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Rep. benedice l’Italicum

Finalmente arriva l’endorsement di Largo Fochetti alla riforma più Nazarenica che c’è. Parole di miele, e al contempo la più sonora e schiaffeggiante delegittimazione della minoranza post diessina che fa la fronda a Matteo Renzi dentro il Partito democratico.

5 Maggio 2015 alle 13:40

Rep. benedice l’Italicum

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (foto LaPresse)

E fu così che alla fine Repubblica benedisse l’Italicum. Con un lungo e preciso corsivo di Claudio Tito, calibro alto della scuderia di Ezio Mauro, il quotidiano di Largo Fochetti interrompe il gioco del silenzio sulla riforma elettorale e la incornicia come “una rivoluzione” bipolare, se non bipartitica: “Per la prima volta nel nostro Paese il sistema elettorale è in grado di determinare il sistema politico”, obbligherà il centrodestra ad attrezzarsi per la sfida mentre consegnerà la setta grillina a una progressiva irrilevanza provocata dalla “dinamica della sconfitta pedagogica”. In più, con l’introduzione (parziale) delle preferenze, “finalmente i cittadini potranno indicare gli eletti, i partiti torneranno a selezionare la classe dirigente e le correnti si peseranno sui successi o gli insuccessi e non solo sul tesseramento”. Tutto ciò, beninteso, a patto “che davvero si corregga il bicameralismo perfetto”. Parole di miele, e al contempo la più sonora e schiaffeggiante delegittimazione della minoranza post diessina che fa la fronda a Matteo Renzi dentro il Partito democratico.

 

Non potevamo sperare di meglio. Anzi sì. Date le premesse e le conseguenze di questo endorsement all’Italicum, ora Rep. deve soltanto ammettere che la nuova legge elettorale è il più bel legato testamentario del così detto Patto del Nazareno, a prescindere dal fatto che il Cav. l’abbia poi misconosciuto per ragioni misteriose, ma non a prescindere dal fatto che Rep. medesima s’era fatta portavoce di un renzismo anti Nazareno (modello: il metodo dell’elezione di Mattarella al Quirinale) che oggi giace nella polvere sconfitto e con i lineamenti solitari e tristi di Pier Luigi Bersani. Detto questo, detto tutto.

Alessandro Giuli

Alessandro Giuli nasce a Roma il 27 settembre del 1975. Maturità classica e studi filosofici, viene sradicato dall’Università nel 2000 per entrare alla redazione del Foglio rosa del lunedì e istruito nella scrittura giornalistica da Giorgio Dell’Arti. Nel 2004 entra al Foglio come redattore di politica interna. Nel 2007 pubblica con Einaudi “Il passo delle oche”, pamphlet sulla destra postfascista dedicato dall’autore ai propri nonni di Salò. Dal 2008 è vicedirettore del Foglio. Dal febbraio 2015 al gennaio 2017 è condirettore.

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