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Alfano vs Salvini e i porno di Cannes. Il pagellone fogliante alla settimana politica

Sul caso del ragazzo marocchino arrestato, come era prevedibile, avevano torto sia il ministro sia il leader della Lega. Ai pornografi del corpo e dello spirito rispondiamo con la discrezione estetica di Orson Welles - di Francesco Cundari

23 Maggio 2015 alle 06:18

Alfano vs Salvini e i porno di Cannes. Il pagellone fogliante alla settimana politica

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano (foto LaPresse)

L'arresto del presunto terrorista coinvolto nella strage del museo del Bardo, arrivato in Italia su un barcone, ha fatto discutere per giorni. Secondo il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, il suo arresto dimostra la preparazione del governo di fronte alla minaccia jihadista. Secondo Matteo Salvini dimostra al contrario la sua impreparazione, considerato anche come da mesi la Lega denunciasse il pericolo di infiltrazioni terroristiche attraverso i barconi. La successiva notizia arrivata dalla procura, secondo cui l'immigrato in questione il giorno dell'attentato di Tunisi si trovava in Italia, dovrebbe porre fine all'ennesima polemica Alfano-Salvini, accreditando l'ipotesi a rigor di logica più verosimile sin dall'inizio, e cioè che avessero torto entrambi. Voto: 4 (a tutti e due)

 

Parlando del suo famoso porno in 3D presentato a Cannes, "Love", il regista argentino Gaspar Noé ha detto di avere voluto oltrepassare "il crinale ridicolo" che fa sì che un "film normale" non possa mostrare delle sequenze di sesso esplicito (nel suo pare non manchi nemmeno un coito ripreso "dall'interno", tipo colonscopia). E a noi è tornato in mente Orson Welles, che diceva di non poter riprendere solo due cose: una persona che prega e due persone che fanno l'amore. Non per ragioni morali, ma estetiche. Immaginiamo si riferisse al fatto che la differenza tra un uomo che prega e un uomo che sta semplicemente in ginocchio a occhi chiusi, come quella tra due persone che fanno l'amore e due persone che fanno sesso, sta in qualcosa che non si vede e che non è possibile mostrare. Ed è però l'essenziale. Quello che continuano a non capire tanti mediocri pornografi del corpo e dello spirito dalle ingiustificate pretese artistiche. Voto: 3

 

Lo stralcio dell'unica norma veramente classista dalla riforma della scuola, cioè la possibilità di finanziare gli istituti con il 5 per mille, meriterebbe un bel 10. La voce secondo cui la stessa porcheria uscita dalla riforma rientrerebbe nella finanziaria, se confermata, meriterebbe uno zero. In attesa di sapere cosa deciderà di fare il presidente del Consiglio, per prudenza, lo rimandiamo a settembre. Voto: 5

 

Anche sulla scuola, come sulla legge elettorale e prima ancora sul Jobs Act, una parte cospicua della minoranza del Pd ha ottenuto importanti modifiche al provvedimento e poi ha deciso ugualmente di non votarlo. Voto: 5 -

 

Intervistato dal Corriere della sera, Tullio De Mauro così risponde a una domanda su cosa serva oggi agli studenti: "Solo imparare a scrivere, leggere e far di conto, ai livelli sempre più alti che il processo di istruzione richiede". Voto: 10

 

Mercoledì sera è andata in onda l'ultima puntata dello show di David Letterman. Per l'occasione, ben tre presidenti degli Stati Uniti - Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama - hanno guardato dritto nella telecamera e solennemente annunciato: "Il nostro incubo nazionale è finito, Letterman va in pensione". Abbiamo provato a visualizzare per un momento una simile gag, mettendo però al loro posto Ciampi, Napolitano e Matttarella. Per qualche misteriosa ragione, ci è sembrato che non funzionasse allo stesso modo. Ci siamo consolati pensando che tanto non avremmo avuto neanche il talk show da cui farli invitare. Voto: 8 (ai tre presidenti, e anche a Letterman)

 

[**Video_box_2**]"Non ha senso cercare di incollare i cocci per rimettere insieme ciò che è andato a pezzi, occorrono la fantasia e la capacità di pensare qualcosa di nuovo", ha detto in un'intervista uscita giovedì su Repubblica, a proposito delle diverse ipotesi di ricostruzione del centrodestra, un fantasioso, creativo e indistruttibile Gianfranco Fini. Voto: 3

 

Anche questa settimana, puntualmente, gruppi di antagonisti, o come si chiamano, hanno cercato di impedire a Matteo Salvini di fare la sua campagna elettorale, con contestazioni, lanci di uova e simili dimostrazioni di intollerante prepotenza, ottenendo così il duplice risultato di dare maggiore risalto alle sue iniziative e di farlo apparire simpatico. Se lo vogliono danneggiare sul serio, lo lascino parlare. Voto: 2

 

In un elzeviro dedicato a Mario Missiroli in occasione del ritorno in libreria del suo "La monarchia socialista", a cento anni dalla prima edizione, Giovanni Belardelli fa un'osservazione spiazzante, specialmente per i lettori del Corriere della sera. Contestando infatti la tesi centrale del libro sulla mancanza di una riforma protestante come tara storica all'origine di tutti i guai degli italiani e in particolare del loro scarso senso civico, tesi passata attraverso Piero Gobetti al Partito d'Azione e di qui a tutti i salotti progressisti d'Italia, Belardelli suggerisce di riflettere su quanto abbia pesato, piuttosto, la limitata presenza dell'assolutismo. Cioè di "un forte potere statale capace di affermare la propria supremazia e di disciplinare la società". A conferma della sua ipotesi, notiamo quanti passi indietro abbiamo fatto, anche nel nostro già scarso spirito pubblico, durante gli ultimi vent'anni di chiacchiere federaliste e autonomiste. Voto: 8

 

Nel dibattito innescato dalla sentenza della Consulta sulle pensioni e dal successivo intervento del governo, di tutto si è parlato, meno che della condizione di persone di settanta o anche ottanta anni che già prendevano, lordi, meno di mille e cinquecento euro al mese, e che nel 2011 si sono viste ridurre strutturalmente il proprio potere di acquisto in quelle proporzioni. La furia dei tecno-super-riformisti contro il totem dei "diritti acquisiti" e quella dei grillini contro la "casta" dei pensionati d'oro, con buona parte del mondo dell'informazione e della sinistra renziana al seguito di entrambi, hanno fatto scomparire del tutto il problema dall'orizzonte del dibattito. Ubi caritas ibi Deus est. Voto: 1 - - (a tutti noi)

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