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Ai ballottaggi fanciulle in fiore a favore di vento (ma speriamo che non ci tocchi remare)

Bocciato il giornalista collettivo che non vede l'ora di vedere Renzi nella polvere; bocciato De Magistris ancora nostalgico del movimento arancione; bocciato D'Alema che un tempo era considerato la migliore intelligenza politica del post comunismo; promosso Paolo Becchi che racconta la genesi di Raggi e Appendino. Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace.

18 Giugno 2016 alle 13:46

Ai ballottaggi fanciulle in fiore a favore di vento (ma speriamo che non ci tocchi remare)

Virginia Raggi (foto LaPresse)

FANCIULLE IN FIORE A FAVORE DI VENTO (MA SPERIAMO CHE NON CI TOCCHI REMARE)

 

Virginia Raggi, Chiara Appendino. E Stefano Parisi, che non è una fanciulla in fiore ma può anche lui sconfiggere un esponente del Pd per altro con labello renziano e perciò umiliare il premier: sono stati gli ospiti più ricercati e coccolati dai talk-show e da conduttori televisivi che a parole si dicono professionisti imparziali ma sotto sotto bramano di vedere il fiorentino nella polvere (al giornalista collettivo ossessivo compulsivo, voto 1).

 

Siamo venuti a capo di due settimane balzane scandite da noiosi confronti. A Roma si è parlato di giochi olimpici che verranno ma forse no, buste paga, redditi, molto di piscine e corna. A Torino della costruzione del polo della sanità che Fassino vuole e l’Appendino no. La ministra Boschi ha pensato di dare una mano dichiarando che in caso di vittoria della 5 Stelle il governo ritirerà il finanziamento ad hoc previsto che è pure fatto di bei soldi, la considerazione è ovvia ma certamente inopportuna, la Boschi ha fatto una gaffe (voto 3). A Milano si è parlato molto di urbanistica, di periferie senza però che siano emerse grandi visioni del futuro della città.

 

A giudicare dai salamelecchi e dagli endorsement le due giovani donne hanno già vinto. Per quel che conta (poco in verità) star e starlette hanno dato il loro sostegno alla Raggi. Nessun cane con pedigree si è esposto invece a favore del povero Giachetti. I chierici tradiscono, intellettuali e artisti di sinistra sono i più lesti a salire sul carro del vincitore,

 

A leggere i sondaggi sotto il mantello, quelli che si commissionano ma non si divulgano, la Raggi sarebbe in grande vantaggio e la Appendino minaccerebbe seriamente Fassino: il sindaco uscente di Torino non è persona particolarmente giocosa di suo ma nelle ultime sortite è sembrato ogni giorno più scuro in volto. L’insofferenza contro chiunque faccia politica da più di un anno, la rabbia, la voglia di fare piazza pulita sono talmente forti da offuscare l’intendimento dell’elettore, lo portano a preferire il salto nel buio del dilettantismo alla continuità di chi ha governato con merito.

 

 

NAPUL’E’

 

A Napoli De Magistris continua a suonare il trombone contro il sistema politico. Ha detto, testuale, “il nostro è un movimento che va molto oltre i partiti”. Non pare si riferisse ai 5 Stelle che tra l’altro si stanno lentamente trasformando in partito. Il movimento arancione, cui si richiamava anche l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non c’è più. Il movimento Possibile di Pippo Civati, suo alleato, non gode ottima salute (voto 4 d’incoraggiamento). Dunque De Magistris parla del suo personalissimo movimento, cioè degli elettori che a Napoli votano per lui e le liste civiche a lui collegate. Non sembra molto oltre i partiti (voto 0).

