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Perché il no di Renzi a Visco

Il caso bail-in ma non solo. Da dove nasce la diffidenza del segretario del Pd nei confronti del governatore

Alberto Brambilla

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brambilla@ilfoglio.it

19 Ottobre 2017 alle 08:14

Perché il no di Renzi a Visco

Roma. La mossa irrituale di Matteo Renzi di promuovere una mozione contraria al rinnovo del governatore Ignazio Visco alla Banca d’Italia martedì alla Camera è stata censurata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, favorevole a Visco, dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e ieri, con sufficienza, da Giorgio Napolitano (“mozione Pd? Non devo occuparmi di cose deplorevoli”), oltre che da Carlo Calenda e da Walter Veltroni (“atto incomprensibile e ingiustificabile”). Tuttavia il segretario del Pd ha ribadito che “sulle banche è successo di tutto”, sostiene che “c’è stata una vigilanza inefficace” e chiede una “fase nuova” (con un probabile tentativo di mediazione sul direttore generale Salvatore Rossi per il dopo Visco). Ma cos’è che Renzi esattamente contesta a Visco?

 

I problemi delle banche italiane saranno un argomento sensibile in campagna elettorale la prossima primavera. Il segretario del Pd spera di distogliere l’attenzione degli elettori da se stesso sul tema banche (incubo Etruria) e indirizzare il rancore popolare verso l’organo di vigilanza per come ha gestito situazioni di dissesto e non ci sta a passare da amico dei banchieri. La trasformazione delle banche popolari in più grandi società per azioni (riforma del gennaio 2015) è stata una scelta di cui si può intestare il merito: ha arrestato l’abuso del modello a mutualistico, foriero di varie distorsioni, consigli auto-referenziali, vertici immobili, cattive gestioni che dissipavano patrimonio. Se ne discuteva dal 1987. Che il tema banche avrà una centralità nella campagna elettorale di Renzi lo si evince poi anche dal fatto che il segretario del Pd sta preparando la sua candidatura alle politiche in terra d’Arezzo, sede di Banca Etruria, epicentro degli attriti con Banca d’Italia. Etruria è un argomento di propaganda consumato per via della presenza nel consiglio di Pier Luigi Boschi nel 2011, vicepresidente dal 2014, che ha pesato nel referendum costituzionale che l’ha visto sconfitto. Nel 2015 Etruria è stata commissariata da Banca d’Italia e infine posta in procedura di risoluzione in anticipo di un mese rispetto all’introduzione del bail-in insieme ad altre quattro banche, poi vendute in blocco a Ubi (le modalità con cui è stato accettato il bail in sono al centro della critica del Pd al governatore).

 

Le ispezioni dell’Autorità sono cominciate nel 2012 e gli ex vertici sono stati assolti dal reato di ostacolo all’Autorità di Vigilanza (“il fatto non sussiste”) dal tribunale di Arezzo l’anno scorso. Significa che i dirigenti di Etruria sono stati collaborativi. La banca, quotata in Borsa, era riuscita a realizzare un aumento di capitale da 100 milioni sul mercato che poi si è rivelato insufficiente ed è stata costretta a emettere 60 milioni di obbligazioni subordinate per compensare le perdite sopraggiunte nel frattempo. L’ispezione nell’istituto del team guidato da Emanuele Gatti, noto per essere rigoroso, che riporta direttamente al capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria, Carmelo Barbagallo, si conclude nel dicembre 2013 e individua forti difficoltà (poca redditività, carenze manageriali e qualità del credito degradante a causa di scarsi di impieghi). Nello stesso momento Banca d’Italia caldeggia un’aggregazione da realizzare entro pochi mesi, nel marzo 2014. All’inizio l’Istituto sembrava privilegiare come fidanzata ideale la Banca Popolare di Vicenza di Gianni Zonin (poi caduto in disgrazia perché co-artefice del dissesto della banca veneta, soccorsa dallo stato). Zonin pretendeva un’acquisizione e rifiutava la fusione con l’istituto toscano.

 

Etruria nel frattempo vedeva sfumare opzioni alternative tra cui la collaborazione con il fondo Algebris, l’avvicinamento dell’israeliana bank Hapoalim e abboccamenti con l’emiliana Bper. Dell’operazione Zonin non s’è fatto nulla: Banca d’Italia deve avere cambiato idea. Lo svolgimento dei fatti verrà accertato dalla commissione d’inchiesta che ha convocato il capo della Vigilanza la settimana prossima, e che poi sentirà Visco. Nel suo libro-manifesto “Avanti” Renzi scrive che “quando arriviamo a Palazzo Chigi il dossier banche è uno di quelli più spinosi. Ci affidiamo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di questa prestigiosa istituzione. E questo è il nostro errore, che pagheremo assai caro”. La frustrazione di Renzi verso Palazzo Koch nasce così e dall’intenzione di non essere il fantoccio aggredito dalla piazza dei “risparmiatori traditi” in campagna elettorale. E la volontà di non “appiattire” il Pd sulla linea Visco forse si spiega anche così.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    19 Ottobre 2017 - 13:01

