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Elogio del Palazzo e del privilegio

Gli scontri in Paraguay e l'attacco alle istituzioni. Da Guy Fawkes a Beppe Grillo, passando per l'islam militante, perché è necessario difendere la politica

1 Aprile 2017 alle 12:30

Elogio del Palazzo e del privilegio

Centinaia di persone hanno protestato ad Asunción, in Paraguay, contro la riforma costituzione che permetterebbe a presidenti ed ex presidenti di ricandidarsi aprendo quindi la strada alla rielezione del presidente Horacio Cartes. I manifestanti hanno assalito e fatto irruzione all'interno del palazzo del Congresso. Decine i feriti mentre il presidente del partito Liberale radicale autentico, Partido Liberal Radical Auténtico (Plrs), Efraín Alegre, ha detto che un ragazzo è morto ucciso da un colpo di pistola sparato dalla polizia durante gli scontri avvenuti nei pressi della sede del partito. Di seguito proponiamo un'analisi di Francesco Forte sull'assalto alle istituzioni e sulla necessaria difesa della politica.

 

Paraguay, assalto al Parlamento. Il video degli scontri

I manifestanti contestano la riforma costituzionale che consentirebbe al presidente Cortes di ricandidarsi ed essere rieletto

 


 

Roma. L’attentato terroristico di Khalid Masood al parlamento inglese e gli attacchi dei grillini ai “privilegi” del parlamento italiano rappresentano due modelli diversi di applicazione della teoria circolazione delle elitès, uno violento, l’altro paretiano. L’attacco a Westminster aveva lo scopo di colpire il maggior simbolo della democrazia occidentale e di generare rischio e insicurezza nei parlamentari. Ha un precedente storico nell’attentato di Guy Fawkes al Parlamento britannico il 5 novembre del 1605. I bambini inglesi ogni anno festeggiano il 5 novembre in cui le guardie di Re Giacomo bloccarono il terrorista. Khalid, insegnante di lingua inglese, conosceva questa tradizione. La doveva conoscere anche l’algerino Zehef Bibeay che il 22 ottobre 2014 sparò contro il parlamento canadese prima di esser trivellato di colpi dalle guardie. Forse lo conosceva anche il cittadino austriaco Thomas al-J., convertito all'Islam, che nel giugno del 2011 stava pianificando lo schianto di un aereo contro il Bundestag.

 

Questi attentati di “lupi solitari” hanno una comune radice teocratica islamica, che mira a sostituire l “impuro” parlamento occidentale con un parlamento “puro” nutrito dell’etica dell’Islam, di cui si sente interprete la nuova lite anti capitalistica cresciuta nelle periferie neo-post capitalistiche. La purificazione esige la violenza, come quella contro le colonne di Palmira simbolo di civiltà pagana. Anche Grillo punta alla sostituzione di un parlamento e di una politica impuri quelli puri. Ma la sua circolazione della élites è paretiana. Si base sul messaggio emotivo, racchiuso in figure di vita quotidiana e su strumenti istituzionali apparentemente legalitari. Nel 2013 ha dichiarato al Corriere del Ticino che intende “aprire il parlamento come una scatola di tonno” Così “La smetteranno d fare inciuci, accordi sottobanco, depistare informazioni, scambiarsi appalti, favori, regalie, mogli, amanti. È finita. Una volta entrati noi, non si ruba più. E non solo in Parlamento: cambieremo il paese".

 

Viene alla mente il discorso di Mussolini a Montecitorio nel 1924 contro “l’aula sorda e grigia”. Ma al posto della spada dell’Islam o del manganello, i 5 Stelle esibiscono la chiavetta, con cui-con destrezza- si apre la scatoletta di tonno. Al posto delle colonne di Palmira che crollano a terra a pezzi, ci sono strisce gialline di tonno fra loro appiccicate, con odore di salamoia. Non è la farsa a cui si riferisce Marx quando dice che la storia si ripete sempre due volte, prima come tragedia e poi come farsa. E’ l’impiego abile del linguaggio dei “residui”, nel senso di Pareto di impulsi dovuti al sentimenti, istinti, ricordi o altro tramite cui le “derivazioni” ossia concetti e azioni non logiche sostituiscono le valutazione logiche, nella propaganda e nell’azione politica. Il movimento 5 Stelle sostiene che i membri parlamento non hanno diritto all’immunità, però con la clausola, che non valeva all’epoca di Mani pulite, che il parlamento deve votare automaticamente la decadenza solo per chi ha subito una condanna con una sentenza esecutiva. Apparentemente legalitario, questo principio urta contro il canone costituzionale dell’equilibrio dei poteri per cui nello stato di diritto nessuno dei tre prevale sugli altri. Diversamente la magistratura diventa autocrazia autoreferenziale.

 

Per svuotare la scatoletta di tonno dai parlamentari dotati di professionalità e di curricolo, si sostiene che i deputati e i senatori debbano essere pagati poco e non debbono avere il vitalizio, ma la pensione contributiva, come i lavoratori dell’Inps, col posto fisso. Ma, come han scritto Luigi Einaudi ed Ezio Vanoni, coloro che maneggiano pubblico denaro vanno ben pagati affinché gestiscano con rispetto e competenza la cosa pubblica.

