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Rottamare la Severino

Una legge che non funziona va cambiata, pasticciarci sopra con decreti interpretativi non è un rimedio è un aggravamento del problema. Il caso De Luca e una lezione per Renzi.

26 Giugno 2015 alle 13:15

Rottamare la Severino

Matteo Renzi con Vincenzo De Luca (foto LaPresse)

Basta leggere la sentenza con cui il tribunale ha sospeso l’applicazione della legge Severino nel caso del sindaco di Napoli Luigi De Magistris per capire che quella normativa può trasformarsi in un inestricabile imbroglio, non solo sul piano giuridico. De Magistris può restare sindaco finché la Consulta non si sarà espressa sull’eccezione di incostituzionalità che ha presentato. Ma quando si avrà, questa sentenza costituzionale, sarà stata cassata in appello per prescrizione o per assoluzione la condanna per abuso d’ufficio comminata a De Magistris in primo grado. Qualcosa del genere, secondo alcuni, potrebbe intervenire nel caso del presidente eletto della Campania Vincenzo De Luca. Secondo altre interpretazioni, invece, in quel caso la sospensione deve essere applicata immediatamente. Il governo, imbarazzato per ragioni politiche evidenti, sembra orientato a aggiungere pasticcio a pasticcio, emanando un “decretino” ad hoc, che sarebbe attaccato da tutte le parti come legge ad personam.

 

Quello che salta agli occhi è che la legge è fatta male e applicata peggio, che ogni passaggio successivo crea nuove complicazioni ed esplicita ulteriori contraddizioni. A questo punto mettere delle pezze può avere effetti controproducenti e comunque si presta ad alimentare altre polemiche. Sarebbe meglio rivedere tutta la materia in modo organico, partendo dal principio che la strada maestra è la via ordinaria, che prevede la pena di esclusione dai pubblici uffici, limitando a casi eccezionali, se proprio lo si ritiene indispensabile la sospensione dalle cariche elettive anche in assenza di  questa pena accessoria comminata in una sentenza definitiva. In sostanza la legge Severino capovolge il principio della presunzione di innocenza, che per chi riveste cariche pubbliche elettive si capovolge in una specie di presunzione di colpevolezza, applicando sanzioni prima e invece delle sentenze passate in giudicato. Per non parlare dell’applicazione retroattiva che si è deciso di utilizzare contro Silvio Berlusconi. Una legge che non funziona va cambiata, pasticciarci sopra con decreti interpretativi non è un rimedio è un aggravamento del problema.

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