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La fase onirica del Pd in preda a se stesso e ai felpastellati

“Il Pd si spacca” è un luogo comune, si divideva anche prima ma adesso c’è un problema di identità politica

28 Luglio 2018 alle 06:30

La fase onirica del Pd in preda a se stesso e ai felpastellati

Foto LaPresse

Roma. Il mestiere dell’opposizione – il più facile, si dice, perché un conto è governare un conto eccetera – improvvisamente è diventato ingarbugliato. Il paradosso è che nonostante i ruoli si siano invertiti – il Pd fuori dal Palazzo e il M5s e Lega dentro, con nuove corti e nuovi cortigiani – i felpastellati si muovono come se fossero ancora all’opposizione, in questa sorta di campagna elettorale permanente che serve a cancellare tutte le promesse irrealizzate delle ultime settimane con altre aspettative ancora più rutilanti. Risultato: il Pd, in piena fase onirica, ripete in continuazione di voler evitare “la conta” (c’è tutto un vocabolario della sconfitta che prima o poi andrebbe analizzato, come la “ripartenza dalle periferie”) e prova a spingere il congresso più in là delle Europee. L’effetto ottenuto però è il contrario.

 

La conta è in realtà già cominciata, come si capisce da alcuni “dettagli”: la segreteria è unitaria ma “il Pd si spacca” è un luogo comune anche oggi che è stato spaccato tutto il possibile. Pure prima si divideva, ma ora c’è da risolvere un problema di identità politica e culturale (a partire dal fatto che, mentre il governo giallo-verde utilizza il diritto penale come uno strumento contro i nemici sociali,  il Pd decide di non avere un responsabile giustizia nella segreteria).

 

Sicché, se un tempo qua era tutta liberal-democrazia, adesso che succederà? In attesa che arrivi una risposta, tra i Democratici ci si guarda con diffidenza e reciproco sospetto, persino tra appartenenti alla stessa corrente. E siccome il Pd è un partito democratico, come da ragione sociale, ognuno s’alza e dice la sua. Tra i renziani c’è chi non vede l’ora che Nicola Zingaretti vinca il congresso, così possono provare a uscire dal Pd per fare l’“En Marche” all’italiana. Prospettiva che non convince del tutto alcuni ex renziani: “Sognavamo Blair, ci ritroveremo con Renato Altissimo”, dice uno di loro. Altri invece pensano che extra Ecclesiam nulla salus, laddove l’Ecclesia sarebbe il Pd e il nulla sia un partitino dal cinque per cento.

 

Non mancano poi altre linee di frattura, più generali e sostanziali, sulle quali inevitabilmente finirà per strutturarsi il congresso: riaprire o no il confronto con il M5s? Se n’è parlato pure alla cena della corrente di Matteo Renzi giovedì scorso in una villa all’Aventino (dopo una giornata di sole ha diluviato, tutti sotto i gazebo; sembra la storia recente del renzismo). L’ex segretario del Pd si tiene lontano dagli appuntamenti ufficiali, alla direzione di lunedì non s’è neanche presentato. “Vuole dimostrare che dopo di lui c’è il diluvio”, dice un senatore. “E probabilmente ci sta riuscendo”. Il problema è che l’eredita renziana è un fardello, come dimostra la vicenda dell’airbus preso in leasing. “Si poteva anche ammettere la cancellazione del leasing... ma lo spettacolo costruito attorno a una decisione contabile (affitto vs penali) è pazzesco”, osserva Giancarlo Loquenzi.

 

“C’è voglia di uscire dalla fase un po’ depressiva”, spiega al Foglio Lorenzo Guerini, organizzatore della serata all’Aventino. “C’è un’Italia responsabile e coraggiosa, europea e liberale (nel senso della adesione piena all’idea della democrazia liberale che è il vero obiettivo dell’attacco da parte della destra sovranista e populista in tutta Europa) che cerca rappresentanza”. Insomma, niente dialogo con i Cinque stelle? “L’unico dialogo possibile con una tigre è farsi mangiare”, risponde Guerini citando Winston Churchill. D’altronde, si sa: la tentazione dell’estate di una parte del Pd è distinguere il M5s dalla Lega e dimostrare che i primi sono una costola della sinistra, dei compagni che sbagliano.

