Consecutio temporum alla siciliana

Adriano Sofri

Fra le ragioni per le quali vado pazzo per la Sicilia, una, non minore, è la concordanza dei tempi verbali

Vantavo ieri la mia vecchiezza con un giovane amico a Palermo, adducendo esempi: stavo avviandomi all’aeroporto con un biglietto per il 1° novembre, avendo dimenticato che ottobre ne ha trentuno. Per cortesia, o per invidia – dopotutto mi ero allungato la vita di un giorno, e di vacanza siciliana – il mio amico ha sostenuto che anche a lui, che di anni ne ha più o meno la metà, succedono lapsus simili. E per rivendicare anche per sé e la sua generazione il passare del tempo, ha pronunciato la frase: “Finì che siamo giovani!”. Fra le ragioni per le quali vado pazzo per la Sicilia, una, non minore, è la consecutio temporum.

P. S. “Tutti i tempi dei verbi hanno una diversa influenza sull’anima. Risolvere questo problema. Ciò è vero per i francesi? Per i latini, gli italiani, gli inglesi?” (Stendhal, Filosofia nova, Boringhieri 1961, p. 97).

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