Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Non avere Facebook

Non si parla d’altro. Al punto che quasi viene voglia di difenderlo. In ogni caso, l’importante è avere qualcosa da dire sul libro delle facce. E se non ce l’avete, ve la diamo noi

6 Aprile 2018 alle 06:00

Non avere Facebook

Foto LaPresse

Non avere Facebook

 

• Ricordarsi sempre di affermare che quando il servizio non si paga, il prodotto sei tu. Notazione che lascia presagire grande dimestichezza con i temi digitali.

 

• Dopo lo scandalo Cambridge Analytica bullarsi per avere sostenuto da sempre la totale inanità di stare su Facebook.

 

• Proclamare con orgoglio il proprio misoneismo per condannare senza appello Facebook e tutti i social media. Sperare che qualcuno chieda cosa sia il misoneismo per tirarsela un po’.

 

• Oggi il vero snobismo è non apparire. Citare l’esempio di Salinger che in tutta la vita avrà rilasciato sì e no tre interviste. Non è necessario aver letto Il giovane Holden.

 

• Non essersi mai iscritti a Facebook, senza neppure sapere perché. Ora saperlo.

 

• I giovani è da mo’ che non usano più Facebook. Praticamente è un’applicazione per dinosauri digitali. Convenirne brontolando.

 

• 50 o 87 milioni che siano i profili rubati da Cambridge Analytica, Zuckerberg ha comunque la faccia da pirla.

 

• Attendere con ansia che il Congresso degli Stati Uniti fucili pubblicamente il povero Zuckerberg.

 

• Secondo Pascal tutti i guai dell’uomo derivano dal fatto che non si rassegna a restare nella propria stanza. Mutatis mutandis, anche dal fatto che non si rassegna a non mettere su Facebook tutto quello che gli passa per la testa.

 

• Se qualche volta avete postato “Trenette al pesto! Gnam!” siete moralmente complici e adesso non potete venire a rompere le balle. Convenirne.

 

• Non sopportare lo stress da mancanza di “Mi piace” ogni volta che un post va meno bene del solito.

 

• Sì, ma prova te a cancellare il tuo profilo Facebook, se sei capace! Ricordarsi sempre di dirlo in tono rancoroso.

 

• Avere deciso di lasciare il social network dopo la quarta volta che avete ricevuto l’annuncio pubblicitario di un tagliapeli elettrico per le narici e le orecchie.

 

• Essere terrorizzati dall’ipotesi che vi scappi detta una cazzata una volta e, dopo quindici anni, qualcuno la possa andare a disseppellire per sputtanarvi urbi et orbi.

 

• Avere su Facebook mille amici, approssimazione per eccesso dell’essere felici.

 

• Avere avuto difficoltà a spiegare alla propria fidanzata perché si abbia accettato la richiesta di amicizia di una sgallettata di nome di Molly Blow. Avere balbettato improbabili giustificazioni adducendo la vaga assonanza con il personaggio joyciano. Pénible.

 

• La lettura di un post di sole maiuscole vi fa venire le bolle. Inoltre la sintassi zoppicante sovreccita il nazigrammar che è in voi. Disapprovare.

 

• Ricordare i tempi in cui, dopo tre anni che postavate settimanalmente una rubrica inequivocabilmente frivola sulla banalità che si dicono in salotto, c’era ancora gente che vi rispondeva indignata e seriosissima. Rabbrividire.

 

• Non andarci perché è un poderoso stimolo al narcisismo. Non temere di esagerare col moralismo. Casomai se è veramente troppo, postare il commento su Facebook.

 

• In alternativa aspirare a entrare a far parte di Affluence.org che richiede un patrimonio netto verificato di almeno 3 milioni di dollari o un reddito familiare annuo di 300.000 dollari o almeno cinque ricchi che garantiscano per voi.

 

• La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda devi cambiare il messaggio che invii. (James Joyce)

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