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Perché una sfida Minniti-Zingaretti può togliere la museruola al Pd

Il suicidio plastico dell’opposizione è nascosto in tre scelte scellerate: rassegnarsi a essere solo “anti”, rottamare il passato riformista e avvicinarsi alle elezioni senza un leader. E’ il momento di reagire e svegliarsi

30 Luglio 2018 alle 08:18

Perché una sfida Minniti-Zingaretti può togliere la museruola al Pd

Il tema in fondo è tutto lì e prima o poi bisognerà scegliere che cosa fare: vivere da concorrenti o vivere solo per le correnti? Da qualche tempo a questa parte, nel dibattito pubblico italiano, la bocca del più importante partito dell’opposizione, ovvero il Partito democratico, sembra essere coperta da una museruola e nonostante la buona volontà di alcuni esponenti del Pd dopo sessanta giorni di governo gialloverde l’impressione è che l’opposizione italiana non abbia ancora messo a fuoco il principale rischio che corre oggi il nostro paese: l’affermazione di un bipolarismo composto non dai soggetti esterni al governo che si confrontano con quelli interni, ma da un soggetto interno al governo che si confronta con un altro soggetto interno. In altre parole: l’assenza duratura di un’opposizione non può che aiutare Salvini e Di Maio a realizzare il progetto di essere loro, direttamente, i due alfieri di un nuovo bipolarismo formato esclusivamente da partiti sovranisti e populisti. Il fatto che i due principali rivali del Movimento 5 stelle e della Lega, ovvero Pd e Forza Italia, cerchino di costruire un’opposizione lasciando intendere ogni giorno – chi implicitamente, chi esplicitamente – di essere pronti ad allearsi con i due partiti contro i quali stanno facendo opposizione non aiuta a definire il perimetro di una sana e robusta alternativa, ma il ragionamento che vale la pena mettere a fuoco oggi riguarda un partito che più degli altri avrebbe la possibilità e il dovere di far sentire la sua voce.

 

Al momento, un partito come Forza Italia, che potrebbe persino votare a favore di un presidente della Rai espressione pura del sovranismo complottista, non può avere grandi speranze di essere considerato la principale voce dell’opposizione non solo per questioni numeriche ma anche per questioni legate a una traiettoria politica: un partito alleato in tutt’Italia con uno dei partner del governo può realisticamente essere un vero competitor di questo governo?

 

Per il Pd, invece, il ragionamento dovrebbe essere diverso e mai come in questo momento il Partito democratico avrebbe l’opportunità (a condizione di non rottamare il suo passato riformista e di rinunciare al suo progetto di de-renzizzazione) di costruire un’offerta pubblica d’acquisto su tutto il pacchetto elettorale dell’opposizione. Eppure questo non succede. E la ragione la si può andare a ricercare in due problemi forse simmetrici: le parole che ancora non ci sono e i volti che ancora non ci sono.

 

Sul primo punto il tema è evidente e se vogliamo è il vero nocciolo del dramma dell’opposizione. Come si fa a essere alternativi se la propria identità viene declinata solo attraverso la politica dell’anti? Come si fa a creare un’alternativa al sovranismo, al nazionalismo, al populismo, all’euroscetticismo se l’alternativa tende ad autorappresentarsi semplicemente come una forza anti populista, anti sovranista, anti nazionalista, anti anti europeista? E come si fa a incarnare un’alternativa se quell’alternativa non riesce ad avere una parola per definire il suo essere alternativo? Condannare un’opposizione dopo appena sessanta giorni di governo è forse esagerato ed è possibile che quando l’autunno costringerà i populisti a doversi immergere nella vasca gelida del principio di realtà la museruola verrà messa da parte. Ma accanto al tema del “cosa” dire esiste anche un tema più delicato legato al “chi” avrebbe il dovere di dire qualcosa e su questo punto il dramma del Pd è ancora più evidente ed è legato a un pericoloso gioco di date nascosto in una formula birichina inserita nel testo approvato in assemblea il 7 luglio: “Per queste ragioni l’Assemblea nazionale avvia il percorso congressuale straordinario, i cui passaggi conclusivi verranno definiti dall’assemblea entro fine anno, in vista delle elezioni europee 2019”. L’incomprensibilità e la vaghezza di questo passaggio sono il vero dramma silenzioso e inconfessabile vissuto dal Pd ed è un dramma che coincide a un problema così sintetizzabile: ci si può permettere o no di eleggere un nuovo segretario del Pd prima delle prossime Europee? La logica porterebbe a dire che pensare di arrivare a un’elezione destinata a cambiare la storia del nostro continente affidandosi a una guida fragile, transitoria e non carismatica sia un errore che il Pd potrebbe pagare anche con la sua estinzione. Ma per quanto possa sembrare folle, l’inerzia è destinata a portare il Pd verso una decisione pericolosa. E alla fine tutte le anime in pena del Partito democratico potrebbe essere portate a sostenere una tesi di questo tipo: meglio non bruciare risorse preziose prima delle Europee, meglio non rompere l’equilibrio tra le correnti e meglio provare a guidare ciò che resta del Pd una volta misurato il valore di questa segreteria alle Europee. Non bisogna essere degli scienziati della politica per capire che affrontare una fase straordinaria come se fosse ordinaria è una pazzia che rischia di svuotare l’opposizione e di dare ossigeno al nuovo bipolarismo populista. Un Pd che decide di restare immobile fino alle prossime elezioni europee è un Pd destinato a morire. E un Pd che non rinuncia a morire oggi avrebbe il dovere di chiedere ai suoi pezzi da novanta di trasformare il partito non in una federazione di correnti ma nella vetrina dei nuovi concorrenti dell’alternativa.

