cerca

Nell'éra gialloverde anche la moda italiana si ferma

Fatturato in diminuzione del 2,8 per cento, un’azienda su tre pronta a chiedere la cassa integrazione. Nei numeri del primo trimestre 2019 la crisi del settore

8 Maggio 2019 alle 16:05

Nell'éra gialloverde anche la moda italiana si ferma

Foto Imagoeconomica

Fatturato in diminuzione del 2,8 per cento, un’azienda su tre pronta a chiedere la cassa integrazione. A dieci anni dalla grande crisi mondiale, succede che il comparto moda si sia fermato. Solo quello italiano, però, ed è una notizia che temevamo di dover dare, prima o poi, nell’ultimo semestre, ma che ci ha preso lo stesso in faccia come un pugno, perché siamo abituati a girare per il mondo dicendo a tutti che sì, forse non avremo le infrastrutture che si meriteremmo, forse abbiamo una burocrazia ignava e lassiste, eh ma la moda.

 

Noi dettiamo legge nel mondo dello stile: vi lavora più di un italiano su cinquanta, vi pare poco. Da un trimestre, però, lo facciamo un po’ di meno, come certifica Confindustria Moda che solo a gennaio, per voce del presidente Claudio Marenzi, appariva ancora cauta ma moderatamente ottimista. E invece, complice una congiuntura internazionale di certo poco favorevole, ma soprattutto “la situazione del paese”, come certifica l’associazione, il treno dei vestiti, delle scarpe e delle borsette che disseminiamo nel mondo ha rallentato. Iniziamo a piacere un po’ di meno, nel mondo.

 

Nello specifico: il comparto della moda è calato del 4 per cento, con il mercato interno in flessione addirittura del 6,6 per cento e un export in aumento dello 0,6 per cento, insomma flebilissimo. Solo le aziende tessili sono cresciute (qualcuno vuole ancora i nostri tessuti d’eccellenza, di solito Usa, Germania e Francia) ma nell’ordine, non proprio esaltante, dell’1,6 per cento. La nota davvero dolente è però quella che riguarda l’occupazione: da un’indagine su un panel di 80 aziende è emerso, nota ufficiale di Confindustria, che “il 29 per cento dichiara di voler fare ricorso agli ammortizzatori sociali nel breve-medio periodo”. Non ce la fanno più, semplicemente: si tratta fra l’altro di un dato diametralmente opposto a quello che certifica la richiesta costante e sempre in crescita di personale specializzato da parte del settore, come conferma anche la società specializzata in ricerca del personale Articolo1: c’è grande necessità di tecnici, di specialisti, ma non di manodopera generica. Dunque c’è bisogno di cultura, di una “educazione” alla bellezza dei lavori tecnici e specialistici, e di una presa di posizione, oltre che di fondi, anche da parte delle istituzioni. Che vanno alle fiere (vedi il vicepremier Luigi Di Maio al Micam) e non sono mai entrati in una fabbrica in vita loro. Per tornare a crescere, le aziende devono essere in grado di guardare fuori dal mercato europeo, ma poche hanno i mezzi e la cultura necessarie per farlo, e le istituzioni non sembrano in grado di aiutarle. Anzi. 

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi