Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Pronto soccorso Cav.

Salvatore Merlo
I numeri che mancano a Renzi per le riforme in Senato? Ci pensa Forza Italia. Contropartita? Follow the Rai

Roma. Non è una mossa tattica, né un segno contraddittorio, stranamente umorale (malgrado gli umori ad Arcore contino), ma nell’altalenante relazione tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi potrebbe cambiare qualcosa, anzi qualcosa sta già cambiando in una complicata sofistica di rapporti che procedono per allusioni, cauti scambi e offerte, diplomazie che si accendono nell’ombra di un corridoio del Senato o in una telefonata tra messaggeri. Il governo ha bisogno di voti a Palazzo Madama per approvare le riforme senza le quali rimarrebbe svuotato della sua natura spavaldamente novista, e Forza Italia non ha interesse a mettere in difficoltà il governo oltre un certo limite, non ricaverebbe cioè alcun vantaggio dall’inseguire l’orizzonte incognito di un voto anticipato che imporrebbe a Berlusconi d’arrancare alle spalle di Matteo Salvini da posizioni gregarie. E insomma ciò che è buono per Renzi, in questo momento, lo è anche per Berlusconi. Inoltre, le aziende del Cavaliere sono molto interessate non soltanto alla stabilità del sistema politico – qualunque esso sia – ma anche alle buone relazioni con un governo che, oltre a riformare la Rai, giocherà presto un ruolo (e che ruolo bisogna vederlo) nei mobilissimi assetti di quel sistema televisivo che sta cambiando volto, per via di internet e delle nuove tecnologie, e per l’arrivo in Italia di concorrenti stranieri come l’americana Netflix. I ministeri dello Sviluppo economico e dei Beni culturali stanno studiando forme di detassazione per la produzione di contenuti televisivi che corrispondano a “precisi criteri d’interesse culturale”.

 

E qualcosa si muove. “C’è la possibilità, come dovrebbe avvenire normalmente tra forze politiche, di scrivere insieme le regole comuni”, aveva detto martedì Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato, un uomo che per biografia appartiene al mondo del vecchio partito-azienda berlusconiano. E da alcuni giorni, d’altra parte, in Senato, da quando Renzi ha avuto la certezza di non avere numeri solidi (in commissione Affari costituzionali non passa più nulla coi soli voti del Pd) s’era percepito un po’ di fermento nei dedali sotterranei che collegano tra loro i gruppi parlamentari. Prima il rinvio a settembre del rimpasto nelle commissioni, un favore alla maggioranza, di fatto, che Romani spiegava così: “Con Luigi Zanda, il capogruppo del Pd, non c’è stato nemmeno bisogno di parlare. Ci siamo capiti con uno sguardo”. Poi l’apertura sulle riforme, seguita ieri da un’acrobazia del tumultuoso Renato Brunetta, il capogruppo berlusconiano alla Camera, che dalle barricate tsipriote dello scorso fine settimana è passato a dire: “Ci vuole una linea politica non barricadera ma dialogante con proposte precise che ci consentano di condividere e approvare il processo riformatore”.

 

[**Video_box_2**]Ma il pronto soccorso Cav., per Renzi, potrebbe non essere completamente gratis. E la contropartita, forse, non è nelle richieste avanzate ieri da Brunetta e Romani, che vorrebbero cambiare la riforma del Senato mantenendolo elettivo, e vorrebbero anche introdurre il premio di coalizione (e non di lista) nella nuova legge elettorale. Infatti Renzi è ambiguo su entrambe le cose, lo ha già fatto capire. Dicono addirittura che sia stato lui, spaventato dal fantasma di un ballottaggio con Grillo, a proporre a Berlusconi, dopo le scorse regionali, di modificare la natura del premio di maggioranza. Chissà. Ma qual è la contropartita vera? Ieri, sempre in Senato, Camera delle meraviglie, la riforma della Rai, in commissione, è stata completamente stravolta rispetto alla sua fisionomia originaria, quella che al testo aveva impresso Palazzo Chigi. Modificata come, e da chi? La risposta la dà Maurizio Gasparri, ex ministro, autore dell’ultima riforma dell’assetto radiotelevisivo e oggi senatore molto attivo sul dossier Rai: “Sono estremamente soddisfatto che sia passato un mio emendamento”. Nel Pd, alcuni parlano di “incidente”. Altri fanno notare quanto Gasparri parli a telefono con Zanda.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.