Red Notice

Bill Browder
Baldini&Castoldi, 457 pp., 19 euro

Prendere le misure alla Russia di Vladimir Putin è un’attività complessa, che va avanti da molti anni con risultati alterni – un po’ ci si fida, un po’ ci si pente di averlo fatto, un po’ ci si rifida – ma che ora diventa ancora più rilevante, visto che la politica americana, con Donald Trump alla Casa Bianca, diventerà con ogni probabilità più conciliante con il capo del Cremlino (i musi duri di Obama sono il passato) e visto che in Europa stanno crescendo partiti e movimenti che contano sull’appoggio e i finanziamenti russi. “Red Notice” è il resoconto appassionato e tragico del lato nero della Russia putiniana, quello in cui si subiscono processi pretestuosi, si ricevono minacce, si è fermati in aeroporto e non si sa nemmeno se c’è il tempo per chiamare a casa e tranquillizzare mogli terrorizzate, quello in cui si muore ammazzati, in carcere. L’autore, Bill Browder, racconta la propria storia, che ha un percorso che abbiamo già imparato a conoscere con altri personaggi di spicco della Russia, ma che è molto più nera, nerissima. Browder, 52 anni, è il nipote di Earl Browder, che negli anni Trenta e Quaranta guidava il Partito comunista americano, e la storia familiare legata all’Unione sovietica lo ha portato, dopo gli studi a Chicago, dove è nato, e a Stanford, ad andare a lavorare per società di consulenza in Polonia e nell’Europa dell’est. Sono gli anni successivi alla caduta del Muro, e il mondo dell’ex orbita sovietica sta rinascendo, in quel modo vorace e disordinato e arrembante, con le celebri, e in seguito criticatissime, liberalizzazioni degli anni Novanta. Nel 1996, Browder crea un’azienda sua, l’Hermitage Capital Management, che investe soprattutto in Russia e che rimane come investitore anche quando, alla fine degli anni Novanta, molti stranieri iniziano ad andare via dal mercato russo: Browder resta, investe nei gioielli nazionali, la Gazprom e la Sberbank, diventa molto ricco, s’appassiona all’ascesa di quell’ex agente del Kgb Vladimir Putin che vuole risistemare il paese dopo gli anni “ubriachi” di Eltsin. Con Putin, Browder partecipa all’operazione di sostituzione che il capo del Cremlino fa nelle aziende più importanti: toglie quelli che c’erano prima di lui, e mette i suoi.

 

Una volta completata, però, Putin non ha più bisogno di Browder che piano piano lascia il mercato russo, ma non può evitare la vendetta putiniana, la stessa che era toccata al magnate Khodorkovsky e che Browder aveva sciaguratamente sostenuto (scusandosene in seguito), anzi molto più brutale. Perché quando iniziano i raid in quel che rimaneva degli uffici dell’Hermitage Capital Management a Mosca, quando arrivano i processi e le accuse a finire in galera è il suo avvocato nella causa per evasione fiscale, Sergei Magnitsky: la carcerazione preventiva durata nove mesi lo uccide. Il momento in cui Magnitsky viene arrestato è uno dei più dolorosi di “Red Notice”, che pure è un libro spesso amaro e tragico: la polizia porta con sé i dvd per bambini e gli album da disegno, lui prima di andare via dice alla moglie e ai figli, con un lieve sorriso: torno presto. La denuncia e la richiesta di giustizia per la morte in carcere, dopo torture e malattie non curate, di Magnitsky è diventata la battaglia di Browder, intensa e straziante: nel memoir, cambia ogni cosa, il nero riempie tutto, ed è ancora più drammatico se si confronta con la prima parte della storia, quella dell’alta finanza, della speranza per il futuro. Browder è riuscito a coinvolgere il Congresso americano e l’Europarlamento contro chi ha ucciso Magnitsky, e questa, oggi scrive, è la gioia più grande, fare giustizia in un mondo ingiusto. Ma la consolazione è poca, per chi legge: prendere le misure alla Russia sarà necessario, ma, come “Red Notice”, è un gran pugno in faccia.

RED NOTICE
Bill Browder
Baldini&Castoldi, 457 pp., 19 euro

 

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