Illustrazione tratta da “Piccole donne a New York. Il classico più amato di sempre rivive al giorno d’oggi” di Rey Terciero e Bre Indigo (Piemme, Il battello a vapore)

Perché tutto questo sentirsi esausti? Le cene di fine anno scolastico

Annalena Benini

Il senso di pianto senza piangere, l’alfabeto greco di mia sorella e la fine delle distanze

In questi giorni mi viene spesso un senso di pianto senza piangere, forse per la pioggia e perché si stanno già fissando le date delle cene di fine anno scolastico, in luoghi spaziosi e isolati, difficili da raggiungere e anche da lasciare prima di mezzanotte e mezza.

    

In questi giorni mi viene sonno, poi il panico, poi di nuovo sonno, poi ricerca di un colpevole per il panico, e mi dimentico tutto e sento come una secchezza e una tensione intorno agli occhi, ma niente lacrime, piuttosto uno struggimento per la birra che mi aspetta a casa, spero chiara, spero fredda, soprattutto spero che nessuno abbia finito le olive. Cerco un motivo per questo sentirmi esausta, sconsolata e assetata, ma non c’è niente di nuovo nel fatto che le cose non siano mai come le immaginavi. Anzi è perfino rassicurante che sia così. Ma in questi giorni sono successe fondamentalmente due cose importanti: mia sorella ha compiuto trentasei anni, ed è davvero assurdo, non so come sia potuto accadere, perché lei ne ha sempre avuti non più di dieci, massimo dodici, e sono convinta che ne abbia ancora dieci come quando le mettevo sul letto un carillon a forma di clown assassino per spaventarla; e nel frattempo mio figlio ha dichiarato che lui non ha alcuna intenzione di andarsene mai di casa, nemmeno quando avrà non più dieci ma trentasei anni. “Voglio vivere per sempre con voi”, ha ripetuto per tutto il giorno, dicendo che non vuole diventare grande, non vuole fare figli, non vuole comprarsi i biscotti da solo perché poi di sicuro si dimentica e la mattina è fregato (chiunque di noi è tenuto, ovunque vada, a fare una piccola scorta di biscotti Ringo prima di tornare a casa: anche il cane sa che deve dirigersi sempre verso la più vicina zona biscotti). Lui dice con convinzione di voler restare con noi per sempre, anche con preoccupazione: ha paura che io a un certo punto lo caccerò via, cosa che in effetti potrebbe succedere anche prima dei trentasei anni, dato il mio stato d’animo di questi giorni, date le cene di classe in luoghi sempre più irraggiungibili e bui, e dato anche il pomeriggio trascorso a cucire un costume nero e oro e rosso per la recita di fine anno; ma dato soprattutto che mio figlio finisce sempre le olive e mi lascia le patatine al ketchup e io odio le patatine al ketchup: davanti alle patatine al ketchup la secchezza intorno agli occhi lascia spazio quasi sempre al pianto.

    

Lui vuole avere per sempre dieci anni, lo posso capire, e comunque un maschio vive in uno spazio quasi senza tempo quindi non voglio preoccuparmi, ma il compleanno di mia sorella è invece la prova che niente di tutto questo può funzionare. Lei era minuscola, si aggrappava a me, io ero insopportabilmente spocchiosa e le dicevo di andarsene perché era troppo piccola e non poteva stare con le mie amiche, ma lei tornava sempre e l’estate in cui tutte cercavamo di imparare l’alfabeto greco prima di iniziare la scuola, lei venne a origliare un paio di volte (io appena me ne accorgevo la cacciavo via) e imparò a razzo l’alfabeto greco, molto prima di tutti, lo recitò tutta felice davanti alle mie amiche: mia sorella aveva sei anni e io ero offesa dalla sua velocità. Non le dissi nemmeno brava, me ne andai tutta stizzita, con questo alfabeto greco imparato a metà. Anche adesso al telefono ogni tanto le chiedo a bruciapelo: dimmi l’alfabeto greco, e sempre non ci posso credere che non se lo dimentichi mai, e quasi ancora mi offendo, io che non mi ricordo niente di niente.

   

La cosa bella di questo crescere senza tregua, di compiere tutti questi anni di continuo, è che le distanze spariscono e adesso io vorrei stare sempre con mia sorella a bere birra chiara fredda e a dirci l’alfabeto greco e tutto il resto delle cose che ho dimenticato. Lei è stata sempre molto più buona di me e quindi non mi caccerà via.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.