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Il rock rinasce con le biopic? Ultimo atto, i Mötley Crue su Netflix

Sembra che la nuova tendenza dell’industria cinematografica sia quella di licenziare una serie di biografie dedicate a musicisti ancora in pista. Il prossimo 22 marzo è il turno di The Dirt

2 Febbraio 2019 alle 06:00

Chi lo ha letto, sa perfettamente che The Dirt, pubblicato da HarperCollins Publisher Inc nel 2001 e tradotto in Italia dai tipi di Sperling & Kupfer l'anno successivo (e dal 2012 ridistribuito da Tsunami Edizioni), è con ogni probabilità una delle più selvagge e oltraggiose monografie rock che la storia dell’editoria musicale ricordi. In una lunga, sfrenata cavalcata di oltre 400 pagine, i suoi protagonisti, i Mötley Crue, guidati dall'abile mano del giornalista e personal coach Neil Strauss, ripercorrono i primi 20 anni della loro carriera dagli esordi nel 1981 fino agli albori del nuovo millennio.

  

Un arco temporale durante i quali i “Saints of Los Angeles” hanno rappresentato come pochi l'essenza stessa della triade “sesso, droga & rock'n'roll” tanto cara al genere. In mezzo, milioni di dischi venduti (oltre 100, secondo le stime più accreditate), tragedie personali e gossip a comporre un'epopea picaresca e irripetibile che sembrerebbe essersi conclusa nel dicembre 2015 con tre concerti allo Staples Center della megalopoli californiana.

   

Fin dalla sua uscita, questo libro è sembrato un soggetto perfetto per il grande schermo, tanto da indurre quasi subito Nikki Sixx e soci a cullare il sogno di trarne un film e alimentato negli anni una ridda di voci su possibili interpreti eccellenti coinvolti nella realizzazione. Qualche nome tra i tanti circolati? Christopher Walken, Val Kilmer, Johnny Depp. E anche se poi queste prestigiose starring hollywoodiane non si sono concretizzate (probabilmente, secondo i maligni, perché mai neanche considerate dai diretti interessati), nondimeno hanno comunque contribuito a mantenere viva l'attenzione su un progetto che, tra inciampi vari, interruzioni brusche e improvvise riprese dei lavori, sta finalmente per vedere la luce: con un tweet dello scorso 3 dicembre, infatti, Vince Neil ha annunciato che il prossimo 22 marzo il biopic sarà su Netflix.

    

 

Il cast, nonostante l’assenza di stelle di primissimo piano, sarà comunque di tutto rispetto: Douglas Booth, Daniel Webber, il rapper Machine Gun Kelly e Iwan Rheon saranno rispettivamente Nikki Sixx, Vince Neil, Tommy Lee e Mick Mars, mentre la regia è affidata a Jeff Tremaine, una delle menti dietro il successo televisivo Jackass.

   

In attesa di capire se verrà distribuita anche nelle sale cinematografiche, la pellicola, per ammissione degli stessi membri dei Mötley Crue, pare sia molto aderente a quanto raccontato nelle pagine della loro biografia e conterrà ben quattro inediti nella colonna sonora (registrati e prodotti con l’ausilio di Bob Rock dietro la consolle). Per i fan degli alfieri del glam metal e del rock più eccessivo e fracassone sarà un appuntamento da non perdere. Al di là delle reiterate smentite di questi ultimi mesi, sarà anche un buon motivo per sognare – a oltre 3 anni dall’addio – un ritorno sulle scene per gli autori di Girls, girls, girlsKickstart my heart.  

   

Dopo lo straordinario successo ottenuto da Bohemian Rhapsody negli ultimi due mesi dell'anno scorso, questo 2019 potrebbe essere l’anno dei rock-biopic: il 17 maggio, infatti, sarà la volta di Rocketman, un film diretto da Dexter Fletcher (proprio il regista chiamato dalla 20th Century Fox a terminare le riprese e la post produzione del lungometraggio su Freddie Mercury e sui Queen senza poi essere accreditato nei titoli) che racconterà la vita di Elton John, interpretato dal premio Bafta Taron Egerton. Anche in questo caso, le aspettative (soprattutto quelle della Paramount Pictures che ne è la maggiore finanziatrice) sono molto alte e, da quando lo scorso ottobre il primo trailer è stato diffuso, i seguaci del pluripremiato pianista e cantante inglese sembrano essere molto più interessati alla sua prossima “trasfigurazione” sullo schermo che non ad un eventuale nuovo album di inediti o ai pure apprezzabili Revamp e Restoration, i recenti dischi-tributo nei quali alcune firme eccellenti delle scene pop-rock e country internazionali rendevano omaggio ai classici scritti in coppia con il fido Bernie Taupin.

  

   

Contrariamente a quanto accaduto in passato, sembra insomma che la nuova “tendenza” da parte dell’industria cinematografica sia quella di licenziare una serie di biopics non più dedicata alle grandi star del passato già scomparse, ma ad artisti ancora in pista che, sfruttando l’onda celebrativa generata dalla macchina da presa, potrebbero scrivere nuovi, eccitanti capitoli della loro avventura musicale, riuscendo, magari, anche a farsi conoscere meglio dalle nuove generazioni.

    

Che si tratti di una sorta di segreta sinergia tra il mondo della settima arte e quello delle sette note studiata per riportare in alto il buon nome del rock? Lo scopriremo solo vedendo. Anzi, ascoltando mentre staremo vedendo.

Domenico Paris

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