Ezio Mauro (di spalle) con Matteo Renzi (foto LaPresse)

Quello che Ezio Mauro dimentica sulla "deriva" del Pd

Claudio Cerasa
La mutazione del Pd è avvenuta non per capriccio di qualcuno ma perché nel 2013 1.895.332 persone hanno votato Matteo Renzi alle primarie per evitare che il Pd registrasse lo stesso fallimento ottenuto dal Pd guidato da Bersani e fortemente sostenuto dallo stesso giornale da lui diretto

Al direttore - E così, a sentire le dichiarazioni del dopo direzione Pd, le minoranze sono tutte latte e miele: votiamo No al referendum, dicono, ma le sorti del governo Renzi non ne dipendono e noi, del resto, non ci pensiamo neppure a lasciare il Pd, ch’è la nostra casa, la scissione sarebbe una cosa insensata, un danno per l’Italia. Votano No al referendum, dopo aver votato tre volte Sì a testa in Parlamento e fregandosene allegramente di un miliardo di risoluzioni del partito, i membri della minoranza Pd. Ma non se ne andranno, dicono, nemmeno con una pistola puntata alla tempia. E, anzi, sono fermamente convinti che Renzi debba restare al suo posto di capo del governo anche se vince il No, risultato che non solo si augurano ma per il quale, in forme diverse, si batteranno così da vedere di riprendersi il partito (si sono mai visti illusi di tal fatta?). Fossero stati ai tempi di Togliatti-Berlinguer, di cui ogni giorno illuminano gli altari, sarebbero stati accompagnati energicamente alla porta da quel dì. Intendiamoci, hanno ragioni da vendere tutti costoro, perché dove vanno, una volta usciti? A fare la fine di Fassina e Civati? Cosicché anche del pensoso e sofferto Cuperlo si possa domani dire: Cuperlo chi? E allora conviene segnarci il tempo e l’occasione, a noi osservatori interessati: sta andando in scena la più incredibile e impunita e inesausta e esosa delle sovversioni delle regole di un partito e della stessa democrazia. Perché Renzi, che non è un fesso, non concederà mai a questa gente l’aureola del martire. Non ora, almeno. Io spero però che ci sarà spazio, più tardi, per una riconsiderazione politico-culturale a tutto campo che faccia finalmente chiarezza a sinistra. Perché questa di Bersani & C. è francamente una sinistra ormai non semplicemente insopportabile, giudizio ovviamente soggettivo del sottoscritto, ma fuori del tempo e addirittura contro il tempo – e questo è invece il giudizio già emesso e certificato dalla storia.
Roberto Volpi

 

 

Ezio Mauro ha ragione a segnalare, come ha fatto ieri su Repubblica, che esiste una deriva identitaria del Pd. La deriva esiste. Bisogna vedere se chiamare deriva un cambio di rotta è giusto oppure no, ma comunque esiste. Ma c’è un piccolo problema: la mutazione del Pd è avvenuta non per capriccio di qualcuno ma perché nel 2013 1.895.332 persone hanno votato Matteo Renzi alle primarie per evitare che il Pd registrasse lo stesso fallimento ottenuto dal Pd guidato da Bersani e fortemente sostenuto dallo stesso giornale diretto da Ezio Mauro. Quell’idea non è stata superata in nome di un tradimento di valori antichi. E’ stata superata per una ragione ammessa candidamente da Ezio Mauro nel maggio del 2015 durante un’intervista a Dogliani: “Io ho un’idea di sinistra molto diversa da quella di Renzi, ma sospetto che con la mia idea la sinistra non vincerebbe mai mentre con quella di Renzi sì”. Serve aggiungere altro?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.