Silvio Berlusconi con Matteo Salvini a un comizio del 2015 (foto LaPresse)

Il Cav. deve temere più la goffa scalata di Salvini che quella di Bolloré

Claudio Cerasa

Senza un grande guizzo di Berlusconi la partita del leader leghista può coincidere davvero con il ritorno nelle catacombe del centrodestra italiano

Mettiamo per un istante da parte i problemi (molti) di Matteo Renzi e le pazzie (infinite) del Movimento 5 stelle e proviamo a immaginare, nei prossimi giorni, intorno a quale questione dovrà porsi qualche domanda importante Silvio Berlusconi. Il tema centrale rispetto al futuro del Cav. non riguarda soltanto l’assetto di Mediaset e la riorganizzazione del Milan ma riguarda, prima di tutto, la sua direzione politica. Da un certo punto di vista, il futuro del centrodestra è simile al futuro di Mediaset: sia il partito di Berlusconi sia la televisione della famiglia Berlusconi sono oggetto di una scalata ostile. L’azienda sta provando a resistere alla scalata di Vivendi. Il partito sta provando a resistere alla scalata di Salvini. La grande differenza tra le due scalate è che mentre la prima può coincidere con l’interesse dell’azienda del Cav. (quando un capitalismo a corto di capitali si ritrova con un capitalista pieno di progetti e di capitali bisogna festeggiare) la seconda rischia di essere la rovina di Berlusconi. A differenza del progetto di Bolloré, la scalata di Salvini al centrodestra non ha capitali (ovvero i voti) e non ha un progetto concreto (ovvero un business plan) e rischia di trascinare il centrodestra in un bacino elettorale già prosciugato dal Movimento 5 stelle. 

 

 

Silvio Berlusconi ha detto in più occasioni di sentirsi un leader di centro alternativo alla destra lepenista ma nonostante questo non è ancora riuscito a convincersi su quale sia la strada giusta da prendere: un percorso al centro alternativo a quello della Lega lepenista o un percorso di centrodestra complementare a quello della Lega? Quello che può sembrare un semplice esercizio di dialettica politica rischia di diventare invece nei prossimi mesi il vero spartito di questo scorcio finale della legislatura. Dalla scelta che farà Berlusconi rispetto al suo rapporto con Salvini si capirà qualcosa di più non solo del destino del governo ma anche di ciò che sarà l’Italia nei prossimi anni. Il problema è semplice: Berlusconi ha scelto di separare per sempre la sua strada dalla Lega o proverà a tenersi aperto fino all’ultimo uno spiraglio per mantenere la Lega all’interno del perimetro del centrodestra? Il sacrificio di Stefano Parisi (leader anti salviniano) e la tentazione di mettersi alla ricerca di una figura che possa giocare il ruolo di federatore (alla Paolo Del Debbio) suggerirebbero che il Cav. abbia già scelto che partita giocare: da una parte scrivere con il Pd (e senza la Lega) la legge elettorale e dall’altra parte non rompere con la Lega per provare, un domani, a governare insieme sul modello Maroni in Lombardia.

 

Il problema di Berlusconi è che, come capita quando ci sono delle scalate ostili, mentre il progetto del centrodestra salviniano è molto chiaro (destra sovranista, nazionalista, anti europeista, anti euro, anti immigrati) e per questo potrebbe avere un seguito, il progetto del centrodestra berlusconiano è inesistente. La vittoria del No al referendum costituzionale ha permesso a Berlusconi di avere tra le mani lo scalpo di Renzi ma allo stesso tempo ha messo a nudo il grande dramma del post berlusconismo: non essere un’alternativa né al progetto renziano né al progetto grillino. Per quanto possa essere detestabile, Renzi ha perso il referendum su una piattaforma in un certo senso berlusconiana (semplificazione della burocrazia, modello maggioritario, riduzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo, primato della politica) e Grillo lo ha vinto su una piattaforma esplicitamente anti berlusconiana (Renzi andava abbattuto perché il progetto dell’ex premier era troppo simile a quello del Cav.).

 

  

Il centrodestra diciamo così “moderato” non ha una linea e non ha una visione perché in parte ha svenduto la sua anima alle forze anti sistema e perché in parte si è visto scippare via alcuni temi dal centrosinistra. In una fase storica e politica in cui le destre stanno di fatto governando il mondo è un grande paradosso che in un paese dove l’elettorato di centrodestra non è mai scomparso si stia eclissando un credibile progetto di centrodestra. Per uscire fuori da questo pasticcio Berlusconi paradossalmente ha solo una strada: non inseguire le sirene proporzionaliste (correndo da solo) ma provare a guidare il processo di aggregazione del centrodestra costringendo la Lega di Salvini a togliersi la felpa e a fare i conti con il principio di realtà. Per farlo occorre una legge elettorale che contenga un briciolo di spirito maggioritario (il Mattarellum sarebbe un sogno) e che permetta a Berlusconi e Renzi di costruire un nuovo patto del Nazareno non all’insegna del minimalismo politico.

 

Un patto che dovrebbe essere così formulato: con questa legge elettorale proviamo a ricomporre due grandi poli, sapendo poi che i due poli si possono spacchettare e rimescolare nel caso in cui fosse necessaria una grande coalizione per governare contro le forze anti sistema. Per farlo però occorre un passaggio chiaro che spetta a Berlusconi: dimostrare che la sovrapposizione tra il centrodestra e il Movimento 5 stelle – con il comitato del No di Forza Italia che in campagna elettorale consigliava i libri di Travaglio – è un episodio che fa parte del passato e non l’inizio di un nuovo e folle percorso politico. Dovrebbe essere scontato ma senza un guizzo di Berlusconi la scalata ostile di Salvini potrebbe coincidere con il ritorno nelle catacombe del centrodestra italiano. Ne vale la pena?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.