Prime adesioni alla marcia fogliante contro la repubblica degli irresponsabili

Dopo l'appello del direttore Claudio Cerasa in tanti aderiscono alla proposta di una grande mobilitazione nazionale contro l'Italia del no

Prime adesioni alla marcia fogliante contro la repubblica degli irresponsabili

Una manifestazione No Tap (foto LaPresse)

Provare a organizzare una marcia di persone pronte a ribellarsi contro la cultura della crescita infelice. Una grande mobilitazione nazionale, una nuova e riformista marcia dei 40 mila, contro l'orrenda Italia specializzata nel dire solo una parola: no. L'appello lanciato dal direttore Claudio Cerasa sulle pagine del Foglio ha già raccolto moltissime adesioni. Tra queste anche quella del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

 

   

“Dò la mia convinta adesione - scrive il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti -all’invito del Foglio a metterci 'in marcia' contro la cultura della decrescita felice, dell’anti-impresa, della demagogia ignorante, dell’elitarismo ideologico che in nome di un’astratta tutela della salute, finisce per sacrificare posti di lavoro e soldi veri destinati al risanamento ambientale. Dobbiamo dimostrare che migliaia di italiani la pensano come i lavoratori che hanno manifestato a Taranto, chiedendo il ritiro del ricorso al Tar su Ilva, credono nella crescita e nell’occupazione attraverso l’impresa, e non pensano che l’unica soluzione sia sempre e soltanto il ricorso ai soldi dei contribuenti”.

 

D'accordo con l'appello anche il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani: “Non c'è dubbio che si debba ripartire dalla classe dirigente, da quella politica in primis, per cambiare la visione e le prospettive di un Paese, ma un'iniziativa come quella del Foglio che coinvolga tutti i cittadini può essere quel segnale che serve per invertire una rotta destinata a lasciare l'Italia nelle secche dell'arretratezza. Siamo un grande Paese, riscopriamo assieme la voglia di costruire il futuro che l'Italia merita”.

  

L'imprenditore Marco Gay, vicepresidente di Digital Magics

 

 

L'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli

 

 

Giancarlo Leone,  presidente dell'Associazione Produttori Televisivi e ad di Q10 Media

 

  

Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci

  

  

Alessio Rossi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria

 

 

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto  

 

Il sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova

  

 

 

Queste sono solo alcune delle adesioni ricevute. Siamo #inmarcia e vogliamo continuare. Scriveteci qui: inmarcia@ilfoglio.it

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Commenti all'articolo

  • Dario

    Dario

    05 Dicembre 2017 - 11:11

    Certo, il problema sono i molti "no" a imprese importanti e sfide industriali essenziali. Ma il problema è anche quello dei tanti, tantissimi, piccoli "sì" pronunciati più o meno esplicitamente a urbanizzazioni incontrollate, centri commerciali superflui, aree industriali improvvisate (girare un po' il Veneto per rendersene conto). Ecco, all'appello di per sé giusto bisognerebbe aggiungere una parola che mi pare manchi, ed è "programmazione". Programmazione nella gestione delle risorse e del territorio, che vuol dire non solo aggiungere, ma qualche volta anche togliere e recuperare per rinnovare, come si fa quando si ristruttura una casa vecchia (un'azione, peraltro, che comunque comporta investimenti e dunque lavoro). Più che "sì" contro "no" sarebbe utile "cultura dello sviluppo" contro "incultura del sottosviluppo" (che ha già usufruito di molti "sì" sbagliati), ricordandoci che, come diceva quello, qualche "no" aiuta a crescere.

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  • pg.to

    04 Dicembre 2017 - 13:01

    Per quel che vale, la mia adesione è totale, ma la vedo dura...le minoranze rumorose hanno sempre vinto proprio perché fanno rumore e sono moleste. Per farle tacere si tende a dare loro il contentino. Finora è stato così, sarà davvero la volta buona? Chissà

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  • aldo.vanini

    04 Dicembre 2017 - 07:07

    Sarà una lunga strada... la borghesia come classe dirigente ha pagato il prezzo di fascismo e nazismo e vive nel complesso di colpa che la costringe dentro una sindrome di Stoccolma che le fa accettare e solidarizzare con qualunque posizione antagonista e antisistema. La parabola è ancora lontana da essere completata, ma prima ci si mette in marcia e prima si arriva

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  • grando

    03 Dicembre 2017 - 12:12

    Io ci sono!! Bravi!!

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