Marco Simoni, presidente di Human Technopole (foto LaPresse)

Human Technopole, la “startup” della medicina personalizzata. Cosa fa

Eugenio Cau

Così sarà possibile trovare il modo per prevenire l’insorgere delle malattie

Per molto tempo si è parlato di Human Technopole, il centro di ricerca italiano con sede a Palazzo Italia, là dove c’era il padiglione italiano all’Expo del 2015, soprattutto in relazione alle polemiche che lo hanno investito. Il suo approdo a Milano, con la riconversione complicata e difficile dell’intera zona Expo, il suo rapporto non sempre pacifico con il mondo della ricerca, la discrepanza tra il progetto finale, che è enormemente ambizioso, e una realtà che per ora è tutta da costruire. Paradossalmente si è parlato poco di quello che si farà – e che in parte già si fa – a Human Technopole (d’ora in poi HT). Una delle ragioni è che HT è ancora una startup. “Abbiamo nominato, dopo un processo di selezione durato oltre un anno, i primi sette scienziati leader, oltre al direttore Iain Mattaj, che viene dallo European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg. Inoltre hanno cominciato a ospitare il lavoro di alcuni dottorandi, in collaborazione con il mondo universitario”, dice al Foglio Marco Simoni, presidente della fondazione che gestisce il centro di ricerca. Abbiamo incontrato Simoni all’Ey digital summit, il forum sull’innovazione organizzato dalla società di servizi professionali e di consulenza Ernst & Young.

 

Quelli di HT sono numeri da startup, appunto, anche se ciascuno degli scienziati prescelti ha un peso specifico notevole, un curriculum folto e ha alle spalle un processo di selezione serrato. “Ciascuno di loro sarà a capo di uno dei sette settori di ricerca, e avrà il compito di creare una squadra d’eccellenza”. Anche il centro di ricerca è letteralmente in fase di costruzione, e i progetti sono ambiziosi. “La prima pietra di Palazzo Italia è stata posata nel novembre del 2014”, dice Simoni. “Poi, dopo l’Expo, è cominciato un processo di ristrutturazione di tutte le strutture che è terminato due anni fa. Adesso a Palazzo Italia c’è spazio per uffici e per laboratori leggeri, qui ospiteremo tutta la parte amministrativa della fondazione e i primi scienziati computazionali. Lì accanto tra un altro anno ci saranno i laboratori di genetica, microscopia, neuroscienze, ospitati in padiglioni di Expo ristrutturati ad hoc. A dicembre inoltre si conclude il concorso aperto per la costruzione di un nuovo palazzo di fianco a Palazzo Italia che sarà più o meno il doppio come dimensioni”. L’intero complesso ospiterà, alla fine, 1.500 persone, di cui la stragrande maggioranza scienziati. La data prevista per il completamento del progetto è il 2024.

 

Cosa faranno questi scienziati? – e cosa stanno facendo già ora? “Lo scopo di HT è quello di lavorare per la medicina personalizzata”, dice Simoni. “L’ultima frontiera è quella di avere una cura non per una classe di malattie, ma per la singola malattia che viene alla singola persona. Questo perché si è scoperto che tantissime malattie, specie quelle più complesse, hanno origini genetiche. Dentro a HT ci sono tante specialità come neuroscienze, genetica, biologia strutturale, biologia computazionale, big data con l’obiettivo di lavorare per la medicina personalizzata su una grande quantità di malattie, dalle malattie neurodegenerative ai tumori”. L’obiettivo inoltre non è soltanto la medicina personalizzata, ma la prevenzione personalizzata. Mediante il sequenziamento del genoma sarà possibile trovare il modo per prevenire l’insorgere delle malattie, “e questo non succederà tra sessant’anni forse, succede tra dieci anni sicuramente”. Per questo però serve l’intelligenza artificiale e servono i celebri big data, a cui HT sta dando gran peso, con la costruzione di data center e supercalcolatori.

 

La speranza di HT è quella di poter generare un ecosistema virtuoso in cui il centro di ricerca, che è una fondazione di diritto privato nata su impulso del governo, riesce a generare collaborazione con gli altri centri di ricerca e con l’industria. “L’obiettivo di massima è che ogni euro investito dal pubblico ne genera almeno un altro di ricerca privata, o proveniente da fondi competitivi”, dice Simoni.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.