 

La soluzione c’è. Un congresso subito, da fare a febbraio. Una leadership vera, non ordinaria, e una competizione tra i volti che forse più degli altri – insieme ai Renzi, ai Gentiloni e ai Calenda – in questo momento rappresentano le due anime di un centrosinistra possibile. Non due candidati premier, nel futuro, ma due capi partito: Nicola Zingaretti e Marco Minniti. Che cosa c’è ancora da aspettare?

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    30 Luglio 2018 - 17:05

    Purtroppo reputo la situazione del PD ancor più grave di quanto la si dipinga. Il PD non ha o sembra non avere più una base. Gli attivisti che un tempo erano il sale del partito si sono vanificati o peggio ancora sono migrati nel movimento di Grillo. Le federazioni locali tranne poche eccezioni sono nella confusione più totale. Mentre i pentastellati possono contare su decine e decine di radio private e piccole (alcune neanche tanto piccole) emittenti TV, il PD sta perdendo pure la RAI. Insomma, o si danno una svegliata subito oppure non si riprenderanno più. Fra dieci mesi scarsi ci saranno le elezioni europee che saranno decisive per l'Unione. L'opposizione deve organizzarsi subito e iniziare a rodarsi oppure sarà il governo giallo-verde a governare per i prossimi trent'anni.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Luglio 2018 - 12:12

    Fuori dai nominalismi. Forse non è chiaro cosa s’intenda per democrazia dirette e come la si pratichi. La dimostrazione concreta, inequivocabile, la trovate nel metodo adottato per l’incontro, dovrebbe essere quello decisivo, con l’Arcelor Mittel, per comporre le ultime questioni rimaste aperte. Al tavolo: il Governo e i ministri competenti per il caso, lavoro, sanità, tutela dell’ambiente, sindacati con le varie sigle, in rappresentanza delle forze sociali. Bene, per la democrazia diretta non è sufficiente, sono state invitate anche 62, sessantadue, associazioni ??? di cittadini. Si sono voluti introdurre elementi di incompetenza, di emotività, di rancore e di politicizzazione populista. Già, forse sfugge, ma la democrazia diretta è il populismo elevato ad n. DD = P n Strano ma accade: nella foga della dialettica, s’ignora, si perde o si stravolge la semantica. La dottrina dei significati propri delle parole. Il suicidio è lì. Ed è culturale.

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  • stearm

    30 Luglio 2018 - 10:10

    Io mi chiederei una cosa: come si può pretendere che le opposizioni possano prendere più del 20% in questo momento storico? Ma ci parlate con la gente? Io ormai evito le persone. Mi direte che magari c'era da aspettarselo e che anzi è stato un miracolo aver rimandato ad oggi l'ascesa al potere delle forze attualmente al governo. Lo stato confusionale che bisognerebbe analizzare non è quello delle opposizioni, ma della stragrande maggioranza del popolo italiano. Un aneddoto: durante una grigliata mi sono trovato in mezzo ad una discussione surreale sull'ipotesi casaleggiana di eliminare il Parlamento. La discussione verteva sul fatto che in fondo, secondo il parere dei presenti, è il governo che promulga le leggi e quindi il Parlamento è ridondante. Ora quale è il punto fondamentale: che se un Casaleggio si crede a livello di un Toccqueville, allora l'italiano medio (di cui Casaleggio è un esponente) pensa pure lui di essere Tocqueville. Senza nemmeno sapere chi è Tocqueville.

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    • guido.valota

      30 Luglio 2018 - 19:07

      Centro in pieno. E ora che si fa? Uno dice: questi sono persi, ai prossimi insegniamo a leggere. Ma la pubblica istruzione sta sfornando altre generazioni di analfabeti funzionali prontissimi a credere alle scemenze del primo Grillo che passa, e le prossime promettono ancora peggio dopo l'infornata di docenti secondo il futuristico criterio della graduatoria. Non è affatto consolatorio neppure prevedere che i sindacati padroni incontrastati della PI verranno cannibalizzati dalle loro orride creature. Comunque l'italiano medio non esiste, è solo una figura retorica. La realtà è una media matematica di Trilussa, forse proprio nelle proporzioni che indicate in diversi: Pareto, Lei quando butta lì realisticamente un'opposizione al 20%, Di Mauro e le rilevazioni che stimano almeno all'80% l'analfabetismo funzionale in Italia.

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    • Giovanni Attinà

      30 Luglio 2018 - 16:04

      Il problema è culturale e purtroppo la gente in generale e anche le nuove generazioni ignorano le norme di educazione civica , che da 40 anni avrebbe dovuto essere studiata come materia legata alla storia. I sindaci si affannano a regalare la Costituzione ai 18 enni, ma sono pochi a leggerla. Poi altre considerazioni porterebbero a considerazioni ultra reazionarie.

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  • Giovanni Attinà

    30 Luglio 2018 - 09:09

    Caro Cerasa, tutto condivisibile quanto scrive, ma lo stato confusionale del Pd e delle opposizioni in generale non danno segni di ravvedimento sul come fare l'opposizione, vista anche la passerella televisiva dei soliti nomi che ripetono sempre le stesse cose. Vale anche per le dichiarazioni ai giornali e per le posizioni sui social, dove per il vero vale la valutazione negativa anche per i post dei politici, non solo per i tanti scritti di semplici cittadini, che non approfondiscono i problemi.

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