Giletti e i martiri della Rai

Il presentatore, Fazio, vedremo Gabanelli: la tv pubblica come fabbrica di furori collettivi e perseguitati politici

Giletti e i martiri della Rai

Foto LaPresse

C’è insomma questo curioso gioco delle parti. Il puro e dolente cinema italiano si scopre pieno di piccoli Weinstein mentre la Rai si trasforma in una fabbrica di martiri, personaggi scomodi, spiriti liberi. “E’ più difficile rimanere in Rai che andare via”, diceva Fazio quest’estate, nel turbinio della famigerata trattativa. “Dopo ogni puntata dovevo staccare il cellulare”, racconta oggi Giletti, “perché venivo assalito dalle telefonate dei dirigenti”. “Tornare a ‘Report’ sarebbe mortificante per la trasmissione”, scrive Milena Gabanelli nella lettera...

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    21 Novembre 2017 - 21:09

    Come i dittatori perdono la brocca cosi i presentatori perdono il senno, il ruolo e trasbordano in oracoli del video. Giletti non è da meno, ogni parola ogni gesto è studiato per l’applauso, per il consenso da televoto. A noi non servirebbe un Giletti pontificatore pretesco da sacrestia. A noi servirebbe una logica comportamentale come quell’autista di scuola bus che reinterpreta un comportamento di vita perso e dimenticato. A noi non serve il Giletti di Montecarlo o pensionistico senza ritorno dei tributi o sexsual da furbacchione intercettore. Giletti esca dall’arena e lasci giocare i gladiatori.

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  • luigi.desa

    19 Novembre 2017 - 12:12

    Di tutto l'articolo mi è rimasto impresso un fatto inespresso solo dedotto che Minoli ha raccomandato Giletti per farlo entrare in Rai. Come è costume per entrare in Rai salvo i rarrissimi concorsi.luigi de santis

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