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A X Factor passa chi vuole essere felice, pure se non sa cantare

La prima puntata degli audition trasuda ipocrisia. La giuria è talmente imbolsita che il rocker Manuel Agnelli fa il pol. corr. e cerca di stemperare una bravissima Asia Argento

7 Settembre 2018 alle 10:02

A X Factor passa chi vuole essere felice, pure se non sa cantare

I giudici di X Factor, da sinistra, Mara Maionchi, Manuel Agnelli, Asia Argento e Fedez (foto profilo Facebook X Factor)

Nel prequel di X Factor, una trasmissione intera fatta con i copia-incolla delle audizioni, la prima cosa bella succede molto dopo l'inizio ed è talmente bella che quasi oscura il resto. Elena, una diciottenne romana con il viso da quattordicenne di Montalbano Jonico, tutto mascara e compostezza, sale sul palco con un ukulele e dice di voler cantare “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, perché gliel'ha fatta ascoltare sua madre, una volta, e adesso vuole dedicargliela. Mara Maionchi si trattiene a stento dal dirle quello che pensiamo tutti e cioè che una diciottenne ha vissuto e visto e provato e sentito e sofferto e amato e odiato e scelto troppo poco per interpretare “Io che amo solo te”; le dice solo, ed è piuttosto irritata mentre lo fa, “vediamo come la canti, questo è un vero capolavoro”. Elena non si fa intimorire o forse sì, dev'essere per questo che per i primi tre secondi e mezzo dell'esecuzione la sua voce è un miscuglio fastidioso di Malika Ayane e Carmen Consoli, dopodiché diventa il suono di tutto quello che non abbiamo capito, cioè di quanto non siamo all'altezza, di quanto non siamo capaci di rinunciare ad avere mille cose e perderci per le strade del mondo per amare solo una persona per sempre, senza tradirla mai per cercare nuove avventure e darle tutto quello che ci resta da vivere della nostra gioventù. Ci vogliono esattamente diciotto anni per crederlo davvero possibile e per riuscire a farlo, almeno per po', almeno una volta o tutta la vita o almeno prima che l'estate sia finita. Ci vuole il mascara messo male e la faccia con i brufoletti e una integerrima idea di mondo scritta negli occhi.

 

 

Asia Argento e Maria Maionchi piangono moltissimo come tutti noi da casa, la ragione di tutti è la stessa: il rimpianto di quello che non riusciamo a essere e cioè innocenti, convinti, dediti. Il mondo non sarà salvato dai ragazzini, ma questo pezzo di Sergio Endrigo sì e ci voleva una diciottenne sul palco di X Factor per farcelo capire. Mica male. Non è facile dire se con un altro pezzo ci avrebbe stesi allo stesso modo, ma avremo tempo per stabilirlo. Per ora, ci iscriviamo al #teamElena senza se e senza ma.

 

Tutto il resto è noia; alternanza (fritta e rifritta, vista e rivista) di casi umani, fenomeni da baraccone, bravi bravissimi; ipocrisia. E come avrebbe potuto essere diversamente in un programma che si apre con la voce grave di Cattelan che dice buonasera, benvenuti, uno tra i giudici che vedrete negli audition non sarà presente ai live perché è rimasto coinvolto in una “vicenda che non ha niente a che fare con noi e francamente ci ha un po' spiazzati”, informandoci così che a X Factor lavorano gli unici esseri umani attualmente viventi sulla terra che si rifiutano di accettare che il #MeToo, Harvey Weinstein, il più gigantesco scandalo sessuale della contemporaneità, la cosa di cui tutto il mondo parla, un giorno sì e l'altro pure, li riguardi - e invece non si scappa, signori di X Factor: riguarda Asia, riguarda noi, riguarda tutti, come la pioggia in una canzone di Paolo Conte, cioè nella vita. Pochi minuti dopo da quest'apertura imbarazzante, vengono trasmesse le registrazioni delle audizioni, dove Asia Argento viene presentata come “la new entry, l'artista conosciuta in tutto il mondo” e il suo nome e cognome vengono pronunciati più volte per richiamare l'applauso. All'epoca delle registrazioni Asia era ancora il personaggio dell'anno, la vittima che ha incastrato il carnefice, era la presentabilità incarnata: non era ancora sbucato dall'irrilevanza un ex ragazzino che l'ha accusata di esserselo portato a letto quando lui era minorenne, cosa per la quale X Factor, in ottemperanza a indegni sotto-princìpi che purtroppo Asia ha avallato e sostenuto per molti altri prima di lei (maschi, va detto), ha deciso di eliminarla dal programma. Ridicolo su ridicolo, ma così è e la perdita è doppia, sia perché Asia sarebbe stata un buon giudice, sia perché è inammissibile che lei perda il lavoro per le stesse ragioni per cui è inammissibile che lo perdano Woody Allen e Kevin Spacey.

