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Il porno online fa male

In America un dipendente della United States Geological Survey ha guardato un video pornografico dal computer aziendale e ha  infettato l'intera rete informatica. Scopriamo i rischi di questi siti

1 Novembre 2018 alle 11:53

Porn Cyber Security

I numeri del porno sono da sempre impressionanti. Nel 2017, Pornhub, uno dei siti porno più diffusi e conosciuti, aveva una media di 81 milioni di visitatori al giorno, stiamo parlando di oltre 28 miliardi di visitatori in un anno.

 

E in Italia? Nella top 30 dei siti più visitati in Italia ad agosto 2018, ci sono almeno 3 siti porno. L'era digitale ha sdoganato il settore della pornografia. Il sesso si è trasformato da "taboo" a fenomeno di intrattenimento. Il sesso vende, genera business, un’opportunità anche per i Criminal Hacker.

 

A ottobre, un dipendente dell'agenzia federale della United States Geological Survey è riuscito ad infettare l'intera rete informatica governativa guardando video porno dal computer aziendale. Lo United States Geological Survey (USGS) è un'agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti. Un’agenzia che studia e analizza il territorio del paese e identifica i possibili pericoli che minacciano le risorse naturali. Il dipendente in questione aveva visitato circa 9.000 pagine di siti porno molte delle quali russe. Queste, alla fine dei conti, contenevano un malware, un virus. Nello specifico, il virus in questione era della famiglia dei rogue. Sono conosciuti come FraudTool (strumenti di frode). Fingono di essere un programma innocuo ma in realtà, una volta "innescati", rubano le credenziali e i dati della vittima. Stiamo parlando di dati di accesso a siti porno ma non solo, accessi ai social network, siti a pagamento, ecommerce,... e anche homebanking. Appaiono come banner che ti avvisano che il tuo PC è infetto, lento o che non può riprodurre un "particolare" video. Tutti avvisi falsi, creati con il solo scopo di ingannare l'utente e invitarlo ad installare uno specifico software: un software malevolo: il malware rogue.

 

Quello appena descritto è un caso sicuramente eclatante ma il fenomeno è estremamente diffuso.  

 

Porno DataBreach  

 

Dal 2016 sono stati rubati più di 72 milioni di credenziali di accesso a Siti Web per adulti. Il Data Breach del settore più eclatante è stato quello relativo al sito AdultFriendFinder con oltre 400 milioni di credenziali sottratte dai Criminal Hacker. Tutti dati (nomi, email, info) che sono poi state resi pubblici direttamente sul web. Ma non è l'unico caso. La carrellata di data breach relativi al mondo del porno online è estremamente ricca e sono stati tanti i dati sottratti e poi resi pubblici, solo per citarne alcuni:

- Cams.com: 62,6 milioni;
- Penthouse.com: 7,1 milioni;
- Stripshow: 1,42 milioni;
- XHamster: 380 mila;
- Brazzers: 791 mila .

  
Il Porno online fa male 

  

Tutti i dati sottratti vengono generalmente resi pubblici. I vari utenti saranno quindi costretti a dover "gestire" e giustificare anche la propria presenza in questi database. Ma non finisce qui.... potranno anche essere oggetto di ricatto e in alcuni casi potranno trovarsi addebiti non autorizzati sulle proprie carte di credito o lo stesso conto corrente svuotato.

top siti visitati

Gli account e le credenziali, ovviamente, vengono venduti anche nel Dark Web. Gli account più diffusi nel mercato nero di Internet sono quelli di Naughty America, Mofos, Brazzers, Pornhub e Reality Kings. Il prezzo medio di questi account? Mediamente vengono venduti a un decimo del loro valore reale, tenendo in considerazione che il valore medio per l'accesso illimitato annuale a questi siti di aggira intorno ai 120 dollari l'anno.

 

Porno online Sicuro?

La prima risposta sarebbe quella di evitare. In realtà, le tecniche usate dai siti porno online sono le stesse adottate da molti siti e in tanti e svariati settori. Le conseguenze sono di fatto le stesse di qualsiasi attacco malevolo. Per tutelarci dai malware e dalle frodi informatiche è sempre opportuno:

1. Utilizzare solo siti affidabili;
2. Non installare applicazioni da fonti sconosciute;
3. Non inserire i dati delle carte di credito su siti non affidabili;
4. Prestare attenzione agli attacchi di phishing;
5. Utilizzare un software antivirus aggiornato.

Pierguido Iezzi

Pierguido Iezzi

Da sempre mi interesso di CyberSecurity e Digital Innovation. Sono laureato in Scienze dell’informazione e ho avuto la fortuna di operare a livello nazionale e internazionale in grandi contesti aziendali. Sono Founder di diverse startup, tra cui Swascan, la prima piattaforma di servizi di Security Testing completamente in cloud. La mia frase è “Ognuno di noi è le risposte alle domande che si pone”.

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