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Aspettavo te!

Quanta adolescenza ci vuole per capire che conta soltanto l’amore. Folletto, Gazzelle, Micòl

10 Maggio 2019 alle 13:48

Aspettavo te!

Ero favorevole all’educazione sessuale e pure a quella sentimentale. Avrei voluto che la insegnassero a scuola, al posto di biologia, o almeno più di biologia. Poi è successo che alcuni adulti che stimo, e che sono istruiti e sensibili e accorti e, nonostante tutto questo, anche moderatamente contenti, mi hanno detto che l’amore non è tutto, e non è che se due si amano devono stare insieme per forza, e me lo hanno detto con quella ragionevolezza che avevano negli anni Novanta i venditori di Folletto, ai quali mio padre prestava sempre ascolto, e infatti a casa dei miei genitori c’è un aspirapolvere per abitante. Con tutto il rispetto per mio padre, e l’istruzione superiore degli amici miei, a me che l’amore non sia tutto non ha convinto, sarà che in questo periodo ascolto Gazzelle, e quando dice “arriveremo stanchi ai nostri primi trent’anni” e “faremo sogni grandi ma senza realizzarli” penso proprio che si riferisca alla fine che fanno quelli di “l’amore non è tutto”.

 

Ha ragione India, la ragazzina innamorata di Michel, che insieme a lui vive l’avventura del nuovo libro di Sandra Petrignani, La persona giusta (Giunti): “Gli adulti sono proprio scomparsi dalla faccia della terra”. Siamo noi cari estinti adulti ad aver bisogno di corsi, educazione sentimentale, sessuale, relazionale, a volte persino di educazione al ciao, tutti corsi che funzionerebbero se li tenessero dei ragazzini, non certo altri della nostra sfibrata, sfibrante classe. E invece diciamo che sono i ragazzi ad averne bisogno, e noi a insegnare loro qualcosa in cui abbiamo smesso di credere, avendo smesso di credere a tutto – lo dice anche Gazzelle: “La gente non crede mai troppo”. Mandiamoci a scuola d’amore dagli adolescenti, lo propongo con una certa lucidità, a riprova della quale tengo a sottolineare che Greta mi sta simpatica ma non la sto ad ascoltare, non penso possa insegnarmi niente, insomma voglio dire: non sono di quelle adulte pentite che vorrebbero una vecchiaia giovanile e che credono che pensare che il mondo lo salvano i ragazzini abbia un effetto drenante e anti invecchiamento. Sono obiettiva. Noi d’amore non capiamo niente, e loro tutto.

 

E lo so che il libro di Sandra Petrignani è un libro per ragazzi, ma v’assicuro che, esattamente come i cartoni animati, serve molto più a noi che a loro. “Mi sa che aspettavo te”, dice Michel a India la prima volta che la incontra, e lei gli risponde “Mi sa anche a me”. Lui è nato in Algeria, sua madre è morta dandolo alla luce e dicendo che bisognava che lo chiamassero Michel, la signora che allora dirigeva l’Istituto italiano di cultura ad Algeri ha deciso di adottarlo, e lui è cresciuto solido, bellissimo, studioso, curioso e incapace di farsi una ragione del fatto che al mondo esistono gli stronzi (c’è stato un tempo in cui eravamo così anche noi, era prima che gli stronzi diventassimo noi). Lei ha una madre “sciamannata e lamentosa”, una famiglia allargata e sgarrupata, piena di ex e adulti infantili, a scuola va bene solo in Storia dell’arte, scrive poesie – com’è bella la vita quando il cane che abbaia a un’altra persona è il mio.

 

Quando Michel porta India a casa sua a vedere “Il giardino dei Finzi Contini”, lei pensa solo all’amore di Giorgio per Micòl, e anche più avanti, quando lui le chiederà a cosa pensi, cosa desideri, che piani hai, lei risponderà a te, a noi, a stare con te per sempre, e lui la prenderà in giro, e senza dirlo farà la stessa cosa: penserà che lei è la donna della sua vita, perché nella vita conta l’amore, che rende affrontabile il resto. Succedono altre cose, in questo libro di ragazzi che dovremmo poter avere in tasca e portare con noi agli appuntamenti a cui andiamo per dire atrocità come “ti amo ma non è abbastanza, per stare bene con te devo prima stare bene con me stessa, se mai troverò la mia pace interiore verrò a cercarti”, di modo che mentre le diciamo loro ci prendano a sberle.

 

La persona giusta è un mito adolescenziale perché ci vuole tanta adolescenza per incontrarla: bisogna credere molto (a tutto: scienza, religione, cartomanzia), bisogna essere capaci di ammettere la propria insufficienza, non aver mai messo piede in un ufficio ma molti piedi a casa dei nonni, che sono tutti come Serena, la nonna di Michel: non chiedono come va il lavoro, ma come va l’amore. La persona giusta s’incontra quando si pensa che la giustizia non ammetta deroghe, e ci rende degni prima che uguali, quando non si immagina cosa sia l’amore, perché effettivamente non esiste, però esiste la persona da amare, e ci aspetta senza saperlo fino a che non glielo diciamo: “Mi sa che aspettavo te”. E’ il contrario della frase di Madre Teresa che India si appunta sul diario: “Non esistono i lebbrosi, ma solo la lebbra, che è una malattia e si può curare”.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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