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La satira involontaria di Brunetta: "Viva Travaglio, viva Zagrebelsky, viva l'M5s"

"Stiamo da quella parte, ma per carità non facciamoci notare troppo", predicava saggiamente Gianni Letta. Ma ora si cade nello spensierato autolesionismo

30 Settembre 2016 alle 16:04

La satira involontaria di Brunetta: "Viva Travaglio, viva Zagrebelsky, viva l'M5s"

Renato Brunetta (foto LaPresse)

Quando Silvio Berlusconi, riunita la sua corte ad Arcore, ha deciso definitivamente per il “no” al referendum, a Gianni Letta sono state sentite pronunciare, con aria leggera ma impensierita, queste esatte parole: “Ma un ‘no’ intelligente”. Devoto com’è all’arte del raccordo e della logica, nonché dotato di quel dono provvidenziale che si chiama senso del ridicolo, il gran ciambellano intuiva il rischio sott’inteso nel ritrovarsi accanto a Carlo Sibilia e Marco Travaglio, a Gustavo Zagrebelsky e alla compagnia dei costituzionalisti che, con una certa accanita coerenza, già si opponevano alla grande riforma istituzionale sulla quale il centrodestra perse il referendum del 2006. E insomma, diceva Letta, con il tono di volpe consumata nell’arte: “Stiamo da quella parte, ma per carità non facciamoci notare troppo”.

 

 

Era preoccupato Letta. Eppure mai, crediamo, avrebbe immaginato possibile un gesto di spensierato autolesionismo come questo: “Viva Zagrebelsky, viva Travaglio, viva il M5s, viva il centrodestra unito se questo porta a un bel NO a Renzi”. Si tratta dell'ultimissimo tweet del prolifico Renato Brunetta. L’immagine che ne viene fuori – chiudete gli occhi e immaginate – determina ciò che nell’arte comica si definisce tecnicamente “incorporo di materiale di psogos”: un’iperbole che produce un aumento della potenza parodistica.

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