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La Turchia ha forse trovato il suo anti-sultano

Il nuovo sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, si oppone a ogni tipo di discriminazioni di cultura, etnia e religione

22 Aprile 2019 alle 16:11

La Turchia ha forse trovato il suo anti-sultano

Ekrem Imamoglu (foto LaPresse)

Ieri ad Ankara Kemal Kılıçdaroğlu, il capo del Chp, il Partito repubblicano del popolo che guida l’opposizione, è stato aggredito fisicamente mentre partecipava alle esequie di un soldato morto, con altri tre commilitoni, in uno scontro tra militari turchi e armati del curdo Pkk, al confine fra Turchia e Iraq. Kılıçdaroğlu, 71 anni, è stato sottratto da uomini della sicurezza al “tentativo di linciaggio” e riparato in una casa privata, che una folla ha assediato e preso a sassate, urlando accuse forsennate contro una sua complicità col Pkk, ed è stato poi portato via in un mezzo blindato.

 

Questo avviene dopo che il Consiglio supremo elettorale turco ha confermato la vittoria dell’opposizione nell’elezione amministrativa di Ankara e Istanbul. Erdogan e il suo Akp non si rassegnano a una sconfitta così bruciante e foriera di disastri maggiori: l’ultimo pretesto è che la malavita (intesa come “golpisti” di Fethullah e “terroristi” curdi) avrebbe rubato carrette di voti.

 

La partita è persa, ma il suo strascico è grave di conseguenze. Il passo, grande-piccolo, che separa una dittatura totalitaria da una democrazia autoritaria sta nella conservazione delle elezioni, e di elezioni non del tutto manipolate. Erdogan aveva combinato smania dispotica, da sultano, e successi elettorali: quel meccanismo si è inceppato e questa volta capovolto. Mariano Giustino, corrispondente dalla Turchia, un altro dei grandi meriti di Radio Radicale, spiega quale fenomeno non solo simbolico rappresenti l’insediamento di Ekrem Imamoglu come sindaco di Istanbul, la metropoli di 16 milioni di persone. Imamoglu, 49 anni, musulmano laico, esponente di un Partito Repubblicano che ha compiuto nell’opposizione a Erdogan un’evoluzione dal conservatorismo nazionalista tradizionale, ripudia con sicurezza le discriminazioni di cultura, etnia e religione, saluta “turchi, curdi, armeni, greci”, promette una città “amica delle donne”, promuove un gemellaggio fra Istanbul ed Erbil, e gode del sostegno di un’opposizione prima d’ora lacerata dalle rivalità. Né ad Ankara né a Istanbul l’Hdp, il partito “filocurdo”, aveva presentato suoi candidati (e oggi ancora il governo dell’Akp vieta ai sindaci eletti dall’Hdp nel sud-est curdo di insediarsi). Imamoglu ha detto, a proposito del leader dell’Hdp Selahattin Demirtaş, in carcere dal novembre 2016, che “nessuno dovrebbe essere imprigionato per le sue idee”. La Turchia ha forse trovato il suo anti-sultano.

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