cerca

Non siamo solo biglie impazzite

Le verità della scienza, non sempre consolatorie, e una salvezza

4 Aprile 2020 alle 06:04

Non siamo solo biglie impazzite

Karl Witkowski - Il gioco delle biglie

Facciamo che siamo sette miliardi e mezzo di biglie. Siamo suscettibili e ferme, quando all’improvviso una biglia infetta ci arriva addosso a tutta velocità. Quella biglia infetta è il paziente zero e fa in tempo a colpire altre due biglie prima di fermarsi. Quelle schizzano via e ne colpiscono altre due a testa. Poi ancora. E ancora. E ancora.

Paolo Giordano, “Nel contagio


 

In questo momento le librerie sono ancora chiuse e per i libri è un tempo immobile, anche un po’ impaurito. Non si può entrare in una libreria, non si può parlare di un libro in pubblico, poiché non si può fare nulla in pubblico, ma c’è anche qualcos’altro: la nostra attenzione è catturata completamente da quello che stiamo vivendo. Fatichiamo a concentrarci su altro, ma sul virus ci facciamo continue domande, esigiamo risposte, speranze, rassicurazioni. Pretendiamo una via d’uscita, e una spiegazione. Einaudi ha appena pubblicato questo saggio di Paolo Giordano, nato da una serie di articoli per il Corriere della Sera, e che si può trovare in edicola, online, in formato Kindle e anche in audiolibro, che può diventare un amuleto adesso, una guida per non perdersi, e un modo per riflettere dopo, quando tutto sarà finito (tutto sarò finito non significa niente: le cose si metteranno bene, ci spiega Paolo Giordano, quando R0 sarà inferiore a uno, cioè quando un infetto contagerà meno di un’altra persona. In quel caso, solo in quel caso, la diffusione si arresterà da sé).

 

Paolo Giordano è anche un fisico, la sua intelligenza e il suo sguardo sul mondo possiedono quei criteri scientifici in grado di illuminare il nostro smarrimento, ma è anche uno scrittore e dunque leggerlo ci riscalda più dei numeri e delle curve sui grafici. Ci sembra che finalmente qualcuno parli una lingua che possiamo capire, ma soprattutto che ci capisca. Che capisca il tormento: il tormento non riguarda solo i contagiati, i contagianti, i malati e quelli che non ce la faranno, e a loro va tutto il nostro dolore. Ma il tormento riguarda anche semplicemente chi siamo. “Molto in questa crisi ha a che fare con il tempo. Con il nostro modo di organizzare, di torcere, di subire il tempo. Siamo in balìa di una forza microscopica che ha l’arroganza di decidere per noi. Ci ritroviamo compressi e rabbiosi, come imbottigliati nel traffico, ma senza nessuno intorno. In questa stretta invisibile, vorremmo tornare alla normalità, sentiamo di averne il diritto. D’un tratto la normalità è la cosa più sacra che abbiamo, non le avevamo mai dato questa importanza e se ci riflettiamo attentamente non sappiamo neanche bene che cos’è: è ciò che rivogliamo indietro”.

 

Uno scrittore non vuole consolare, non vuole accarezzare, vuole mostrare il mondo per quello che è, ma già solo questo gesto ha un effetto consolante su chi legge. Perché lo scrittore si mette lì dentro, nudo con noi, non là fuori con la mascherina e i guanti. Si infila “nel contagio” insieme a noi. Il gesto di scrivere è esso stesso un gesto umano, di testimonianza, di empatia, ed è anche rischioso nel momento emergenziale in cui tutti si sentono epidemiologi, capi della protezione civile, scienziati e statisti: Paolo Giordano però non è mai in affanno, segue il suo pensiero razionale e si appoggia a Simone Weil: “Ciò che è sacro nella scienza è la verità”. E’ tutto qui, ed è moltissimo, perché coinvolge l’uomo e la sua capacità di trasmettere e di seguire questa verità. In questo momento la verità della scienza non è sufficiente a salvarci. In questo momento, ma sempre, la scienza ha bisogno del comportamento responsabile di miliardi di esseri umani. E c’è un’altra verità, molto confortante, così semplice eppure serviva un libro per illuminarla: gli esseri umani non sono biglie impazzite, ed è questa la nostra salvezza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi