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Viva il processo al processo mediatico

La giusta battaglia dei penalisti contro i teoremi a favore di telecamera. Si è svolta ieri una manifestazione indetta dall’Unione della Camere penali per denunciare la degradazione del procedimento penale.

4 Dicembre 2015 alle 06:27

Viva il processo al processo mediatico

Si è svolta ieri una manifestazione indetta dall’Unione della Camere penali per denunciare la degradazione del procedimento penale. Il fatto che ha indotto gli avvocati ad adottare per la prima volta una forma di lotta così impegnativa è l’andamento del procedimento su “mafia capitale” in cui i diritti degli imputati più elementari, a cominciare da quello di partecipare personalmente al dibattimento, sono stati manomessi. Le esigenze mediatiche già avevano determinato una distorsione con la “massiccia” conferenza stampa di avvio indetta dalla procura con l’evidente scopo di creare un clima sfavorevole a una equa disamina delle responsabilità degli imputati. Poi la decisione del tribunale di negare prima addirittura a tutti gli imputati e poi a tre di loro di prendere parte fisicamente al dibattimento ha segnato un salto di qualità nefasto nell’impiego eccessivo delle norme emergenziali a una fattispecie giuridica cui l’accusa intende conferire il carattere di una operazione esemplare contro al criminalità organizzata.

 

Sarebbe utile per tutti riflettere sulla manomissione dei diritti costituzionali che è già in atto, mentre si discute della possibilità di introdurre limitazioni per contrastare meglio il terrorismo di matrice islamica. Le misure eccezionali possono essere accettate solo se sono commisurate ai reali rischi e, soprattutto, se il loro impiego è strettamente delimitato a reati e a circostanze che rimandino effettivamente a quei pericoli. Un abominio giuridico come il 41 bis è purtroppo stato necessario in una fase di aggressività straordinaria della criminalità organizzata, ma se norme che avevano una spiegazione e forse una giustificazione in relazione a quei fenomeni vengono utilizzate a strascico, magari solo per dare maggiore visibilità mediatica ai teoremi accusatori, diventano una degradazione permanente della qualità del procedimento penale, quindi della giustizia, quindi della libertà e dei diritti di tutti. I penalisti hanno avuto il coraggio di esporre queste tesi in un momento difficile e in un clima dominato dalle preoccupazioni per la sicurezza, per questo la loro iniziativa è ancora più lodevole.

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