I giorni difficili delle chat di Natale e la perdita della reputazione

Annalena Benini

Non esiste una funzione più estrema di: silenzia per un anno. Il coraggio che non ho

In questi giorni cerco di tenermi lontana dal telefono, perché il telefono è pieno di chat di classe che da almeno centoquaranta ore, senza nemmeno la tregua notturna, discutono dei regali di Natale alle maestre e ai professori. La mattina presto vedo l’icona di whatsapp: duecentocinquantasei messaggi. Ho due figli, due classi, due scuole diverse, e non è stata ancora approvata una legge che vieti a chiunque di creare non solo il gruppo whatsapp, infilandotici dentro senza il tuo consenso, ma anche il sottogruppo carbonaro del gruppo whatsapp, che nasce per criticare e spiare il gruppo principale, e il fatto brutale è che se non stai nel gruppo carbonaro non sei nessuno, quindi ecco il paradosso: in quel gruppo non vorresti starci per nulla al mondo, ma per nulla al mondo puoi accettare di non starci.

  

Il centro della discussione sui regali di Natale è: chi raccoglie i soldi, quanti soldi, no è troppo poco, no è troppo, ma il fondo cassa dell’anno scorso?, ladri!, e se sia meglio un braccialetto o una borsa per i libri, o un foulard o un set di bagnoschiuma, o un set per l’amatriciana. Una madre molto gentile ha scritto che regalare il bagnoschiuma potrebbe sembrare offensivo, un padre ha risposto: a buon intenditor poche parole, e ha aggiunto una faccina che strizza l’occhio. Il sottogruppo carbonaro si è scatenato contro questo padre, e una delle madri carbonare ha sbagliato gruppo, è finita su quello principale e ha fatto un casino, è scoppiata la guerra nucleare e i messaggi sono arrivati a cinquecentoquarantasei mentre portavo fuori il cane a mezzanotte. La figlia a questo punto cambierà scuola, per ragioni di sicurezza, subito dopo Natale. Quindi non parteciperà al regalo alla maestra?, si mormora in chat. Qualcuno in questo esatto momento sta proponendo di fare bonifici da otto euro alla rappresentante di classe, un altro ha detto che però i regali le maestre dovrebbero meritarseli, visto che Babbo Natale non vola più sulla slitta trainata dalle renne.

  

Ho cercato una funzione più estrema di: silenzia per un anno, ma purtroppo non esiste. Non esiste la funzione: rendi invisibili i messaggi dei gruppi whatsapp per un anno, rendi invisibili i commenti sui compiti di geografia e rendi invisibili le richieste di cercare nello zaino di mia figlia il libro di tuo figlio, moltiplicato per venti libri e per venti compagni e venti risposte in chat ogni giorno. Potrei solo abbandonare il gruppo, ma abbandonare il gruppo richiede tanto, troppo coraggio, e mai come da quando esistono i gruppi whatsapp ammiro i dissidenti e capisco i vigliacchi: io ho paura delle ritorsioni sui miei figli, e ho anche paura che qualcuno crei un sottogruppo whatsapp contro di me.

  

La mia posizione è già piuttosto vacillante, soprattutto da quando il cane ha litigato con un altro cane davanti a scuola, rovinandomi per sempre la reputazione. Alcune madri abbassano gli occhi quando mi incontrano, altre stanno chiaramente aspettando il mio prossimo passo falso, basterebbe anche solo arrivare in ritardo al saggio di coro; forse il Natale mi rende paranoica, ma dall’atmosfera e dagli sguardi agli ultimi colloqui con gli insegnanti, sono ragionevolmente certa che questo sottogruppo contro di me già esista. Devo farmene carico, tenere duro fino a giugno, difendere la dignità della mia famiglia e tenere ben nascosto il mio cane, nel frattempo scrivere che la borsa per i libri alle maestre è una grande idea (soprattutto perché viene da una di quelle madri che mi odiano) e offrirmi di andare nei negozi a fotografare le varie possibilità di regalo con le fasce di prezzo per poi metterle ai voti. In fondo il Natale è comprensione e condivisione. E soprattutto, io non sono coraggiosa. Ma poi ho ripreso in mano il telefono, i messaggi adesso sono milleduecentocinquanta, e un padre (padri, se non siete pronti, evitate le chat) ha proposto una pizza di Natale “tutti insieme, in un posto da concordare”. Dirò che il cane ha divorato il mio telefono: per questo Natale è meglio se ci state alla larga.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.