Il paracadute dei giovani di Forza Italia

Claudio Cerasa
In politica chi aspetta di ricevere il potere non avrà mai un vero potere. Bisogna conquistarlo, il potere, e rischiare di brutto - di Claudio Cerasa

Al direttore - “Nel mezzo del cammin di nostra vita”: così Dante descrive gli anni tra i 35 e i 40. La mia età. L’età in cui si deve pensare alla seconda parte della propria vita, nel mio caso della vita politica. E mi trovo a doverlo fare in uno dei momenti più difficili di Forza Italia, iniziato con la liquefazione del Pdl e il ritorno a Forza Italia, e continuato con la scissione di una componente filorenziana, l’Ncd, il tutto condito dalla solita feroce attività giudiziaria contro Berlusconi. Nonostante tutto Forza Italia è ancora a doppia cifra e Berlusconi rappresenta un punto di riferimento dell’elettorato moderato ed è il perno del centrodestra. Ma a FI è mancato qualcosa. E’ mancato un vero e robusto processo di rinnovamento che ormai dovrebbe essere naturale. FI nasce nel 1994 e crea una generazione di nativi berlusconiani che non è mai stata ex. Mai stata democristiana o missina, socialista o comunista. Sono coloro che hanno votato per la prima volta nel 1994 e hanno votato per Berlusconi. Sono io e tanti altri, che abbiamo votato sempre e solo Berlusconi. Una generazione pura. Oggi, dopo 21 anni, questa generazione potrebbe essere quella da cui Forza Italia può ripartire, con la guida di Berlusconi. Quella generazione oggi avrebbe 39 anni, gli anni di Matteo Renzi quando è divenuto premier. Uno che, non a caso, ha un forte imprinting berlusconiano, perché cresciuto e formatosi proprio in quegli anni. Questa classe di nativi berlusconiani chiede di essere messa alla prova. Le elezioni regionali consentono sperimentazioni, si tratta di investire, di perdere pure un’elezione, al limite, ma di costruire per vincere la prossima. Una politica di lungo respiro purtroppo abbandonata da Forza Italia. La stessa ricerca di candidati fuori dal partito, provenienti dalla cosiddetta società civile, se prima veniva vista come un dato positivo, di apertura da parte di FI, oggi non è più così positiva. Tale apertura funziona solo con un partito forte, strutturato, cosa che FI non è per sua stessa natura e non lo è oggi più che mai. Il candidato esterno, in caso di sconfitta, probabilmente se ne va, non lasciando alcuna eredità. Io ho perso le elezioni a Pavia. Ma oggi guido l’opposizione in comune e giro l’Italia come responsabile formazione enti locali del partito. Forse è arrivato il momento di provare candidati interni che possano costruire qualcosa. Su 20 regioni italiane i governatori di Forza Italia sono… zero! Lo stesso Caldoro ottimo amministratore è del Nuovo Psi, come noto. Nelle 12 città metropolitane i sindaci di Forza Italia sono… Zero! Eppure questi numeri desolanti non rispecchiano affatto ciò che Forza Italia ha rappresentato e rappresenta per la storia italiana: il cambio di passo tra Prima e Seconda Repubblica, la sconfitta della gioiosa macchina da guerra comunista, il tema della giustizia centrale nel dibattito politico. Forza Italia deve tornare a essere leader, non follower, deve indicare la strada e gli uomini per percorrerla, non subire scelte altrui. La Lega ha attivato un percorso di rinnovamento anche traumatico, ma è riuscita a triplicare i voti, secondo i sondaggi, quando tutti la davano per morta, sepolta dagli scandali e con un leader non più in grado di condurre. Eppure è riuscita a cambiare la sua classe dirigente, innestando forze nuove e cambiando il linguaggio. Questo noi non lo abbiamo fatto. Ma quando messi alla prova i nativi berlusconiani hanno dato prova di sé, come Lara Comi (32 anni), eletta per due volte al Parlamento europeo; oppure come la sorpresa Andrea Romizi (36 anni) sindaco della rossa Perugia; o ancora come Simone Baldelli (42) che dopo l’intensa attività in Forza Italia giovani riveste alti ruoli istituzionali con non comune abilità; o infine come Giorgio Silli (37), il più votato consigliere della Toscana. Tutti preparati e con una professione propria, non dipendenti dalla politica, come è normale per chi politicamente nasce con Berlusconi. Le resistenze di chi a 75 anni deve decidere alleanze e candidature o di chi sta in Parlamento da 23 anni devono essere superate. Di eccezione ce ne può essere una sola e in virtù dell’eccezionalità della persona: Silvio Berlusconi.

Alessandro Cattaneo,
Ufficio di presidenza di Forza Italia

 

Interessante ma con un’annotazione. In politica chi aspetta di ricevere il potere non avrà mai un vero potere. Bisogna conquistarlo, il potere, e rischiare di brutto, anche a costo di lanciarsi senza paracadute. Purtroppo mi sembra invece che in Forza Italia siano in tanti quelli che si preoccupano più del paracadute che del lancio. Se, come dice lei, Forza Italia è piena di persone valide che potrebbero spiccare il volo da un momento all’altro, queste persone devono dimostrare di avere, oltre che l’età, anche delle idee, anche un progetto di rupture. I bravi, nei partiti, se sono bravi emergono sempre. Se non si riesce a emergere significa che il problema non è il partito che frena, che può darsi, ma è anche che chi prova a emergere non ha il carattere giusto per vincere la propria partita. E se si vuole emergere, in politica, la cosa peggiore che si possa fare è chiedere permesso. Non trova?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.