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I tre tic della sinistra autodistruttiva

Prodi, Letta, Pisapia e l’incapacità della sinistra di fare i conti con il passato

19 Settembre 2017 alle 06:00

I tre tic della sinistra autodistruttiva

Foto LaPresse

Giuliano Pisapia oscilla paurosamente, un giorno mette come condizione per un’aggregazione alla sinistra del Pd il rispetto per il responso delle primarie che in quel partito hanno confermato la leadership e la candidatura a premier di Matteo Renzi, il giorno dopo si esibisce in una irrealistica “sfida” al Pd, che non è proprio una premessa ragionevole per una futura alleanza. Il fatto è che lo spazio che sta in mezzo tra la ritorsione dalemiana che ha come unico scopo la vendetta sul rottamatore e il Partito democratico è abitato da tre fantasmi evanescenti.

 

Pisapia rappresenta una sinistra che, semplicemente, non c’è. Si è cercato di dare sostanza e una certa autonomia a una presenza caratterizzata da qualche pregio caratteriale ma che non ha una dimensione propria e che nel migliore dei casi si può assimilare agli antichi “indipendenti di sinistra”. Poi c’è la sinistra nostalgica che risuona nelle pastorali di Romano Prodi, in cui si dipinge con una forte dose di cattiva memoria la vicenda dell’Ulivo, cioè dell’armata Brancaleone in cui gli antagonisti snob di Fausto Bertinotti decidevano delle sorti dei governi, come una età dell’oro. L’ultima frazione è quella che ha come riferimento Enrico Letta, che si presenta come una tecnocrazia illuminata, quella che sapeva lavorare di cacciavite, trascurando il fatto che il modello del cacciavite è un non modello che non ha lasciato un grande segno nella storia della nostra repubblica.

 

Nonostante la sua vacuità, quest’area intermedia avrebbe forse potuto esercitare una funzione se si fosse opposta con decisione a chi considera una vittoria ogni sconfitta di Renzi e dei suoi, dando rappresentanza a chi invece è interessato a collaborare seppure da posizioni critiche. Sarebbe, come si dice, una funzione subalterna? No, semplicemente si sarebbe riconosciuto, come in politica prima o poi bisogna fare, la realtà dei rapporti di forza, e su questa base si sarebbe ottenuto uno spazio per alcune posizioni meno accomodanti. Ma a sinistra riconoscere di rappresentare una parte e solo una parte è considerato un peccato mortale. Per quanto piccole, tutte le fazioni pretendono l’egemonia e si presentano come le uniche capaci di costruire l’unità, con più decisione quanto più seminano divisione e lacerazioni. Purtroppo nemmeno Pisapia è riuscito a liberarsi da questo tic autodistruttivo.

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