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Tadao Ando, un architetto sartoriale

Prima camionista, poi pugile. Il genio di Osaka ne ha fatta di strada

28 Ottobre 2018 alle 06:00

Tadao Ando, un architetto sartoriale

L'architetto giapponese Tadao Ando (Foto LaPresse)

Narra la leggenda che prima di aprire lo studio di architetto, Tadao Ando si sia barcamenato facendo il camionista (come il giovane Frank Gehry) e il pugile (come il giovane Boris Podrecca). In ogni caso ne ha fatta di strada il genio di Osaka, totalmente autodidatta, tanto eccentrico in pubblico (vedi i suoi allenamenti su Youtube) quanto austero nelle sue architetture. I suoi progetti sono noti per l'uso di un cemento armato estremamente liscio, tanto da far rassomigliare i suoi volumi a pietre lunari dove la luce scivola freddamente con precisione orientale. La sua chiesa della luce a Ibaraki del 1989 è un po' la vetta di questa poetica legata sia alla tradizione giapponese che ai grandi esempi del modernismo internazionale.

 

Il Centre Pompidou di Parigi lo celebra oggi con una mostra aperta fino al 31 dicembre, intitolata "Le défi" (la sfida) grazie anche al fatto che il suo principale committente degli ultimi anni è francese: François Pinault, gran visir del lusso, promotore di musei sia in patria sia a Venezia (come Palazzo Grassi e Punta della Dogana, affidati appunto al Nostro). La prima opera italiana di Ando però è precedente: è la sede di Fabrica a Catena di Villorba di Treviso voluta da Luciano Benetton, quando ancora l’imprenditore veneto era una specie di Steve Jobs del filato colorato e non un destinatario dell’odio social-autostradale. Per la scuola di Oliviero Toscani, una villa veneta fu ampliata anche nel sottosuolo con aule, laboratori e teatrino.

 

La moda del resto ha sempre amato molto Tadao Ando, forse perché il suo cemento sartoriale si porta un po’ su tutto, tipo cappottino di Celine (la casa di moda, non lo scrittore). Karl Lagerfeld, sensibile agli architetti (con un passato sottsassiano) si è fatto fare una villa a Biarritz; Giorgio Armani il suo Silos milanese. Tom Ford addirittura un ranch comprensivo di mausoleo a Santa Fe in Nuovo Messico, grande una volta e mezza Manhattan, comprendente anche un villaggio disabitato e molto poco minimalista dove vengono girati western (ma ora è in vendita, si sarà forse stufato di tutte quelle volumetrie).

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