Chi potrebbe sostituire Visco in Banca d’Italia?

Non succede, ma se succede. Così l’incertezza sul rinnovo del governatore sta alimentando spifferi e freni nel mondo politico. Il nome che gira con più insistenza è quello di Salvatore Rossi

20 Ottobre 2017 alle 06:04

Chi potrebbe sostituire Visco in Banca d’Italia?

Foto LaPresse

Roma. Il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, ha gettato scompiglio nel processo conferma dell’incarico di governatore della Banca d’Italia a Ignazio Visco, che è il successore di Mario Draghi e il cui rinnovo sembrava pacifico.

 

Tre mozioni parlamentari votate martedì alla Camera, tra cui una del Pd e una del Movimento 5 stelle, imputavano alla Banca d’Italia e a Visco, in modo più o meno palese, di avere gestito male le crisi bancarie. Visco invece difende il suo operato e si è detto disponibile dimostrare il contrario davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla crisi del credito operativa da un mese.

 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cui spetta la nomina, ha difeso immediatamente Visco. Ma non sono chiare le intenzioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che deve proporre al Quirinale il nome del governatore dopo avere sentito il Consiglio dei ministri e il Consiglio superiore della Banca d’Italia, composto da 13 esponenti delle sedi territoriali votati dai soci dell’Istituto.

 

Renzi è tornato all’attacco mercoledì chiedendo di “scrivere una nuova pagina” della Banca centrale, dopo anni di ritardi e carenze nella vigilanza sugli istituti.

 

L’incertezza sul rinnovo di Visco – il quale non sembra intenzionato a rinunciare di sua volontà e il cui mandato scade tra dodici giorni – sta dando motivo di ipotizzare una corsa al posto di governatore (l’incarico deve essere conferito entro il 1° novembre senza possibilità di proroga o vacatio).

 

Diverse personalità prominenti sono tra i possibili successori. La soluzione di una transizione che porti a una “fase nuova”, come vorrebbe Renzi, ma nella “continuità”, come vorrebbe Mattarella, è quella di una nomina interna. Il direttore generale Salvatore Rossi, economista, dal 2000 responsabile del servizio studio, sarebbe ben visto dal Partito democratico. Il vice direttore generale Fabio Panetta, che si occupa dei rapporti con la Banca centrale europea come membro del board del Single supervisory mechanism, l’organismo che vigila sulle maggiori banche continentali, sarebbe invece il preferito dal centrodestra. La tradizione degli ultimi anni può essere una guida (ma lascia comunque i giochi aperti). Gli ultimi due governatori di nomina interna Antonio Fazio (1993) e lo stesso Visco (2011) erano vicedirettori generali e sono passati dal terzo al primo gradino di Via Nazionale. Se si ripetesse questa prassi Panetta avrebbe la meglio. Ma la prassi non è la regola, e nella storia ci sono anche casi di numeri due, come Rossi, balzati al numero uno. Donato Menichella era direttore generale, Guido Carli (veniva dall’esterno) fu direttore generale poco più di un anno prima di diventare governatore, Carlo Azeglio Ciampi idem.

 

L’ipotesi di successione interna potrebbe però essere compromessa dal fatto che è l’operato di Banca d’Italia, come organo collegiale, a essere messo in dubbio dalle mozioni parlamentari. E quindi motivare una scelta alternativa, esterna. Renzi, che ha generato la baraonda, non sembra avere avanzato ipotesi concrete. Ricostruzioni di stampa danno come possibile il conferimento dell’incarico al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Secondo la Stampa il fatto che l’altro ieri Padoan abbia stretto la mano a Visco a un convegno in ricordo dell’economista Federico Caffè sarebbe l’indizio della volontà di non nuocere. In realtà ci sono anche ragioni pratiche che impediscono al ministro di ricoprire l’incarico. La legge cosiddetta anti corruzione (6 novembre 2012, n. 190) impone un periodo di grazia di almeno un anno per chi ha fatto parte di organi di indirizzo politico prima di ricevere incarichi nelle amministrazioni alle quali sono estranei. Sarebbe dunque necessaria una legge lampo che consenta di derogare a quella norma per consentire di nominare Padoan. Una forzatura che rischia di essere considerata dagli osservatori clamorosa dopo una procedura irrituale, qual è stato definito l’intervento in extremis di Renzi contro il rinnovo di Visco.

 

Al netto del decorso della vicenda, per la prima volta i partiti politici hanno pubblicamente contestato la nomina del governatore, in modo plateale, e hanno mosso critiche alla vigilanza, infrangendo un tabù nazionale.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    20 Ottobre 2017 - 09:09

    Per la prima volta un partito politico a nome Pd ed il suo segretario non parlamentare a nome Renzi Matteo sono entrati a gamba tesa nelle procedure istituzionali per la nomina del Governatore della Banca d'Italia la cui autonomia dalla politica sembrava fin qui sancita da leggi e prassi. Forse sarebbe il caso di ricordare che fin dal suo irrompere sulla scena Renzi di nomine ai vertici di enti ed aziende di Stato ha inteso occuparsi personalmente, eccome. Per altro compiendo una lunga serie di scelte rivelatesi sbagliate, il cui elenco risparmio ai lettori del Foglio di buona memoria.

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