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Film, teatri e streaming. Così rinasce la nuova “Queen mania”

“L'uscita in sala di Bohemian Rhapsody aiuta, ma sono le loro canzoni immortali a rappresentare il vero traino”. Parla Claudio Trotta, che ha organizzato il loro ultimo concerto in Italia e che ha lanciato il musical We will rock you

22 Dicembre 2018 alle 06:00

I numeri parlano chiaro: nono posto per la colonna sonora di Bohemian Rhapsody nella chart degli album più venduti in Inghilterra (al 14 dicembre 2018), dove al diciannovesimo troviamo anche il Greatist hits I, II & III – Platinum Collection. Dominio nelle classifiche dei singoli rock, con Bohemian Rhapsody al primo posto e ben sette canzoni nei primi otto scalini. Stesso discorso anche per quanto riguarda l’altra sponda dell’Atlantico: seconda posizione sempre per la colonna sonora del film tra gli ellepì rock su Billboard, con il Greatist hits e la Platinum Collection rispettivamente in quarta e in decima (nona, trentatreesima e sessantacinquesima nella Top 200 generale al 15 dicembre 2018).

   

  

Dalla sua uscita nelle sale, in scarsi due mesi la pellicola di Bryan Singer si è trasformata nel biopic musicale più visto di sempre, incassando finora oltre 608 milioni di dollari, di cui abbondanti 15 in Italia, dove, secondo i dati forniti dalla 20th Century Fox, più di 2 milioni di persone lo hanno visto nei cinema, consacrandolo in vetta ai botteghini per il 2018, davanti a Animali fantastici: I crimini di Grindelwald di Yates e Hotel Transylvania – Una vacanza mostruosa di Genndy Tartakovsky.

  

È infine di qualche giorni fa la notizia che la canzone Bohemian Rhapsody, con 1,6 miliardi di ascolti in streaming, è diventata la più ascoltata nel XX secolo.

 

Insomma, come già accadde poco dopo la morte di Freddie Mercury nel novembre 1991, siamo probabilmente di fronte ad una nuova “Queen mania”.

  

Ma davvero questo ritorno in auge della band di Londra è dovuto al solo successo della pellicola al botteghino? Abbiamo provato a chiederlo a Claudio Trotta, che dei Queen (con Adam Lambert alla voce) ha organizzato l’ultimo concerto dalle nostre parti nel giugno 2017 al Mediolanum Forum di Assago e che, dallo scorso 20 ottobre, ha lanciato nel nostro paese la nuova edizione del musical We will rock you (oltre 2700 alzate di sipario in tutto il mondo e più di 8 milioni di spettatori dalla sua uscita), nel quale le canzoni più amate di Freddie Mercury e soci accompagnano lo svolgimento della trama.

   

“Non mi stupisce affatto questo ritorno di fiamma per il gruppo. Nella storia della musica, come più in generale in quella del costume e della storia tout court – Vico insegna – , ci sono sempre corsi e ricorsi. Soprattutto quando si parla di formazioni che come i Queen hanno già attraversato diverse generazioni, è assolutamente normale che i più giovani continuino in massa a scoprirli e ad alimentarne il culto. Non bisogna poi dimenticare che uno dei loro più grandi pregi era quello di saper scrivere, oltre a delle canzoni magari semplici e di facile impatto, anche delle composizioni più complesse con le quali, tuttavia, erano comunque in grado di fare presa il pubblico. Lo sto verificando in questi due mesi con il successo che We will rock you sta riscuotendo nei teatri. Se è vero che Bohemian Rhapsody ne ha certo aiutato il successo, è anche vero che alla fine sono le loro canzoni immortali a rappresentare il vero traino. Inoltre la storia che raccontiamo in questa nuova edizione, è molto attuale: i protagonisti sono due ragazzi come credo ce ne siano molti oggi, desiderosi di ribellarsi alla massificazione, al bullismo e alle ingiustizie del mondo moderno, per una vita che sia vera, libera da quella patina di falsità 'virtuale' che ormai sembra farla da padrone”.

   

Di fronte a questa capacità di saper catturare l’amore incondizionato di fan così lontani per età e per contesto storico di provenienza, verrebbe magari da pensare che dietro il successo dei Queen si celino delle consumate rockstar in grado di mantenere sempre sopra le righe il loro modo di comportarsi e presentarsi al proprio pubblico, e invece… “Niente di più lontano dalla realtà”, ci ha detto Trotta. “Roger e Brian, fuori dal palco, sono delle persone assolutamente tranquille e prive di fronzoli, come racconto anche nel mio No pasta, no show. E lo stesso Freddie Mercury, quando ho avuto modo di osservarlo lontano da un microfono, non mi è sembrato affatto la classica superstar al di sopra di tutto e tutti che uno potrebbe immaginare. Anzi, l’uomo che mi sono trovato di fronte, per modo di porsi e umiltà, mi ha fatto pensare più ad un onesto lavoratore qualsiasi”.

 

“Questo, comunque, non toglie nulla alla grandiosità del ritratto che ce ne ha fornito Mani Malek con la sua interpretazione. Io credo che Bohemian Rhapsody sia un film straordinario non tanto per quello che racconta, ma per le emozioni che sa regalare: se è vero, infatti, che alla storia dei Queen che conosciamo non aggiunge nulla di nuovo (e sono anche d’accordo sul fatto che a volte non sia completamente aderente a quello che è successo davvero), penso sia innegabile che riesca a trasmettere fin dai primi minuti forza, passione, partecipazione emotiva. È un film che sa davvero commuovere ed è questo quello che conta e, immagino, conti anche per i membri superstiti della band e avrebbe contato per Freddie Mercury”. 

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