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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

L'arte contemporanea

Occuparsene fa molto figo. Anche se non la si capisce, l’importante è imparare a fare i commenti giusti. Eccone una piccola scelta per brillare in società

19 Ottobre 2018 alle 06:11

L'arte contemporanea

Foto LaPresse

• Non essere mai sicuri che quella che si sta contemplando sia una vera opera d’arte oppure una gigantesca cazzata. Nel dubbio annuire con aria pensosa.

 

• Mai dire “Questo sapevo farlo anch’io.” Usurata.

 

• Citare sempre l’episodio “Le vacanze intelligenti” in cui cercano di comprare la Buzzicona a diciotto milioni e Sordi commenta: “Hiii, diciotto mijoni! Ma ‘n sarà troppo?”

 

• Imparare a pronunciare correttamente Banksy e non le molteplici altre varianti sbagliate.

 

• Proporre l’istituzione del premio “Idiota dell’anno” e conferirlo al genio che ha distrutto la maglietta con la bambina col palloncino di Banksy portandone il valore da quarantamila sterline a una.

 

• Se fai una caffettiera grande come una caffettiera hai fatto una caffettiera, se la fai alta come una casa di cinque piani hai fatto arte contemporanea. Convenirne.

 

• Chiedersi come riescano i critici d’arte a compilare interi cataloghi di centinaia di pagine senza scrivere neppure una frase comprensibile. Ammirarne segretamente la prodigiosa abilità.

• Christo ha rotto le balle. Sono quarant’anni che va in giro a impacchettare qualunque cosa. Mo’ basta, abbiamo capito.

 

• Ci si segnala come sagaci esperti dell’arte contemporanea facendo notare che Christo è stato in realtà per molto tempo il nome collettivo di due persone: lui e la moglie.

 

• Quando si va a vedere una mostra particolarmente pompata dai media, mostrare sempre un atteggiamento piuttosto blasé. Per contro essere entusiasti del luogo in cui si è tenuta. Per esempio, la Punta della Dogana di Venezia ristrutturata a opera di Tadao Ando.

 

• Alla Biennale di Venezia osservare con grande incomprensione quelli che armati di iPad o iPhone fotografano compulsivamente tutte le opere esposte. Chiedersi quando mai riguarderanno gli scatti.

 

• Commento universale per qualunque edizione della Biennale di Venezia: “Sì, c’erano due o tre cose molto belle (eventualmente citare il padiglione di qualche repubblica caucasica, tipo l’Azerbagian), ma c’era molta roba già vista. Nel complesso era meglio l’edizione di due anni fa.”

 

• Ci si qualifica come appassionati ed esperti d’arte contemporanea andando a fare dei weekend a Basilea o a Kassel. E magari tornando fermarsi anche a Rovereto.

 

• Nutrire una particolare idiosincrasia nei confronti delle installazioni video. Dormire tutto il tempo.

 

• Notare che anche Caravaggio ai suoi tempi era arte contemporanea.

 

•  Avere un conoscente ricco che periodicamente compra opere d’arte contemporanea. Sfortunatamente non ci capisce niente e quindi le acquista solo sulla base del prezzo. Quando capita di andare a casa sua non potere fare a meno di notare che la quasi totalità dei suoi libri è composta dai romanzi delle collane di Repubblica e del Corriere della Sera e che sono tutti nuovissimi.

 

• Tutti gli artisti sono disposti a soffrire per la propria arte. Ma perché così pochi artisti sono disposti a imparare a disegnare? (Banksy)

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