    Banca d'Italia: " al termine di due ispezioni avviate nel 2012 e 13 la B.ca d'Italia ha multato la popolare dell'Etruria e del Lazio per 2,54 mil.ni di euri. La maxi sanzione ai 18 tra componenti e ex componenti del collegio sindacale. Il padre della ministra Boschi è stato multato per 144.000 euri per " "violazioni di disposizioni della governance, carenze nelle organizzazione interna, nei controlli interni e nel controllo del credito e OMESSE E INESATTE SEGNALAZIONI ALLA VIGILANZA" "....Da inizio 2013 è in atto l'inchiesta delle magistrature di Arezzo e Firenze"............(*) A oggi sono passati 5 anni dalle analisi e conclusioni di B.ca d'Italia, mentre da anni la magistratura stà indagando. (*) Davide Vecchi "Il fatto quotidiano" del 2/11/2014

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    • Nambikwara

      Nambikwara

      19 Ottobre 2017 - 15:03

      I multati dalla Banca d'Italia per 2,54 mil.ni: l'Associazione vittime salvabanche, avevano sconsigliato alle vittime della gestione da incompetenti della Banca, di costituirsi parte civile, infatti: dalle visure camerali e catastali degli interessati, tra i quali il babbo della ex ministra, avevano certificato che gli ex vertci della Banca " sono dei nullatenenti, non hanno niente". Anzi si, il babbo ha un orto: che Bel Paese wow, ma sopratutto "dilettanti allo sbaraglio nei boschi".

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  • albertoxmura

    19 Ottobre 2017 - 13:01

    Ogni volta che Renzi parla di banche fa sì che sia richiamata alla memoria la vicenda della Banca Etruria e del padre di Elena Boschi, dando ad essa una nuova pennellata che ne ravviva i colori. Puro autolesionismo.

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    • Nambikwara

      Nambikwara

      19 Ottobre 2017 - 16:04

      Egregio, oltre all'autolesionismo, c'è anche nella faccenda un risvolto da tipica commedia all'italiana: la visura camerale e catastale di tutti i multati ha accertato (per le vittime) che sono nullatenenti, al "babbo" pare sia rimasto solo un orto. In parole povere degli "omarel" che, al confronto, i pensionati a 700/euri mese sono diventati, al minimo, come dei "briatori".

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  • luciano_avogadri

    19 Ottobre 2017 - 09:09

    Esiste un organo che deve vigilare, e si chiama Banca d'Italia. Esiste un organo che deve intervenire, quando, e se, l'organo di vigilanza segnala delle irregolarità, e si chiama Magistratura. Prendersela con la Politica è il modo comodo, e molto italiano, di ignorare chi non ha fato il suo dovere, quando doveva. Renzi fa benissimo a prendersela con i "controllori". Capisco anche che, per il momento, lasci da parte la Magistratura, perchè sappiamo quanto siano 'permalosi' questi soggetti. E dopo i casi CPL Cncordia e Consip, come non capirlo?

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    • ANIWAY75

      09 Novembre 2017 - 16:04

      Concordo perfettamente. Prendersela con la politica (e con la maggioranza) sa di ipocrisia e di scarica barile. Ognuno faccia il suo mestiere e lo faccia bene, ed anche i consumatori imparino a essere un pochino meno "allocchi" (con rispetto parlando) perché il mondo è pieno di imbroglioni e di controllori che non controllano.

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    • travis_bickle

      19 Ottobre 2017 - 14:02

      Cretinata in perfetto stile Ferrara-Berlusconi. La Magistratura non e' un monolite, dentro ci sono quelli bravi e che fanno il loro dovere senza guardare in faccia a nessuno, come a Milano, e quelli asserviti alla politica, come nei due epicentri delle truffe bancarie, il Veneto -dove comanda la Lega, alleata storica della P2-Cosa Nostra-Forza Italia- e Arezzo, dove c'e un procuratore capo che e' stato CONSULENTE DEL GOVERNO RENZI. Il cui ex primo ministro -di quel governo- ora parla di mancati controlii. Che dovevano essere fatti dal suo consulente sul padre della sua ministra. Meno televisione -o cattive letture- piu' esercizio del pensiero logico, cari bananas del Chiantishire.

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  • fguidotti

    19 Ottobre 2017 - 08:08

    Renzi: "Avrebbero fatto tutta la campagna elettorale dicendo che il Pd difende il sistema e che è amico della banche. Ora non potranno più farlo". Che ampio progetto, che profonda lungimiranza, che limpida onestà intellettuale, che alti ideali, poi populisti sono gli altri.....

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