Francesco Forte

E' nella terza età, essendo nato a Busto Arsizio nell’anno 29 del secolo scorso. Ha vissuto a Sondrio dall’età di 9 anni e ivi ha frequentato il ginnasio-liceo Piazzi. Suo padre, suo nonno e suo zio erano magistrati. Ma lui ha scelto, sin dalle medie, di fare l’economista. Nel 1947, perciò, vinto il concorso di alunno al Collegio Ghislieri di Pavia, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza e frequentò contemporaneamente la Facoltà di Scienze politiche e soprattutto l’Istituto di Finanza dell’Università. Nel 1951 si laurea con lode e menzione per la stampa con una tesi in scienza delle finanze. Nello stesso anno viene nominato Assistente ordinario nell’istituto di finanza pavese diretto dal professor Benvenuto Griziotti, maestro fra l’altro di Ezio Vanoni, di cui Forte diventa professore supplente all’Università statale di Milano dal 1955-56 al 1956-1957. Da questo anno è professore incaricato presso le Università di Milano e Urbino. E’ nel frattempo consulente di imprese come Eni e Ferrero e redattore capo dell’economia del nuovo giornale Il Giorno. Nel febbraio 1959 consegue la libera docenza in scienza delle finanze. Dal ‘59 al ‘60 è post-doctoral fellow del Thomas Jefferson Center del Dept. of economics dell’Università di Virginia. Nel 1960 è Associate professor of economics presso la stessa Università. Nel 1961 approda all’International Tax Center di Harvard e diviene full professor of Economics all’Università di Virgina su proposta di James Buchanan e Ronald Coase poi premio Nobel per l’economia. Nello stesso anno vince in Italia il concorso di cattedra in Scienza delle finanze e viene chiamato da Luigi Einaudi a succedergli presso le facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche dell’Università di Torino. Tra il 1962 e il 1964 è consulente dei ministri del Bilancio Ugo la Malfa e Antonio Giolitti e inizia a elaborare a livello politico la formula del liberal-socialismo, allora considerata strana, che peraltro deriva dal suo indirizzo di “economia sociale di mercato”, cui rimarrà costantemente fedele. Nel 1965 è visiting professor nell’Università di York in Inghilterra, due anni dopo Rockfeller research professor a Washington presso la Brookings Institution e nel 1970 Visiting professor presso l’Università di California. Dal 1966 al 1976 è membro della giunta esecutiva e poi vicepresidente dell’Eni, e fino al 1981 preside della Scuola di specializzazione E. Mattei dell’Eni. Nel 1983 diviene membro del Board dell’Università di Buckingam e nel 1986 la stessa Università gli conferisce la laurea Honoris causa. Dal 1979 al 1987, su designazione di Bettino Craxi, che ne apprezza la linea economica, è capolista alla Camera ed eletto nel collegio Como-Sondrio-Varese. Dall’87al '94, per altre due legislature, senatore del collegio di Sondrio In questo periodo è presidente della commissione Industria alla Camera, ministro delle Finanze (1982-1983), ministro delle Politiche comunitarie (1983-1985), sottosegretario delegato per gli interventi straordinari nel terzo mondo (1985-87), capo dello staff del rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per i problemi del debito estero dei PVS (1990-91), presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato (1992-94). Nel 1984 è chiamato a Roma alla cattedra di Politica economica e poi a quella di Scienza delle finanze nella Facoltà di economia dell’Università La Sapienza. Nel 1987 diviene presidente della European Public Choice Society e nel 1989 vicepresidente della Hume Society di Edimburgo. Dal 1987 è presidente onorario dell’International Istititute of Public Finance. Nel 1997 è visiting professor presso il Fondo monetario internazionale a Washington. Dal 2000 al 2004 è presidente prima del nuovo Corso di Laurea in Turismo e Risorse e poi di quello di Moda e Costume della Sapienza. Dal 2005 è professore emerito della facoltà di Economia della Sapienza e vi continua le sue ricerche scientifiche. Presidente dal 2004 del comitato scientifico per l’istituzione della facoltà di Economia dell’Università mediterranea di Reggio Calabria, vi ha creato il nuovo corso di laurea in Scienze economiche e vi insegna Scienza delle finanze e Analisi economica del diritto. E’ oramai autore o coautore di 51 volumi di opere scientifiche e di diverse centinaia di saggi economici in italiano e inglese in riviste italiane e internazionali. Ha scritto articoli sull’Espresso, Panorama, La stampa, Il Giornale, Italia Oggi, e ora su Libero. E’ autore dell’editoriale economico del Foglio dalla fondazione e grazie all’elettronica svolge, con impegno quasi religioso, questo compito quotidiano in qualunque parte di Italia o del resto del mondo si trovi. Scrive sul Foglio, di tanto in tanto, articoli firmati che, nel gergo dei foglianti, vengono denominati “i fortiani”.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    02 Aprile 2017 - 23:11

    Egregio Dottor Forte, certo che mettere a confronto degli Einaudi e dei Vanoni di ieri il nostro isterico velenoso e becero grillastro d'oggi ci fa aggrovigliar le viscere dal disgusto di noi stessi per quanto siamo caduti in basso. Per favore, non lo faccia più!

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  • guido.valota

    02 Aprile 2017 - 13:01

    Grillo Dux dixit: "La smetteranno d fare inciuci, accordi sottobanco, depistare informazioni, scambiarsi appalti, favori, regalie, mogli, amanti. È finita. Una volta entrati noi, non si ruba più. E non solo in Parlamento: cambieremo il paese. Ognuno dovrà indicare come beneficiario un grillino della nomenklatura da me indicata in polizze vita obbligatorie".

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