cerca

Quello che non c’è in Italia, lo troviamo in Europa. Un’idea antipopulista

Le lettere al direttore del 4 luglio 2019

4 Luglio 2019 alle 06:00

Quello che non c’è in Italia, lo troviamo in Europa. Un’idea antipopulista

David Sassoli (LaPresse)

Al direttore - E allora il Pe?

Giuseppe De Filippi

  

Un uomo del Pd, un italiano, a guidare il Parlamento europeo, come a voler dire che l’unica Italia che conta in Europa è quella che si oppone al governo. E poi europeisti dappertutto. Liberali ovunque. Donne alla guida dell’Europa. Messaggio chiaro: tutto quello che non c’è in Italia, lo abbiamo in Europa. Piccole consolazioni.


 

Al direttore - Non ho capito bene che posto avranno nella nuova Europa gli amici dei gilet gialli.

Mauro Portini

 

A proposito di gilet gialli. Piccolo riassunto del soft power di Emmanuel Macron. In due anni, ha conquistato la Bce (Lagarde), la sede dell’Autorità bancaria europea in fuga dal Regno Unito (Eba), il direttore generale dell’Unesco (Audrey Azoulay), le Olimpiadi del 2024 (quelle che potevano andare a Roma). Come si dice flop in francese?


  

Al direttore - Dopo il 26 maggio, Matteo Salvini aveva detto che avrebbe cambiato i connotati dell’Unione europea. Un mese e mezzo dopo le elezioni, l’Europa è più forte che mai, i sovranisti sono più deboli che mai e il Movimento 5 stelle è così debole che anche in Europa non sa che pesci prendere. Possiamo festeggiare?

Luca Maffei

Gli europeisti hanno vinto, gli antieuropeisti hanno perso. Quando l’Europa inizierà a fare qualcosa di concreto per disinnescare i populisti, si potrà festeggiare. Un’idea per cominciare: riformare subito il trattato di Dublino.


   

Al direttore - La lettera di Cataldo Intrieri, pubblicata martedì 2 luglio sul Foglio, richiede un minimo di chiarezza, in attesa che la magistratura concluda il proprio lavoro e che della dolorosa vicenda della Val D’Enza si arrivi a definire un quadro certo per la salvaguardia dei diritti dei bambini e delle loro famiglie. Sono certa che lei converrà con me circa la necessità di evitare processi sommari che finirebbero con lo screditare professionalità e serietà di tanti operatori del settore. Non gioverebbe a nessuno. I casi di abuso sui minori sono molto complessi. Il tema non può essere affrontato secondo lo schema: tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra. Credo altresì che sia assolutamente necessario sottrarre alla strumentalizzazione politica un tema così delicato. Definire “carnefici volontari” o “complottisti” tutti coloro che non si riconoscono nella Carta di Noto risulta decisamente sopra le righe. Il Cismai è una società scientifica che opera prevalentemente nel campo clinico. Non è un luogo di formazione di orchi. Non coltiviamo dogmi, al contrario sappiamo che ogni situazione, per la sua delicatezza, va valutata con strumenti validati. Sappiamo però che l’abuso esiste. Il nostro è un coordinamento di centri e servizi, formato da professionisti che si occupano delle diverse forme di maltrattamento. Ognuno di questi si assume la responsabilità del proprio operato. Se alcuni vengono chiamati per consulenze nei procedimenti giudiziari non agiscono per conto e in nome del Cismai, ma secondo scienza e coscienza. Le nostre linee guida, non solo sull’abuso, si basano su documenti scientifici e seguono le norme delle Convenzioni internazionali per i diritti dei bambini e validate dall’Ispcan, di cui siamo partner italiani dal 2005, che è la più grande organizzazione internazionale che si occupa di maltrattamento e abuso. Il Cismai raccomanda formazione, un competente ascolto dei bambini e la massima cautela “nell’evitare elementi di suggestione nel dialogo, sovrapponendo idee, ipotesi e sentimenti dell’adulto alla narrazione del bambino, anticipando situazioni o particolari che possano condizionare il minore e alterare la qualità dell’ascolto”. In nessun passaggio delle nostre linee guida si dice di ricorrere “alle più opportune tecniche di stimolazione del ricordo sul minore per arrivare alla confessione dell’abuso”, in nessun documento sosteniamo che bisogna estorcere la “confessione” dei bambini e nemmeno l’uso di stimolazioni elettriche. Infine, tra le cose inesatte della lettera di Intrieri, segnalo che Hansel e Gretel non è socio Cismai da diversi anni. I nostri documenti, per chi avrà interesse a verificare, testimoniano il nostro impegno nella tutela dei bambini. Non siamo disposti a partecipare alla pericolosa guerra a tutto il sistema dei servizi che sembra essersi innescata nel paese. Grazie per lo spazio che mi ha concesso.

Gloria Soavi, presidente Cismai

  

Ci fa piacere che queste siano le vostre intenzioni. Purtroppo, come ci ha insegnato la storia di Rignano Flaminio, non sempre alle buone intenzioni corrispondono buone azioni. Ma ne riparleremo. Grazie.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi