Matteo Renzi (foto LaPresse)

L'ultimo Nazareno

C'è un piano di Renzi per uscire (con il Cav.) dalla melassa proporzionalista

Redazione

Un Mattarellum corretto: 50 per cento uninominale e 50 proporzionale, tutto per stanare e convincere il Cav.

Roma. Circola una super proposta di riforma elettorale, un sistema che nel Pd sono sicuri possa piacere anche a Silvio Berlusconi, cioè all’uomo con il quale – se non altro per mancanza di alternative – Matteo Renzi sarà prima o poi costretto a siglare un nuovo accordo, meno ricco d’implicazioni e subordinate, certo, circoscritto al solo sistema di voto, inevitabilmente, ma non meno decisivo di quel famoso patto che quasi tre anni fa fu battezzato dai giornali, e dagli stessi contraenti, con il nome di patto del Nazareno. E allora mentre il centrodestra si riunisce, riallaccia vecchi rapporti, ritrova ragioni per discutere di legge elettorale e di alleanze, e un po’ si divide tra la tentazione proporzionalista di Forza Italia e la nuova pulsione maggioritaria di Matteo Salvini, nel Pd hanno già in tasca una sintesi forse perfetta, una via di mezzo tra quello che vuole Salvini, ciò che desidera Berlusconi, ciò che rassicura i partiti più piccoli e che, contemporaneamente, sembra anche conveniente a Renzi. Si tratta del Mattarellum, la legge che porta il nome dell’attuale presidente della Repubblica, quella rimasta in vigore fino alla riforma del 2005 firmata da Roberto Calderoli, ma un Mattarellum modificato geneticamente in senso largamente proporzionalista: cinquanta per cento collegi uninominali, e cinquanta per cento proporzionale con liste bloccate (il Mattarellum originale prevedeva invece una quota proporzionale del solo 25 per cento). Ma si tratta ancora di una proposta evanescente, che prenderà forma con estrema lentezza, per piccoli assaggi, annusamenti, in un percorso lungo e carsico che non emergerà almeno fino al 24 gennaio, data in cui la Consulta dovrebbe pronunciarsi sulla costituzionalità dell’Italicum.

 

E le posizioni in campo sono ingarbugliate e spesso nemmeno esplicite, ma sottoposte ai mille giochi di specchi che sempre impone la tattica negoziale, o forse, in questo caso, addirittura pre-negoziale. Tuttavia, a taccuini chiusi, chi partecipa ai conciliaboli di giglio magico (Pd) e di corte (Arcore), alla fine descrive, nel pissi pissi di Palazzo, una situazione abbastanza chiara: Renzi vuole un sistema con il quale poter andare all’incasso di quel 35-40 per cento che ritiene gli appartenga, visti i voti confluiti sul Sì al referendum. Berlusconi sogna invece un sistema che non lo costringa a scegliersi gli alleati prima del voto, ma che gli tenga aperta ogni strada, anche quella delle larghe intese, dunque riscopre in tarda età la vecchia tentazione del proporzionale e la libertà che questo sistema gli consentirebbe. Mentre Salvini, infine, vuole costringere Berlusconi a mollare la leadership del centrodestra, dunque, pur sempre capace di una capriola com’è, è il più esplicito nel rivendicare una formula coalizionista, lo ha detto chiaro: “Faremo la nostra proposta sul ritorno al Mattarellum, legge già sperimentata e quindi immediatamente riadottabile”. Ed ecco che, esplicitate le proposte in campo, una sintesi, per quanto apparentemente impossibile, invece fa capolino, ed è nel Pd renziano che per adesso trova sostenitori. Poiché, a quanto pare, il Mattarellum va bene a Renzi e va bene anche a Salvini, quello da convincere è Berlusconi.

 

Ma come convincerlo? Semplicemente allargando la quota proporzionale del Mattarellum in modo tale che il Cavaliere, pur dovendosi acconciare a un’alleanza elettorale con Salvini e Giorgia Meloni nei collegi uninominali, possa comunque – con una fetta enorme di proporzionale (50 per cento) – eleggere parlamentari a lui fedeli. Salverebbe l’alleanza del centrodestra, contribuirebbe a tentare una scalata (difficile) alla vittoria, e potrebbe comunque coltivare la subordinata di accordi post elettorali in Parlamento per un governo di larghe intese, o comunque mantenere una sua considerevole autonomia rispetto ai lepenisti Salvini e Meloni. Ma è ancora presto, nessuno sembra avere davvero fretta di intervenire sulla legge elettorale né di anticipare le decisioni della Corte costituzionale che, con molta calma, si prepara per il 24 gennaio a far conoscere i suoi rilievi di incostituzionalità sull’Italicum. E’ una melassa nella quale si sprofonda a ogni passo, a cominciare dal fatto che il governo di Paolo Gentiloni è nato con l’obiettivo esplicito di fare una legge elettorale, ma non è affatto chiaro quale debba essere in realtà il suo ruolo visto che lo stesso Gentiloni ha detto di voler solo “accompagnare” i partiti.