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Da Taverna a Raggi (e ritorno), chi sono le donne-simbolo dei 5 stelle

Ogni fase della storia del M5s ha il suo personaggio femminile di riferimento. Evoluzione, involuzione e rivoluzione del movimento: sindaci, nuove sortite ribelli e figure di lotta e di governo

16 Gennaio 2017 alle 09:59

Le donne-simbolo del M5s

Roberta Lombardi, deputata ed ex presidente del gruppo parlamentare del M5s, e Virginia Raggi, sindaco di Roma (foto LaPresse)

Noi, non voi, abbiamo diciassette donne su trentuno come capolista. Noi, non voi, abbiamo altissime percentuali di donne giovani e laureate tra i nostri eletti. Noi, non voi, candidiamo le donne a qualsiasi carica. La storia dei Cinque stelle e le donne era partita così: come dichiarata manifestazione di superiorità anti casta, anti soffitti di cristallo e anti discriminazione nei giorni in cui, tra il 2012 e il 2013, il Movimento del “vaffa” e di Beppe Grillo inondava la rete...

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Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Gennaio 2017 - 14:02

    L'ho sempre sostenuto: giusto, necessario, doveroso, che le donne abbiamo ogni parità possibile con gli uomini. Però bisogna che si abituino: a capire cosa veramente significa "parità". Dobbiamo avere la giusta, dovuta comprensione, quella che si riserba ai neofiti, ok. Magari ci dessero una manina per farci sapere cosa vogliono, no? Si ha la sensazione, sbaglio ovvio, che la confusione regni nel campo di Agramante. Serve davvero personalizzare? Certo, tira, ma è l'insieme a suscitare perplessità.

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