L'abitudine fa scandalo in Banca d'Italia

Perché non stupisce che la politica si sovrapponga alla vita bancaria

20 Ottobre 2017 alle 19:16

L'abitudine fa scandalo in Banca d'Italia

Foto LaPresse

La politica deve stare fuori dalle vicende della Banca d’Italia? Lo chiedono 46 economisti in un appello sul Sole 24 Ore. Con più buon senso Francesco Giavazzi, docente di Politica economica alla Bocconi, ricorda i guasti dei partiti nel gestire banche come Mps (il Pci-Pds) e Banco di Santo Spirito (la Dc). Ma, per quanto criticabile sia stata la mozione del Pd alla vigilia della conferma o meno di Ignazio Visco, ancora più surreali sono le richieste “senza se e senza ma” di non sfiorare la famosa sacralità di Via Nazionale. Sacralità che (lo ricorda Giulio Tremonti) ha dismesso la ragion d’essere da quando la funzione di stampare moneta è passata alla Banca centrale europea e la carica di governatore non è più a vita. Peraltro quando lo era ci sono stati governatori buoni e meno buoni.

 

La politica nel senso della democrazia parlamentare rappresentativa – che dà la fiducia al governo ed elegge il capo dello stato – c’entra, eccome. Non è la sua assenza a garantire l’autonomia e l’autorevolezza dell’Istituto; tanto meno con l’avvento del bail-in, e con la Costituzione che tutela il risparmio.

 

Evocare macerie istituzionali e credibilità europea azzerata è la solita esagerazione mediatica: la questione può essere ricondotta alla ragionevolezza se si capisce che un conto sono gli appetiti dei partiti sulle banche, altra cosa la pretesa di una muraglia tra Parlamento, governo e Via Nazionale.

 

Neppure la Banca centrale che è il benchmark europeo sul quale è stata modellata la Bce, cioè la Bundesbank tedesca, la prevede. Il suo presidente Jens Weidmann era fino al 2011 sherpa di Angela Merkel. Il predecessore Axel Weber si dimise quando Merkel accettò la nomina di Draghi all’Eurotower, accusandola del venir meno della fiducia reciproca. E oggi la cancelliera sta trattando la promozione di Weidmann nel 2019 alla Bce in cambio della nomina del ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire alla presidenza dell’Eurogruppo. Altre Banche centrali – dalla Federal Reserve alla Bank of Japan, entrambe sotto rinnovo in questi mesi – non solo sono di nomina presidenziale o governativa, ma sintonizzano con gli esecutivi la politica monetaria.

 

E lo stesso Draghi, pur nel tenersi a distanza dalle diatribe interne dei paesi euro, non ha lesinato indicazioni a governi e parlamenti, a cominciare dalla famosa lettera all’Italia del 2011 cofirmata con il predecessore Jean-Claude Trichet.

 

Casomai dovrebbero essere le banche a non interferire sulle vicende di Via Nazionale, che è la loro Autorità di vigilanza: eppure mentre l’Associazione bancaria italiana taceva e Visco era considerato saldo, giovedì Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, primo istituto italiano, ha parlato liberamente elogiando il vicedirettore generale Fabio Panetta, un potenziale successore. Un’infrazione da cartellino rosso che non ha scosso i media. Mentre se lo fa il Parlamento si evoca lo scandalo nazionale.

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Commenti all'articolo

  • ANIWAY75

    24 Ottobre 2017 - 13:01

    A mio parere li Governatore Visco dovrebbe fare un passo indietro. Perché se è pur vero che non ci sono ancora indicazioni riguardo le sue colpe e responsabilità (forse verranno scoperte grazie alla commissione di inchiesta parlamentare) è altrettanto vero che ci sono enormi sospetti sulla sua sottovalutazione dei problemi delle banche che sono state salvate. E allora perché continua questo balletto indecente ?

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  • albertoxmura

    20 Ottobre 2017 - 20:08

    C'è politica e politica. C'è politica "alta" e politica "bassa". Niente di male - è vero - se la politica alta interviene per fornire indicazioni di carattere generale. C'è molto di male, invece, se lo fa la politica bassa, con un velenoso e malcelato attacco al governatore, sotto la regia della figlia Pier Luigi Boschi, multato per la sua condotta in seno alla Banca Etruria. Si fosse trattato di un generico richiamo a una maggiore vigilanza, senza realmente avere implicazioni personali "basse" (come invece i retroscena della vicenda hanno mostrato) sarebbe stata un'altra cosa. Senza contare che il governo e la presidenza della Repubblica (che sono i titolari della nomina del governatore) sono stati chiaramente scavalcati. Renzi e Boschi sono indifendibili.

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  • teorico06

    20 Ottobre 2017 - 19:07

    Il paragone con BCE o FED non regge per la debolezza del sistema bnacario e finanziario del nostro paese, che trova nella Banca d'Italia uno dei pochi presidi a livello internazionale. Le mozioni estemporanee inventate in un pomeriggio non servono nè al paese nè al parlamento. Renzi come Orfini è un ignorante in materia istituzionale e dopo la sconfitta nel referndum è a dir poco confuso

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