Barbara Lezzi (foto LaPresse)

Il talento di Barbara Lezzi nella società dello spettacolo grillino

David Allegranti

La senatrice a cinque stelle che qualcuno vuole ministro

Roma. Fra le mani avevamo l’opera struggente di un formidabile genio, eppure non ce ne eravamo accorti. Avevamo il talento politico purissimo di Barbara Lezzi, senatrice a cinque stelle autorizzata dai capi a dibattere in tv, il che la rende nell’epoca della società dello spettacolo una sorta di statista, ma abbiamo dovuto aspettare la fine della legislatura per apprezzarne appieno le doti.

 

 

Un mese fa Andrea Scanzi, di professione talent scout, aveva rivendicato la primogenitura, dicendo che il M5s ha effettivamente un problema di classe dirigente, ma meno male che qualcuno svetta, si fa riconoscere, si mette in mostra, insomma meno male che Barbara Lezzi c’è: “La senatrice è una delle parlamentari più preparate che ha il M5S, l’ho scritto anche in tempi non sospetti. E’ così convincente in tv che persino Bruno Vespa, quando la vede, soggiace al suo fascino politico. E Vespa non è esattamente grillino”, ha detto Scanzi a “Coffee Break”, su La7, indicandola come possibile ministro dell’Economia. Già in altre occasioni Scanzi si era complimentato con la senatrice, definendola addirittura “rutilante” dopo una sua performance a “Porta a Porta”. La sfavillante Lezzi from Lequile (Lecce) non si è fatta attendere: il giorno dopo Ferragosto, la parlamentare, che è anche vicepresidente della commissione Bilancio al Senato, ha pubblicato un video su Facebook per spiegare perché, secondo lei, c’è stato un aumento del Pil nel secondo trimestre del 2017: “Perché ha fatto molto caldo”. Cosa che in effetti è vera (che ha fatto molto caldo ce ne siamo accorti un po’ tutti), ma da qui a poter sostenere che il Pil è cresciuto grazie ai condizionatori, stolida tecnologia serva di Renzi, ce ne corre.

 

Come nota la Pagella Politica di Agi, “l’aumento dello 0,4 per cento non è un picco. E’ stato registrato nel secondo trimestre del 2017, così come nel primo 2017 e nell’ultimo del 2016 (dati estratti dal database Istat). Dunque anche durante le stagioni fredde. La produzione industriale, poi, è vero che a giugno è stata trainata dall’energia (+9,8 per cento rispetto a giugno 2016), ma non solo. Hanno concorso i beni di consumo (+5,6 per cento), in particolare quelli durevoli (+10,6 per cento), così come i beni strumentali (+5,1 per cento) e intermedi (+4 per cento)”. Ma che avesse qualche numero da funambolo della democrazia del clic Barbara Lezzi, già nota alle cronache per aver assunto come assistente parlamentare la figlia del suo compagno, non esattamente quindi in pieno spirito meritocratico grillino, lo si sarebbe dovuto intuire dal curriculum con cui si era presentata alle parlamentarie del 2013. “Diplomata nel 1991 presso l’istituto tecnico Deledda per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere. Assunta dal gennaio 1992 presso un’azienda del settore commercio con la qualifica di impiegata di III livello”. Segue dichiarazione di intenti: “Accetto, sottoscrivo, condivido, approvo il non statuto, il programma, le regole per i futuri parlamentari e soprattutto riconosco nella figura degli eletti il ruolo di portavoce. Credo che da questo si evinca il mio spirito a cinque stelle ed a poco altro servirebbe l’elencazione di ciò che con gli altri attivisti ho fatto dal primo Vday in poi”. Insomma una seguace del Casalgrillo certificata, non una che si è radicalizzata col tempo navigando su qualche sito estremista. Ma la senatrice non può assurgere solo al ruolo di ministra dell’Economia. Sarebbe riduttivo, perché i geni rinascimentali non possono essere confinati in un solo ambito. Lo specialismo è una dittatura e va combattuto, naturalmente. Durante il dibattito referendario dello scorso anno aveva dimostrato anche una certa giurisprudente sapienza, sostenendo in tv che per ridurre il numero dei parlamentari non ci sarebbe stato bisogno di una riforma ma di un semplice decreto da fare in un paio di settimane. Ma la riduzione del numero dei parlamentari – che è peraltro contenuta nella nuova proposta dei Cinque Stelle – è una modifica costituzionale a tutti gli effetti, perché va a rivedere gli attuali articoli 56 e 57. E per modificare la carta costituzionale è necessario seguire l’articolo 138, che prevede una procedura rafforzata per le leggi di revisione costituzionale. Altro che decreto da scrivere con la mano sinistra mentre con l’altra si aggiornano Instagram e Facebook.

 

Insomma, gli aspiranti ministri dei Cinque Stelle non sanno un tubo, pontificano, straparlano. E più pontificano e straparlano più hanno successo, sfruttando le ampie maglie della “democrazia dei creduloni”, come la chiama il sociologo francese Gérald Bronner. “Oggi il cretino è pieno di idee”, diceva Ennio Flaiano. E le scrive su Facebook.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.