 

 

La prima (la sola?) a cazziare i concorrenti è proprio lei e non c'è, in quasi due ore di programma, un solo momento in cui sia meno che perfetta. La giuria è talmente imbolsita che Manuel Agnelli, quello che una carriera l'ha costruita su un verso che fa “sui giovani d'oggi ci scatarro su”, quando parla Asia, cerca di stemperarla - “Asia la tocca piano”, dice a un certo punto e ci manca solo che aggiunga “Scusatela, ha la sindrome premestruale”. È Agnelli ad avere il coraggio barbino di sostenere che il rapper che sale sul palco con una maschera sulla faccia, una tuta turchese di acrilico addosso e si racconta dicendo di aver avuto “un'infanzia difficile”, è credibile. È Agnelli, quindi, che ci conferma per l'ennesima superflua volta che X Factor ha niente a che fare con la musica e tutto con la televisione, dove la credibilità di un personaggio è direttamente proporzionale alla drammaticità della sua storia personale.

 

Tra i fenomeni di baraccone merita menzione il tizio che ha cantato i Black Sabbath con una camicia acapulco e la faccia di Jim Carrey in “Scemo e più scemo”, guadagnandosi quattro no secchi (avesse raccontato di non essere mai stato amato da piccolo, avrebbe ottenuto tre sì e uno no - il no sarebbe stato di Asia Argento, che gli ha giustamente fatto notare che il metal da villaggio vacanze non esiste e non è il caso di fondarlo ora, né mai). Quattro sì ancora in favore delle regole televisive - e pure dello spirito dei tempi, riassumibile in “Danilo Toninelli fa il ministro” - li prende una simpatica grassottina che parla italo-filippino, viene da Ischia, non ha mai cantato se non nella sua macchina e si esibisce in un “Perdere l'amore” da Corrida di Corrado, che fa alzare il pubblico in piedi e dire ad Agnelli (ancora lui, che brutta fine ha fatto, ma cosa gli è successo, lo hanno chiuso in uno stanzino per cinque mesi ad ascoltare solo Francesca Michielin?) che evidentemente è stata capace di emozionare. Peggio di lui solo Mara Maionchi - la stessa che ha detto: “Questo non è un karaoke” - la quale le dà voto favorevole perché vuole vederla felice, senza rendersi conto del danno culturale conseguente, scaricato sulle spalle di milioni di professori italiani che per mesi si sentiranno chiedere dai genitori di alunni sfaticati: “Lo promuova per farlo felice”.

 

GUARDA LA PUNTATA DI X FACTOR DEL 6 SETTEMBRE

 

Entrano, per fortuna, anche i Seveso Casino Palace, che sono adolescenti milanesi e hanno una cantante che da grande assomiglierà a Shirley Manson e suonano "Ricchi per sempre" di Sferaebbasta così bene e in modo così interessante che noi vecchietti ci andiamo ad ascoltare pure l'originale e siccome la versione dei Seveso Palace è migliore e vogliamo vedere ancora Asia Argento perché siamo fan dei criminali e confidiamo in una virata di Manuel Agnelli verso la decenza intellettuale, la prossima puntata non ce la perderemo.

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