni, le ossessioni del nostro discorso pubblico. E Branchesi è diventata una stramba icona della lotta al precariato oltre che della preferenza caparbia per la permanenza sul territorio nazionale.

 

Cancellata, con una specie di sessismo blando, la sua vera attività, ecco che ci viene presentata come precaria, poi subito (una specie di condizione quantistica del rapporto di lavoro) semi-precaria, e nientemeno che mamma di due bambini (ma come avrà fatto?), e dotata di un simpatico marito tedesco disposto al trasferimento. Il resto va in ombra e lei diventa suo malgrado la “precaria che però ce l’ha fatta”. Ma ora proviamo a togliere un po’ di tic e di fissazioni. Il racconto, emendato, parlerebbe di scienza, risultati, esperimenti. Ci direbbe che ha avuto contratti, ovviamente a termine come quelli di tutti i centri di ricerca di alto livello nel mondo, e che grazie a questi ingaggi ha fatto crescere le sue conoscenze scientifiche e ha potuto dare un contributo essenziale alle strutture in cui ha lavorato. Che ora sta collaborando con un ottimo Istituto, dotato anche di legami con il laboratorio del Gran Sasso (dove si fa ricerca e non si progetta la distruzione dell’Abruzzo per via termonucleare).

 

Ha intenzione di restare per portare avanti i suoi studi, collabora però con le grandi strutture internazionali dedicate alla ricerca e a complessi esperimenti sulle onde gravitazionali e quindi spesso gira il mondo o più praticamente scambia informazioni in rete. Intende restare, certo, ma immaginiamo anche valutare qualunque possibilità di nuovi incarichi (vanno bene entrambe le cose). Ha due figli deliziosi di 1 e 3 anni, suo marito, tedesco, fisico, è in Italia con lei. Congratulazioni e auguri.

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