Il meraviglioso regno di Oz

Il racconto che ha inchiodato per sempre il suo autore alla Città di Smeraldo

Annalena Benini

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25 Novembre 2017 alle 06:17

Il meraviglioso regno di Oz

Questa cosa di far faccende e badare ai bambini sta prosciugando le energie degli uomini della Città di Smeraldo. – Hmmm, – disse lo Spaventapasseri pensieroso, – ma se è così faticoso come dite, come facevano le donne a farcela così bene? – Non lo so proprio, – disse l’uomo sospirando profondamente, – saranno fatte di ferro!

L.Frank Baum, “La meravigliosa terra di Oz” (Einaudi)

 


 

Se avete amato Dorothy e il suo ostinato desiderio di tornare a casa, nel buio Kansas, nella casa grigia, dai suoi grigi zii, ma con gli occhi diversi di chi ha visto un altro mondo ed è cambiato, cresciuto, e porta dentro di sé il Leone Codardo, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e tutti gli altri, allora questo Millennio di Einaudi è un regalo prezioso. In un solo volume, per la prima volta, sono raccolti tutti i libri del ciclo di Oz: altri tredici romanzi ambientanti nello stesso mondo, con i vecchi amici e i nuovi. Il meraviglioso mago di Oz uscì in America nel 1900, e da allora (aveva quarantatré anni), fino al 1919, anno della morte, Baum è rimasto intrappolato là dentro, assediato dalle richieste dei bambini e degli adulti (tranne i critici letterari), che non erano mai sazi di questo mondo di Oz. Ci fu un musical di enorme successo, messo in scena a Broadway e in tutti gli Stati Uniti per anni, e nel 1939 il film di Fleming con Judy Garland. Ci furono questi altri tredici romanzi scritti da Baum, che adesso Chiara Lagani ha antologizzato e tradotto, con i collegamenti tra un episodio e l’altro, e le tavole a colori e in bianco e nero di Mara Cerri che accompagnano le avventure di Dorothy e dei suoi amici. Testadizucca, la gallina Billina, la Tigre Famelica, l’automa Tic-Toc, il Regno della Rogna e moltissime altre invenzioni fantastiche e letterarie che ruotano intorno alla Città di Smeraldo, così felice ma mai felice abbastanza. Nel secondo libro, uscito nel 1904, avviene perfino la rivoluzione delle donne, “è da troppo tempo che la Città di Smeraldo è governata da uomini”. Appare un’amazzone fanciulla, il Generale Jinjur, seduta al bordo della strada, vestita con una magnifica uniforme colorata e intenta a mangiare la sua colazione di uova sode e panini. Guiderà la rivoluzione, e i maschi hanno il terrore di quelle femmine scalmanate e scappano: vengono messi a fare i casalinghi, fanno una fatica tremenda. Ma Jinjur è soltanto una bambina capricciosa, egoista e vanitosa, che sposerà un fattore e finirà a occuparsi dell’azienda di famiglia, e prenderà a pugni il marito per decidere quale mucca mungere.

 

“Una lunga malattia mi ha confinato in casa e mi ha impedito di rispondere a tutte le belle lettere che mi avete inviato, a meno che i francobolli non fossero inclusi”, scrive Baum nel 1919 da Hollywood, poco prima di morire, offrendo ai suoi lettori il tredicesimo libro, “La magia di Oz” che, “anche in rapporto agli anni trascorsi, che sono stati davvero eccitanti, è di certo la storia più strana che mi sia mai capitata sotto mano o di cui abbia sentito parlare dal nostro lato del grande Deserto Sabbioso, quello che ci divide dalla Terra di Oz”. Non sempre Baum avrebbe voluto continuare: alla fine del sesto libro aveva diachiarato chiusa la saga, avrebbe voluto scrivere cose diverse, ma ogni volta ricominciava e inventava qualche pazzo personaggio da portare a Oz.

 

“Se cammineremo a lungo, prima o poi arriveremo da qualche parte, ne sono sicura”, diceva sempre Dorothy, e così ha fatto Baum: ha camminato a lungo, ma la fine di Oz non è arrivata. E’ finito lui, molto prima, e la saga dei suoi libri è proseguita con altri scrittori fino al 1963, totalizzando quaranta uscite. Tutti continuarono a firmarsi per sempre: “Storici Reali di Oz”.

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