cerca

C’è vita in Forza Italia? Sì, ma oltre la Lega e lontano da Toti e dal Pd

Intervista doppia ai (neo) vice coordinatori Tatarella e Perego. Non basta dare la colpa al M5s, servono idee e gente nuova

4 Novembre 2018 alle 06:00

C’è vita in Forza Italia? Sì, ma oltre la Lega e lontano da Toti e dal Pd

La chiusura della campagna elettorale di Forza Italia in Lombardia lo scorso marzo (foto LaPresse)

Forza Italia è ai minimi storici. Lega e Cinque stelle governano a Roma. Nella base (e non solo) c’è un senso di scoramento. Alcuni europarlamentari progettano nuove avventure in altre formazioni. Così i due vice coordinatori azzurri, nominati in Lombardia da Mariastella Gelmini, potrebbero sentirsi come il Re Teodoro di Paisiello: “Senza soldi e senza regno brutta cosa è l’esser re”. Invece, Matteo Perego di Cremnago (che peraltro è vice vicario) e Pietro Tatarella (da Baggio), affrontano il cimento senza indugi e senza sconforto.

 

“Parliamoci chiaro – attacca con il Foglio Pietro Tatarella – Io credo che non dobbiamo aver paura di dire quel che pensiamo sulla Lega. Chi non parla lo fa solo per motivi personali, ma non politici e ideali: pensano che se rimarrà solo Salvini le carriere personali sono finite. Invece dobbiamo dircelo anche se fa male: chi invoca il ritorno di Salvini nel centrodestra non ha capito che lui preferisce stare con il M5s piuttosto che con noi. Evitiamo di fare i mariti cornuti che girano la testa dall’altra parte mentre la moglie li tradisce, sperando in un ritorno di fiamma”. Insomma, Forza Italia è pronta per il Partito democratico? “Non si può più chiamare partito, quello – chiosa Matteo Perego – E’ una lotta fratricida perenne, pensa più alla struttura interna che altro. Proprio per questo non ci può essere una dialettica tra noi e loro: loro non hanno output politico. Il problema è che sembriamo vicini perché entrambi ci opponiamo al governo. Ma avere nemici in comune non fa diventare amici. Sono molto sereno sul fatto che noi abbiamo uno spazio politico. La Lega in questo momento rispetto a noi parla una lingua diversa: dobbiamo capire se lo fa perché ha mutato la sua natura o perché lo fa strumentalmente per tenere su il governo”.

 

Ecco, appunto, l’opposizione: “Continuiamo a fare un’opposizione nella quale diciamo che sui temi economici il governo sbaglia, e diamo tutta la colpa al M5s. Di Salvini invece preferiamo pensare alla vocazione alla sicurezza. Dobbiamo essere seri, dobbiamo chiedere a Salvini: quanti sono i rimpatri da quando fai il ministro? Non basta andare a San Lorenzo: questo dobbiamo dire a Salvini. Lui è il ministro dell’Interno, i problemi li deve risolvere. Lui avrebbe detto la stessa cosa che invece noi non diciamo, se ci fosse stato al Viminale uno di Forza Italia. Perché invece noi diamo tutte le colpe al M5s e nessuna a Salvini?”, spinge sull’acceleratore Tatarella. Perego argomenta: “Se noi esistiamo come Forza Italia, ed esisteremo domani, è perché abbiamo un nostro elettorato che non corrisponde né al Pd né alla Lega. Certo, ci sono tante affinità con la Lega prima che stringesse l’alleanza con il M5s. Il problema è che hanno completamente sconfessato le proprie politiche economiche. Dove è finito il partito dell’Autonomia di Lombardia e Veneto? Noi siamo storicamente, anzi fisiologicamente, alleati con la Lega. Loro sono incoerenti e hanno stravolto il loro credo”. Il Pd rimane però una bella tentazione. “Eh, sul Pd bisogna dirselo – spiega Tatarella – che noi abbiamo fatto una legge elettorale e ci siamo mossi negli ultimi mesi prima del voto, e vorrei dire ben chiaro che non parlo di Berlusconi, sperando in un risultato che avrebbe portato all’accordo con il Pd. Questa legge elettorale era studiata per quello. Così come una parte della Lega sperava di governare con i Cinque stelle. Quello che è successo è che gli elettori hanno premiato un accordo Cinque stelle-Lega. Era tutto previsto. Non si può fare quelli che non lo sapevano, perché non è vero: la classe dirigente di Fi lo sapeva eccome”. I problemi della classe dirigente, vecchio refrain. “Analizziamo la situazione con freddezza: viviamo nell’epoca della propaganda e delle fake news. Queste hanno influenzato la politica italiana. Però dobbiamo accelerare su un processo di rinnovamento, una amalgama giusta tra la classe dirigente attuale e quella che deve emergere. Ma la verità è che dobbiamo proporre qualcosa di nuovo. C’è bisogno di un maggiore ricambio generazionale. La classe dirigente in questo momento si deve interrogare e dirsi che continuare così non va bene. Già in Lombardia, con i due vice, è un segnale. Gli altri coordinamenti regionali sono stati rinnovati tutti – spiega Perego, che poi punta molto sul modo di comunicare – Vorrei portare un po’ di novità nella comunicazione, intesa come uso dei social network soprattutto. E’ uno strumento che ad oggi non abbiamo presidiato nella maniera ottimale. Questo partito già solo aprendosi alla comunicazione digitale può ottenere grandi risultati”.

 

Da Tatarella arriva una proposta concreta: “A marzo Forza Italia compie 25 anni. Io credo che sia il momento per celebrare quello che abbiamo fatto negli anni passati. Venticinque anni non si cancellano. Secondo me Forza Italia può avere di fronte altri 25 anni, e quindi l’appuntamento di marzo può essere fondamentale per guardare indietro non con nostalgia, ma per rivitalizzare i nostri valori e puntare avanti. Guardiamo avanti, o sarà vero che in Forza Italia c’è da una parte la vecchia classe dirigente e dall’altra Toti che attacca. Invece la verità è che tra Toti e la classe dirigente ci sono migliaia di amministratori locali che non hanno nulla da farsi insegnare né da Toti né da quelli che Toti attacca”. E ancora: “Berlusconi, che è un mago nel marketing, dovrebbe valutare anche un restyling al logo di FI, lasciando il nome. Deve dare energia a un marchio che ha 25 anni”. Infine, su Toti e Stefano Maullu, l’europarlamenetare milanese vicisio alle idee di Toti, Tatarella è durissimo: “Hanno fatto una manifestazione a Milano e ho fatto fatica a capirne l’obiettivo. Vogliono uscire dal partito o non vogliono uscire? Mi è sembrato di rivedere Fini e Bocchino, ma con una differenza. Questi hanno meno palle. Almeno quelli le palle per andare via le hanno avute davvero”. Perego aggiunge il carico: “Non mi piace lavare i panni sporchi in piazza come fa Toti. Non si capisce che cosa voglia fare. Uno schieramento con la Meloni? Andare più a destra della Lega vuol dire andare contro il Dna di Forza Italia. Certo, alcune sue osservazioni sono legittime. Le facciamo tutti però, non solo lui. Mica è il mago Merlino, Toti. Mi sembra uno che vuole destabilizzare pro domo sua. Che poi non si capisce neppure quale sia casa sua…”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi