Cinquanta sfumature di Grillo. Chi sono i complici della grande truffa a 5 stelle

Claudio Cerasa

La convention di Casaleggio jr ha permesso di mettere a fuoco non solo il nulla cosmico grillino ma anche un fenomeno diverso: chi alimenta il mulino dei 5 stelle e chi sottovaluta l’avvento di una dittatura qualunquista

Nonostante il tentativo davvero profondo e intenso di “capire il futuro per poterlo creare” (ma che davero? direbbe Carlo Verdone), il convegno organizzato sabato scorso a Ivrea da Davide Casaleggio non ha offerto particolari stimoli su questo tema (e chi lo avrebbe mai detto?), e se il prezioso contributo offerto alla causa grillina dai nuovi amici del 5 stelle (diciamo amici perché nemici proprio no, vero?) ha contribuito a dare risalto mediatico all’iniziativa del figlio dell’ideatore del movimento, la questione di fondo non cambia e forse sarebbe il caso di capirla una volta per tutte: se provi a mettere a fuoco il nulla (il grillismo), anche utilizzando una lente d’ingrandimento molto sofisticata (una “convention”), quello che alla fine vedrai sarà sempre il nulla. L’assenza di contenuti del grillismo non è una casualità ma è al contrario un format prestabilito, una scelta strategica del movimento che ha fatto dell’immobilismo il suo grande punto di forza: quello che importa infatti non è ciò che si dice (tanto non c’è molto da dire, come ha perfettamente dimostrato giovedì scorso Davide Casaleggio da Lilli Gruber) ma è ciò che si rappresenta e per questo chi sabato scorso a Ivrea ha contribuito a legittimare la traiettoria del Movimento 5 stelle dovrebbe farsi qualche domanda sul senso della sua presenza alla convention.

 

In questa fase politica però quello che colpisce non è tanto ciò che esprime il grillismo ma è un aspetto particolare dell’egemonia messa in campo dal Movimento 5 stelle ed è un aspetto che riguarda il tentativo di replicare il grillismo in forme diverse. Potremmo chiamarle così: cinquanta sfumature di Grillo.

 

Durante la giornata di Ivrea le declinazioni del grillismo sono state tante e molto variegate ma oltre ai volti vicini al grillismo immortalati sabato scorso alle Officine H esistono altre sfumature che forse vale la pena mettere insieme. Le sfumature sono almeno cinquanta ma per oggi ci accontentiamo di proporvene dieci: il grillino di sinistra, il grillino di destra, il grillino borghese, il grillino deluso, il grillino accademico, il grillino pontiere, il grillino ante litteram, il grillino di procura, il grillino televisivo, il grillino di stampa e di regime. A ogni forma di grillismo può essere affiancato un nome di un politico o di un giornalista a vostra scelta. Ma più che concentrarsi sul volto (non personalizziamo) vale la pena concentrarsi su un metodo d’azione.

 

Il grillino di sinistra sogna di allearsi con il Movimento 5 stelle e per questo passa le sue giornate cercando disperatamente un modo per legittimarsi di fronte agli elettori grillini: un giorno fa il giustizialista, un giorno propone il reddito di cittadinanza, un giorno apre al dialogo con Luigi Di Maio, un giorno gioca a delegittimare l’euro (lettura preferita: i libri di Diego Fusaro). Il grillino di destra (e a volte anche il grillismo della nuova sinistra) non sogna di allearsi con il Movimento 5 stelle (unica differenza con il grillino di sinistra) ma sogna solo di rubare elettori al Movimento 5 stelle e per farlo prova a essere più grillino degli stessi grillini (lettura preferita: i libri di Mario Giordano). Il grillino borghese non sogna di allearsi con il Movimento 5 stelle ma sogna più che altro di agganciarsi al treno grillino per poterne avere un tornaconto personale e camuffa il proprio grillismo dietro lo schermo del terzismo (lettura preferita: i libri di Rizzo e Stella). Il grillino deluso è un grillino che ha rinunciato a farsi dettare l’agenda dal blog di Beppe Grillo e dal server di Davide Casaleggio ma che ha continuato a essere grillino in tutto salvo il fatto di dover chiedere il permesso anche per andare in bagno a un blog non eletto da nessuno eterodiretto da un’azienda privata (lettura preferita: gli editoriali di Paolo Flores d’Arcais). Il grillino accademico è di solito un renziano deluso che pur avendo partecipato a qualche Leopolda non ha trovato una sua dimensione nel Renziland e anche per questo ha scelto di scommettere sul grillismo per primeggiare nel suo campo e provare a garantirsi un posto al sole in un prossimo improbabile governo a cinque stelle (letture preferite: gli editoriali di Luigi Zingales, i libri di Domenico De Masi). Il grillino pontiere è una sottovoce del grillismo accademico: è un mix in cui vivono scorie antiche di ambientalismo e benecomunismo ed è una figura che prova a essere equidistante tra il mondo del 5 stelle e quello della sinistra, e che sogna dunque di essere un giorno valorizzata nel caso in cui fosse davvero possibile un incontro tra grillismo e progressismo (letture preferite: i saggi di Salvatore Settis, gli editoriali di Tomaso Montanari). Il grillino ante litteram è un grillismo che ha anticipato il grillismo (alla Luigi De Magistris o alla Rosario Crocetta o alla Antonio Di Pietro) ed è un grillismo che si trova perfettamente a suo agio con quei grillini che vivono nelle procure e che tendono a far rispettare non solo la legge ma anche il codice morale previsto dall’ideologia grillina (lettura preferita: i libri di Piercamillo Davigo e gli editoriali di Bruno Tinti sul Fatto, in particolare quello in cui lo scorso 27 marzo il magistrato torinese ha denunciato che “i cittadini ne hanno abbastanza dei professionisti della politica, legati ai cosiddetti poteri forti e quindi corrotti”, e se non capite la gravità della frase siete grillini anche voi). Il grillino televisivo (come il grillino di stampa e di regime) è un tipo di grillismo particolare: a volte tende a camuffare la sua vicinanza al Movimento 5 stelle (guardatevi gli elenchi di Ivrea) e altre volte non camuffa affatto la sua vicinanza al mondo grillino (e per questo non si perde un editoriale sul Fatto dei molti vice Rocco Casalino). In entrambi i casi però tende a far propria l’agenda delle priorità grilline (ah, questi vitalizi) e per questo alla fine fa il gioco del Movimento 5 stelle (passione segreta: i talk-show de La7 e la pagina delle lettere del Corriere della Sera). Le sfumature di grillismo, come è evidente, sono queste e sono anche molte altre.

 

Ogni tipo di grillismo ovviamente ha una sua logica e una sua dimensione, e persino un suo senso, ma l’insieme delle sfumature tende a ingrossare un mostro che cresce ogni giorno di più anche grazie a tutti coloro che volontariamente o involontariamente lo legittimano e che portano acqua al mulino della più grande pseudo-rivoluzione italiana: quella guidata da un blog non eletto eterodiretto da un server solo al comando che grazie alla truffa della democrazia diretta sta impiantando in Italia i semi di una nuova dittatura qualunquista. Chissà se i nuovi amici dei 5 stelle avranno pensato anche a questo sabato scorso, quando hanno celebrato da paraguri il guru del populismo grillino.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.