 

 

D’ALEMA DICE

 

Repubblica (voto 9) si accredita lo scoop della settimana: l’ex leader massimo avrebbe detto che voterà Raggi e voterebbe persino Lucifero pur di far cadere Renzi. Lui smentisce, il giornale conferma, la polemica va avanti per qualche giorno, riportare dichiarazioni di terze persone è relata refero e non è considerata una prova nemmeno in un tribunale. Il fatto vero è un altro, questo sì incontrovertibile e grosso come una montagna: D’Alema non ha mai detto pubblicamente che voterà per Giachetti, il candidato del suo partito. Persino Bernie Sanders spenderà una parola in favore della Clinton. Vero è che il socialista americano ha un qualche seguito e qualcuno si comporterà di conseguenza, mentre D’Alema non se lo fila nessuno. E’ triste veder finire in questo modo quella che un tempo era considerata la migliore intelligenza politica del post comunismo (voto 4)

 

 

E SE I SONDAGGI…

 

Non solo D’Alema però: chiunque direttamente o indirettamente ha dato indicazioni di voto ha parlato nel deserto. Persino la sinistra radicale, che per quanto frammentata ha la disciplina di partito nel dna, riuscirà a spostare un numero significativo di voti. Il ballottaggio è davvero una nuova partita, zero a zero e palla al centro, non lo dicono solo i candidati sfavoriti per farsi coraggio ma le analisi dei flussi elettorali. Basterebbe che andasse a votare qualche decina di migliaia di elettori che non hanno votato al primo turno, per cambiare i risultati. Non sarebbe certo la prima volta che sondaggi e sondaggisti prendono topiche clamorose.

 

 

VIRGINIA E CHIARA

 

I 5 Stelle li considero antropologicamente diversi e non ho l’età per avere ancora una qualche curiosità giornalistica per il nuovo.  A pelle sarei piuttosto d’accordo con il grande Vittorio Zucconi (voto 10) che pare li detesti profondamente. Mi irritano, sembrano fatti con lo stampino, mai una cosa controcorrente o vagamente originale, ripetono quelle quattro formule magiche (sempre le stesse) con un sorrisetto da allocco stampato sul volto.

 

Però bisognerà pure documentarsi visto che rischiano di diventare i nuovi padroni di alcune città e domani del paese: loro diranno che non ci sono padroni ma solo cittadini e portavoce dei cittadini e già questo è un grande cetriolo volante di una specie sconosciuta.

 

La candidata di Roma è un filo antipatica, maleducata e supponente. Pare che il suo consulente in materia urbanistica destinato forse a un posto in giunta sia Paolo Berdini, architetto. Lo conobbi negli anni ‘70 in epoca gauchista, già allora era un ingegno sui generis, un utopista che voleva rieducare le masse e piegare la società dei consumi alle austere visioni delle menti del club di Roma. Secondo Alessandro Giuli (voto 10 e lode), condirettore del mio giornale, non c’è da preoccuparsi, a Roma comanderanno sempre Atac, Ama e vigili urbani. 

 

Chiara Appendino, la candidata di Torino, ha bellissimi occhi, sembra meno spocchiosa ma anche lei ha un che di meccanico, di ripetitivo.

 

In realtà pare che questo modo di essere di entrambe sia voluto e studiato. Dice Paolo Becchi, (voto 8) il politologo genovese che a suo tempo fu considerato l’ideologo del movimento, che è questa l’opera ultima, il capolavoro di Casaleggio senior, il lascito del guru agli eredi. In un’intervista a Formiche.net (voto 9) il professore racconta che la Raggi e l’Appendino furono individuate e selezionate in quanto “donne giovani e fresche” tre anni fa, formate e messe in orbita da Gianroberto secondo un piano preciso, meticoloso e che si è realizzato in pieno. A suo dire ormai Grillo conta poco o nulla, avrebbe vinto la linea istituzionale di Luigi Di Maio, non ci sarà vera opposizione su referendum e legge elettorale, quindi Renzi porterà a casa la riforma costituzionale e nella scia vincerà anche le elezioni politiche.

 

Chi più chi meno i militanti e i quadri dei partiti storici si sono formati nel quotidiano delle battaglie civili e sociali: oggi si trovano a fare i conti e magari a perdere contro candidati progettati in laboratorio, senza passato, senza storia, senza autonomia né decisionale né politica e con reazioni e comportamenti robotici. Non è più un doloroso mistero che fa dell’Italia un paese davvero unico al mondo: è fantascienza.

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