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I racconti del sesso e della menzogna

La speranza di libertà delle donne marocchine nelle storie raccolte da Leila Slimani 

10 Marzo 2018 alle 06:11

I racconti del sesso e della menzogna

La copertina del libro “I racconti del sesso e della menzogna”, Leila Slimani (Rizzoli)

Per una donna single, il solo fatto di cercare un appartamento assomiglia a un percorso di guerra. I miei genitori non si sono opposti. Dal giorno in cui ho iniziato a mantenermi da sola, ho smesso di chiedere il loro parere. Ma ci ho messo tre mesi prima di trovare un proprietario che accettasse di affittare una casa a una donna non sposata. Pensano che una donna sola possa far entrare degli uomini o aprire una casa d’appuntamenti. Mi hanno perfino chiesto l’autorizzazione scritta di mio padre. Ma se guadagno il doppio di lui!

“I racconti del sesso e della menzogna”, Leila Slimani (Rizzoli)


 

Leila Slimani è piena di speranza, nonostante le storie che racconta in questo saggio sulla vita sessuale in Marocco, nonostante le bugie, l’ipocrisia, le condanne, le vite rovinate di moltissime donne, nonostante il pilastro della società marocchina sia la vergogna, e la vergogna riguardi essenzialmente le donne. Leila Slimani è una giovane donna, scrittrice di grande successo che vive da più di vent’anni a Parigi, ma è nata a Rabat e sa di che cosa parla, conosce il Marocco e sa che “il fatto di vivere o di essere cresciuti in una società in cui la libertà sessuale non esiste fa del sesso un oggetto d’ossessione costante”. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, Nel giardino dell’orco, la storia di una donna che soffre di dipendenza sessuale, e in Francia erano tutti molto ammirati: una ragazza che arriva dal Marocco ed è così audace, così cruda. Leila Simani ha aggiunto ironicamente: “Come se avessi dovuto accontentarmi di scrivere un libro erotico dal gusto orientaleggiante, da degna discendente di Shahrazad”. Invece Leila Simani ha raccontato di una donna frustrata, con una doppia vita, che aggira i divieti e che non gode, “una metafora un po’ estrema delle giovani donne marocchine”.

  

Per questo le donne marocchine si sono fidate di lei, per l’assenza di ipocrisia e di stratificazioni, per la libertà e per la modernità, e le hanno confidato le loro storie. D’amore, di sesso, di ribellione, soprattutto di tormento. Una ragazza sa di volere essere libera, sa che è giusto, non ha alcuna intenzione di arrivare vergine al matrimonio e di servire un uomo, e la verità è che ormai lo sanno tutti. Ma il codice penale continua a proibire il sesso fuori dal matrimonio, la polizia cerca le coppie che si appartano in auto, e le ragazze pensano di farsi ricostruire l’imene dal chirurgo, perché la libertà può costare l’onore e la felicità. E’ “una lotta durissima, dilaniante, tra la volontà di liberarsi dalla tirannia del gruppo e il timore che quelle libertà comporti il crollo di tutte le strutture tradizionali su cui si regge il loro mondo”. La famiglia, lo sguardo degli uomini: una delle donne che ha raccontato la propria storia a Leila Slimani adesso sta con un uomo a cui sta facendo credere di essere vergine (si usa ancora chiedere il certificato di verginità alla ragazza da sposare): più che la legge, è la vergogna. Che si è infilata nei bambini e nelle bambine, che fa dire di una donna non vergine che è stata “distrutta”, “sciupata”, “rovinata”. Dagli stessi uomini che le considerano sciupate, rovinate. Dagli stessi uomini per lo sguardo dei quali una donna risparmia i soldi per la ricostruzione dell’imene. Ma allora perché Leila Slimani è piena di speranza? Perché questa sete di libertà è più forte, per queste donne parlano, raccontano, rivendicano e si inventano spazi d’amore. Sono scombussolate, ma in movimento. E gli uomini dietro.

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