 

Insomma, la fase onirica del Pd è un misto di rassegnazione e bomba libera tutti. Ci sono gli aspiranti macronisti, gli aspiranti scissionisti, gli aspiranti dialoganti con il M5s, quelli che aspirano a rifare i Ds, quelli che semplicemente vorrebbero un congresso subito (Matteo Richetti gira l’Italia da mesi, tra poco rimane senza benzina), ci sono persino i teorizzatori dell’autonomia. Proprio ora che i leghisti hanno smesso di dire “Roma ladrona” arrivano gli emiliani a spiegare perché servirebbe costruire “una filiale autonoma del Pd dell’Emilia-Romagna” (Elisabetta Gualmini, vice di Stefano Bonaccini). “In vista delle prossime regionali abbiamo bisogno di rendere il più possibile autonomo il Pd dell’Emilia-Romagna dal Pd nazionale, fare capire che siamo un’altra cosa: il modello da seguire è quello del partito socialista catalano o della Csu bavarese”, ha detto al Corriere di Bologna. Un tempo c’era il modello autonomista toscano, ma s’è fermato a Rignano.

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Commenti all'articolo

  • imentori@ophiere.it

    imentori

    28 Luglio 2018 - 12:12

    All'idea di coprire l'autonomismo abbandonato da Salvini i miei contatti renziani social fanno la ola. La via depressa 5S e quella lugubre dei leghisti ha la cifra masaniellesca di coloro che si accontentano di impoverire i ricchi senza la prospettiva di arricchirsi e sta al Sud. Vale la pena dirlo chiaro. Il Pd-FI dovrebbe catalanizzarsi (in senso divorzista e in senso semplificatorio :-). Con un peana territoriale forte forse riesce a far dimenticare quanto forzisti e pddini si sono cordialmente odiati.

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  • ravas

    28 Luglio 2018 - 12:12

    Occorre prendere atto che la corrente più potente del PD, e ciò il quotidiano "la Repubblica", ha stabilito che il PD deve allearsi con M5S. È quel fronte che bisogna contrastare, tutto il resto è fuffa. Purtroppo a suo tempo non l'ha capito neppure Renzi e quindi l'alleanza Scalfari - Berlusconi - Grillo (il più giovane ha 70 anni!) ha prodotto il casino attuale. Oggi i cannoni di Repubblica sono puntati su Salvini, nella convinzione che ciò produrrà un governo Di Battista - Zingaretti. Come sempre sbaglierà.

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  • luigi.desa

    28 Luglio 2018 - 11:11

    E gli Emiliano gli Speranza i Bersani i Rossi ecc ecc indove li mettiamo ? Un secolo fa a noi bambini ai pranzi ufficiali preparavano piccoli tavoli per farci stare fuori dalle balle.

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  • carlo.trinchi

    28 Luglio 2018 - 09:09

    Il mondo europeista sara al 25% se ci aggiungete i migranti e la sicurezza si arriva al 40%. Il lavoro e l’economia piace se da i risultati promessi nella logica del mercato e conta un 20%. Altro che liti di deficienti. Questo è il percorso ed eventualmente il partito mondato dalle cazzate che ripetono da settant’anni. Cacciati i comunisti, se avessero seguito questa linea sarebbero al governo senza pericolo di quattro saltimbanchi telecomandati da un comico. Sveglia. Il congresso e i chiarimenti eterni non servono, servono i fatti, i programmi no lasciateli ai 5S che se li stanno rimangiando tutti, tranne le utopie alla Robin Hood, Ivanhoe e le cazzate alla Riccardo cuor di Leone.

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