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Notte di lacrime e preghiere vale anche per la prova di terza media

Le madri studiano fino a tardi, sognano l’esame di maturità, stressano i figli tantissimo

Annalena Benini

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benini@ilfoglio.it

14 Giugno 2019 alle 09:54

Notte di lacrime e preghiere vale anche per la prova di terza media

Esame di maturità (foto LaPresse)

Sono giorni complicati e faticosi per molte madri. La sera studiano fino a tardi, si scambiano informazioni segrete con altre madri, maledicono gli insegnanti, odiano i bambini che sono stati ammessi con il 9, cercano orari di ricevimento per andare a fare scenate o a implorare comprensione, pretendono di cambiare i voti di ammissione, piangono, esultano, vogliono sapere con toni piuttosto violenti se la frequenza relativa e la frequenza assoluta sono comprese nel programma, e di nascosto accarezzano fotografie di quando erano incinte e con i capelli più lunghi.

  

Queste madri hanno a volte crisi di nervi la mattina dal fruttivendolo o sul posto di lavoro, e chiedono ai passanti, agitando tutt’e due le braccia, come cazzo si calcola l’area del prisma. Parlano d’amore al telefono con un’amica e all’improvviso la interrompono: sì ho capito lui ti ha lasciato per la tua insegnante di yoga, ma con quali stati confina l’Ucraina? Comprano molti compassi e goniometri, si nutrono prevalentemente di Mcdonald’s e conoscono per la prima volta nella vita tutte le date della Seconda guerra mondiale. Sentono comunque il bisogno di giustificarsi: ai miei tempi non ci si arrivava col programma. Queste madri ascoltano in auto a volume altissimo “Notte prima degli esami” di Venditti e si commuovono sempre allo stesso punto: notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere, ma allora bisogna ricordare che comunque stanno facendo (si sono convinte di fare) solo gli esami di terza media. Non è la maturità, è ancora presto, i ragazzi sono tutti minorenni, non è il caso di nominare storie di cosce tese chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare.

   

Soprattutto, l’esame noi lo abbiamo già fatto trenta o quarant’anni fa. Era anche facile. Non ce lo ricordiamo nemmeno. Chi si ricorda l’esame di terza media? Dell’esame di terza media tutti si ricordano al massimo “Il cinque maggio”. L’esame di maturità invece lo sogniamo ancora la notte e ci svegliamo dopo aver fatto scena muta su Leopardi, Foscolo e i lirici greci: ovviamente secondo Freud c’è un significato sessuale in questo sogno, ma a noi sembra proprio di no, ci sembra solo che abbiamo fatto scena muta su Leopardi, Foscolo e i lirici greci perché non sappiamo più niente. Così tentiamo di riscattarci con l’esame di terza media, con l’area del prisma e con la descrizione soggettiva di un quadro di Van Gogh. E’ più alla nostra portata, ma lo stesso ci stressiamo tantissimo e anzi stressiamo tantissimo i nostri figli, che invece sarebbero tranquilli e non capiscono perché tutti questi adulti con gli occhi lucidi e la voce molto alta, nemmeno così amici dei loro genitori, gli si facciano intorno gridando: in bocca al lupo, forza, puoi farcela, fagli vedere chi sei, hai studiato, eh, hai studiato?, e dando anche terribili pacche sulla schiena di incoraggiamento. Dopodiché, questi adulti si mettono a raccontare i loro sogni sulla scena muta all’esame di maturità. Ma che cosa c’entra l’esame di maturità?, protestano debolmente e educatamente i bambini che hanno appena finito lo scritto di Matematica e vogliono andare al Mcdonald’s. C’entra c’entra, rispondono gli adulti girandosi dall’altra parte, quando sarai grande capirai, e dopo un’altra tremenda pacca sulla schiena se ne vanno.

   

Restano solo le madri, che ripassano Geografia fino a tardi, preparano intrugli energizzanti con la pappa reale, mettono in fila righelli penne vocabolari e merende, chiedono in continuazione: come ti senti?, e accarezzano le foto di quando erano incinte e con i capelli più lunghi. Notte di lacrime e preghiere vale un po’ per tutto in fondo, e in ogni caso la matematica non sarà mai il mio mestiere.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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